domenica 14 maggio 2017

REPORT USCITA DI DOMENICA 14 MAGGIO

Partecipanti: Claudio Forcella, Greppi Maurizio, Lisa Squillace, Nicolò Falgari, Laura Rescali


Per domenica 14 maggio avevamo organizzato un'uscita molto tranquilla scaccia-ruggine e di allenamento in previsione del lavoro con Uniacque e per consentire a Lisa di riprendere pian pianino un ritmo accettabile. Inizialmente dovevamo essere solo io, Lisa e Claudio con lo scopo di arrivare fino al ramo Fossile e tornare indietro. Nelle due precedenti occasioni eravamo arrivati rispettivamente al P55 (io, Lisa, Claudio) e fino a Ciclopico (io, Lisa, Claudio, Fabio G., in quest'ultima occasione con prelievo di campioni di acqua da Ciclopico per effettuare prove di visibilità con tracciante con acqua prelevata effettivamente dalla grotta).

Il giorno prima si aggiunge Nicolò e, all'ultimo momento, del tutto imprevista, anche Laura R.

Le condizioni idriche sono preoccupanti viste le copiose precipitazioni dei giorni precedenti ma quando arriviamo in valletta al parcheggio ci rendiamo conto che l'uscita si potrà fare senza rischio alcuno anche se la grotta sarà sicuramente molto bagnata...Il meteo è comunque in netto miglioramento, non è prevista pioggia ed anzi un bel sole ci accoglie durante i preparativi.

Capiamo subito che non è giornata quando io mi accorgo di aver dimenticato nel box il mio pettorale con maniglia e pedale annessi...invito quindi gli altri a precedermi, io dovrò andare a Solto nel box per riprendere il materiale. Arrivato nel box mi accorgo che pettorale e quant'altro erano caduti su uno zaino senza fare alcun rumore metallico...nel trambusto mattutino nel recuperare materiali e attrezzature mia e di Lisa non me n'ero accorto.

Torno a Fonteno, arrivo in valletta, mi cambio ed entro in Bueno Fonteno. Situazione idrica da lavaggio completo con i primi due pozzetti che schizzano e nebulizzano per bene tutto l'ambiente. Raggiungo gli altri che, con buoni ritmi (poco più di un'ora) erano nel frattempo arrivati all'inizio del P55.

Purtroppo si erano verificati altri due imprevisti. Laura si accorge di aver dimenticato un bloccante (Claudio ne aveva portato uno in più per sicurezza, nel caso ne avevo altri anche per eventuali paranchi), invece a Nicolò si apre un cosciale dell'imbrago al secondo frazionamento sul pozzo e una delle due fibbie metalliche precipita nel vuoto. Claudio interviene prontamente dall'alto, lo risistema alla bellè meglio con un cordino e tornano su.

Quando io arrivo, il tutto era avvenuto da poco e insieme condividiamo che non ha alcun senso rischiare con un imbrago in condizioni non ottimali (e sicuramente scomodissimo nella progressione), anche alla luce della situazione idrica piuttosto impegnativa. La giornata è solo all'inizio e quindi può essere salvata in qualche modo con altre attività.

Nel rientrare, constatiamo con vivo piacere lo stato di grazia di Laura: non c'è niente da fare, la classe non è acqua, velocissima, precisissima, anche su corda, come se fosse entrata in grotta il giorno prima e non due anni prima. Sappiamo che è una sorta di talento naturale, ma onestamente pensavo che la mancanza di allenamento potesse averlo appannato...cosi non è e la cosa non può che far piacere. Soprattutto in prospettiva vista la mole di impegni che attende l'associazione.

Usciti io e Claudio ci confrontiamo sul ventaglio delle possibilità e condividiamo che può aver senso indagare due ingressi noti da sempre subito sotto al parcheggio: "Buco Ziglioli" e "Risorgenza Parcheggio".

Nicolò si concentra su "Risorgenza Parcheggio" (esce tantissima acqua), Laura e Claudio su "Buco Ziglioli", Lisa si riposa e si asciuga al sole e io faccio la spola tra i due potenziali ingressi per supportare le due squadrette. Ad un certo punto Nicolò sposta un sasso in strettoia a 2 metri dall'ingresso e ci avvisa di una forra attiva di buone dimensioni subito al di là.

Avviso gli altri e ci dedichiamo ad una inaspettata e interessante esplorazione che davvero non ci attendevamo. Entrando ci si trova effettivamente in una forra- meandro con altezza media di 1,80 m e larga 1,5 percorsa da un bel corso d'acqua. Procediamo tra strettoie e punti concrezionati per qualche decina di metri (classico andamento meandriforme) per poi imbatterci in una piccola saletta di crollo senza apparente movimento d'aria. Ci dedichiamo ad un'impegnativa operazione di disostruzione finchè il passaggio si allarga e ci consente di guardare oltre: purtroppo l'ambiente stringe ulteriormente su colata concrezionale e al momento dobbiamo desistere.

A quel punto noi usciamo mentre Claudio si propone per l'effettuazione del rilievo, supportato da Laura che si offre a sua volta volentieri. Claudio, opportunamente attrezzato come solo uno speleo del ventunesimo secolo può essere, si prodiga nel rilievo di poligonale, sezioni e numerosi punti che descrivono i volumi interni, riportandoli direttamente sul tablet collegato al Disto X in suo possesso. Il tutto in condizioni quasi proibitive viste le dimensioni degli ambienti, le strettoie, il fango e la molta acqua. Il risultato è stupefacente: vediamo il rilievo dettagliato con pianta e sezione completa ancora prima di toglierci il casco!

La grotta probabilmente non merita grandi approfondimenti ma sicuramente aggiunge un tassello alla conoscenza dell'area.

Sicuramente una bella uscita, divertente e impegnativa quanto basta, con una interessante scoperta a 30 metri dalla macchina.

Maurizio Greppi


giovedì 20 aprile 2017

Portobello

 

Giovedi  finalmente siamo riusciti a far entrare in Bueno il mitico Cerro. Da anni desideravo che il suo occhio vedesse il carsismo direi abbastanza imponente del sottosuolo fontenico.

 Buona squadretta: Max, Nicola, Nicolò,  Kraus, Cerro e Cerre (Roby e Jack) e Kraus. Quindi, dopo una preparazione di Kraus ai ragazzi negli ultimi mesi sulla progressione in corda, questa era la volta di toccare con mano una bella scarica di armi di diverse fatture. Il secondo obiettivo, non meno importante, era di fare foto a Portobello, perché ne eravamo carenti. Su facebook Nicola ha pubblicato un bel po' di foto veramente belle. Bene. Foto nuove non guastano mai. In generale tutti procedono speditamente sui passaggi, e con buona destrezza.

Le imbragature, ancora non personalizzate, ovviamente non hanno reso tutto nella miglior naturalezza.Comunque, Jack, Nicol e Roberto erano ben assistiti.Il giro è durato poco più di 8 ore se non sbaglio (o forse 9). 

Abbiamo sostituito una pedalina lesionata sul tiro in vuoto di Fonteno Beach, e Anaconda potrebbe essere un lavoro da portare a termine con ancora un giro di malta a presa rapida. Le dighe ancora perdono e quindi i tubi, che potrebbero funzionare perfettamente, non drenano in maniera ottimale. (In generale, anche a Fonteno Beach il sistema tubi sta cedendo, e quello sul P25 è tranciato).A Portorotondo ci sono già corda e moschi con placche inox (5 o 6), per fare a nuovo l'armo sulla cascata, ancora bruttino nella sua fattura: al prossimo passaggio lo risistemeremo.

 Il tutto poi è terminato con abbuffata doverosa da Mama Burghy, post grotta ormai quasi di rito dopo le ultime scorribande.

Max

sabato 8 aprile 2017

Varuna e Naga

Nel week end appena trascorso, abbiamo concentrato l'attività in zona  Valle del Diavolo (M. Torrezzo).


Sabato 8

Siamo saliti al pomeriggio: Max, Nicola, Monia, Jack, Nicola, Yanni e la mamma di Nicolò.

Destinazione: Varuna, il nuovo ingresso aperto martedi notte da me e Nicola.

La disostruzione ha preso una piega detritica non indifferente perché il fondo del pozzetto da cui arriva aria, è zeppo di materiale. Gran parte di esso viene spostato in alto, in un terrazzino soprastante, ma il passaggio è lontano. Una finestrella laterale ha un pozzetto parallelo che scende ancora qualche metro, ma non largo. L'aria arriva gelida da ogni parte e dal basso, e merita di essere seguita. Ma è necessario disostruire e asportare materiale.

La temperatura misurata in uscita all'ingresso ha un picco di 6,9 gradi, che non è indifferente, vista la stagione e considerato che all'esterno i gradi erano circa 13. Il flusso si avverte a "ciuffo d'erba che vola". In estate uscirà il vapore da li...

Una trentina di metri sopra, troviamo un nuovo interstrato (Inter) con meandrino che entra per oltre 5 metri, ma è da disostruire e senza flusso d'aria avvertibile.

Decidiamo cosi verso le 21 di rientrare, per tornare il giorno dopo.


Domenica 9

Torniamo sul posto: Nicola, Monia, Max e Nicola in tarda mattinata.

Lo spazio prevede la presenza di due persone alla volta nel pozzetto, per cui ci dividiamo, e mentre Monia ed io ci cambiamo per entrare in Varuna, i due Nico girano per paretine a caccia di eventuali altri ingressi. La zona non l'abbiamo mai girata metro per metro, e l'aria di Varuna ora parla chiaro. Ma è bene girovagare anche per paretine...

Nemmeno il tempo di entrare, che echeggiano urla disumane da monte. Dalle urla pare proprio che Nicolò abbia trovato un ingresso veramente notevole. E quindi, convinti, portiamo su tutto il materiale da scavo.

Il nuovo ingresso, battezzato Naga, si presenta come un interstrato in paretina, di 1x1,5 m che maschera un condottone freatico intasato da terra. Aria in uscita avvertibile, ma non gelida come Varuna. Il tubo freatico è bellissimo, e prosegue per una ventina di metri, fino a fermarsi di fronte a uno scavo da affrontare con gli arnesi giusti. Lateralmente, uno sfondamento butta corrente d'aria.

Iniziamo quindi a rendere tutto il cunicolo più comodo, in vista dello scavo che proseguiremo prossimamente. Quindi per la prima metà svuotiamo quanto più possibile, rendendo praticamente gattonabile i primi 10 metri di condotta, su terriccio morbido.

Ancora due cavità interessanti per il catasto, oltre a Cuadrado, con carte in regola per crescere.

Vista la pesantezza dei vari materiali, scendiamo poi fino a lago, trovando ancora ingressi interessanti nel passaggio dal Calcare di Sedrina alla Dolomia a Conchodon (ora Formazione dell'Albenza), ma rimandati, compresi alcuni ingressi segnati SVT nei primi anni di PS.

Torniamo a S. Fermo con la seconda auto rientrando verso le 20.

Max

sabato 25 marzo 2017

Nueva Vida - Finestrone pozzo dell'infinito


Ieri sera Nicola ed io siamo entrati in Nueva intorno alle 21. Ci siamo diretti sul P170 con l'idea di continuare l'esplorazione nel ramo del Finestrone posto a circa 50 metri sotto la partenza. La speranza era di finire nel ramo fossile e poi scendere il P=100 parallelo facendo pendoli per raggiungere le finestre con i due fiumi ignoti. Il ramo visto per pochi metri la volta precedente, un po' ostico e per nulla agevole e con i due soliti bei sacconi,più il rilievo da fare, sapevamo già che le fatiche erano assicurate. Ma anche il divertimento

Quindi esploriamo rilevando, ahimè senza distox e quindi "alla vecchia".

Rileviamo un groviglio di ambienti, abbastanza  fangosi per un totale di 120 metri, ma del ramo fossile nemmeno l'ombra. Vedremo poi a casa che il rilievo punta da tutt'altra parte, e il ramo percorso da notevole aria che arriva dal basso. Ci sono ancora prospettive di prosecuzione, in ambienti altissimi ma da allargare per alcuni passaggi.

Alla fine, rifare il giro da sopra per tornare sul P100 ci avrebbe fatto uscire troppo tardi. Cosi siamo usciti in tarda mattinata.

Non paghi, abbiamo girato un po' per la valletta fino aInterstrato, trovando ancora ipotetici ingressi da aprire.

Tra questi, uno sembra valido, ma siccome eravamo abbastanza "marci" e quindi infreddoliti e bagnaticci, lo rimandiamo alla prima uscita utile, chiamandolo "Cuadrado", a causa di un bel balocco quadrato che avrebbe dovuto per forza franare per farci infilare la testa e vedere come prosegue.

Nueva si avvicina sempre più al decimo chilometro.


Max 

sabato 11 marzo 2017

Immersione Salsa rosa

 Abisso Nueva Vida

Entriamo sabato mattina con una squadra nutrita composta da: Max, Fabry, Monia e Nicola,e accompagnata da 2 soci dello SCO (Max Gelmini e Davide Leri) e 4 del Gruppo Mantovano (Nicola Carra, Davide Bettoni,Paolo e Roberto Sassi)

Obiettivo: proseguire l'esplorazione speleosub nel sifone di SalsaRosa, fatta la prima volta da Fabry a fine aprile 2015, con supporto del GG Brescia

Al campo ci sono già le bombole, portate ultimamente, mentre al sifone altro materiale. Non siamo stracarichi, nel senso che ognuno ha un sacco bello.Il numero di persone ci aiuterà a portare fuori il giorno dopo la spazzatura e altro materiale inutile A noi toccherà corda e altro. Metà del gruppo uscirà subito dopo l'immersione, altri 5 si fermeranno al campo per uscire domenica.

A parte l'incidente della Lada abbandonata a Fonteno, si entra con almeno due ore di ritardo rispetto al programma La progressione è più lenta, dovuta chiaramente al numero di persone. Chi entra in Bueno la prima volta poi non può che rimanere ad ammirare, e quindi anche per questo si va più tranquilli e ciceronici. Nei tempi giusti arriviamo al campo, ci si rifocilla e poi tutti verso i fondi e il sifone

Solita caciara prima della vestizione, e poi altra caciara con le dita incrociate per Fabry, molto deciso a proseguire l'esplorazione. Si immerge munito di Go Pro: stavolta vogliamo vedere anche noi l'immenso che ci ha descritto.. Dopo i soliti interminabili minuti (circa una mezz'ora) riemerge, raccontandoci di aver superato un tratto di galleria intasata in salita (dopo i 70 metri della precedente fino a -18 metri), per finire in una grande sala con bivii e vie sparse, e dopo aver sagolato altri 70 metri circa.Ancora una volta, le bombole portate non sono sufficienti a perseguire. Serve un rebreather.

Poi si fa serio e ci comunica che "qualcuno" è stato a Salsa Rosa dopo di lui, e ha proseguito per 30 metri  il cunicolo in salita, lasciando una sagola metrata diversa dalla sua. Il misterioso speleosub che chiameremo "Ignoto 1" si è poi fermato prima della sala, e da li Fabry ha proseguito. Ignoto 1 ha poi fatto franare molto materiale, quasi a occludere il passaggio, e quasi coprendo la sagola del misfatto. Probabilmente attrezzato per uscire velocemente dall'altra parte, non si aspettava la grande sala, e ha dovuto desistere trenta metri dopo.

Il morale generale è andato a terra in un colpo. Ci siamo fatti chiarire per bene i vari dettagli, sapendo che, comunque, tutto e' stato ripreso sott'acqua. Inutile comunicarvi la rabbia e il fastidio per questa sporcata. Ognuno ha detto la propria, tra lo sgomento di giovani leve, partecipi di un fatto che sporca la speleologia e chi la fa seriamente.

In un silenzio irreale, siamo tornati tutti al campo con molta  difficoltà festeggiare, nonostante Fabry si meritasse qualche complimento in più. Lascio a ognuno di voi le relative considerazioni e conclusioni.

La squadra notturna è uscita in tarda mattinata.  Max, Monia e Nico (e 6 sacchi) sono usciti verso le 19 assieme a due mantovani

Un bravo a tutti e a Fabry per il risultato esplorativo, che comunque va avanti.

Max


domenica 12 febbraio 2017

Ricerche a Parzanica


Report sull'uscita imbastita quasi all'ultimo da Vez e dal sottoscritto domenica scorsa. Non avendo gran tempo a disposizione e, almeno per quanto mi riguarda sicuramente fuori allenamento, si decide per qualcosa di esterno. Il ventaglio di scelte, come noto, ampio, ma decidiamo di recarci in quel di Parzanica per verificare una segnalazione fattami dal buon Wainer Pasinelli. Qualche giorno fa mi aveva parlato di un buco lato strada apertosi in corrispondenza di un tratto della provinciale dove a breve dovrà fare dei lavori con la sua impresa (zona Loc. Squadre). L'urgenza della verifica legata al fatto che, in assenza di nostre indicazioni, nel fare i lavori lui chiuderà (al massimo entro un mese).

Il buco più che un semplice...buco...è un vero e proprio ingresso (!!!) di una grotta, proprio sulla strada, al punto che volendo ci si potrebbe cambiare in macchina ed entrarvi dal finestrino...Sezione 1,5m (altezza) x 80cm (larghezza), un vero e proprio invito a nozze, soprattutto per chi come me a digiuno di "emozioni forti" da un bel po e anche in considerazione del fatto che appena un metro oltre l'ingresso sono visibili delle concrezioni e nero...Aria? Moltissima!!! Con l'erba e le foglie che sbattono, tanto per intenderci. In assenza di anemometro posso fare le seguenti considerazioni: - la sezione di certo non piccola. - la temperature esterna (circa 10C quasi primaverile). Si può affermare che il flusso d'aria presente (in uscita, quota siamo sugli 850 mslm, ingresso meteoalto) è sicuramente significativo. Notiamo a fianco dell'ingresso una targhetta delle Nottole da cui si evince che hanno aperto ed esplorato la cavità già nel 2015. L'ingresso si trova proprio di fronte al cippo KM8 e a distanza di una decina di metri da un fronte già noi noto di buchi soffianti, a conferma della sicura presenza di un reticolo carsico nei "paraggi". Segnalo che la quasi totalità di quei buchi sono stati chiusi di recente causa costruzione di un muro di contenimento.

Visitiamo la grotta, che a occhio e croce si sviluppa complessivamente per una ventina di metri, con un ramo alto "a monte" che stringe dopo una decina di metri abbastanza ampi e privo di aria, ed un ramo a valle (che va verso il basso) quasi subito stretto ed impossibile per i fisici palestrati e possenti mio e del Vez...L''aria proviene tutta da li ed è moltissima. Onestamente penso che un tentativo di passaggio possa essere tentato da qualche "smilzo" ...larghezza 40-45 cm su di un tratto verticale ma non sono riuscito a vedere oltre.  Onestamente non mi sento di dire che il fenomeno sia irrilevante, anche per la posizione in cui si trova, a dir poco strategica.

Terminata la veloce ma interessante esplorazione facciamo un tentativo di scavo in  una valletta vicino, sempre sulla strada (sfaticati...). C'è un buco apparentemente interessante che, seppur privo di aria, scende su di un piano obliquo nell'oscurità e con dimensioni 70x70 contro parete in roccia viva. Il lavoro di sbancamento per aprire è serio e dopo circa un'ora abbandoniamo, soprattutto vista la mancanza di aria.

Infine facciamo una bella camminata fino al santuario della Santissima per  vedere se riusciamo a trovare una grotta a catasto nei pressi e quindi già conosciuta ma che, a quanto mi risulta, da nessuno di noi mai trovata. Il buco, secondo quanto segnalatoci,...proprio a 20 metri  dalla chiesa, nel bosco, non si può sbagliare..."...ed ovviamente, come sempre in questi casi, la ricerca diventa un incubo...Vez visto il roveto decide di aspettarmi su di una panca vista lago, io meglio attrezzato in quanto a scarpe ed indumenti, mi butto nel Vietnam convinto di poter fare il colpaccio ma, dopo quasi un'ora di imprecazioni e graffi ovunque rientro con la coda fra le gambe. Ingresso NON TROVATO. Cazzo!!!

Questo quanto. 

Grip

sabato 4 febbraio 2017

Nueva Vida. Finestrone a cronometro

 Abisso Nueva Vida

Siamo entrati con tempi stretti: Max, Nicola e Monia, stamattina verso le 5.40 in Nueva.

Strettoia iniziale: mare di fango liquido e gelato. Aspirazione notevole.

Effettuiamo il riarmo della parte iniziale del P170 fino alla prima verticale in vuoto. Nicola raggiunge pendolando il finestrone. Monia scende un nuovo P10 ed esploriamo circa 50 mt nuovi di meandro fino ad una nuova verticale su frattura. Eco di ambiente grosso sotto di noi.

Ci fermiamo per mancanzacorde...

In risalita, sistemiamo armi e portiamo fuori circa 60 metri di corda tolta dal pozzo.

Usciamo fangoliquidati sotto una bella nevicata verso le 13.40.

Max

sabato 14 gennaio 2017

Nueva Vida: ancora a Eziokhane

  

Sabato verso le 14 siamo entrati in Nueva Vida, Nicola e Max. 

Anche a questo giro, era impossibile portare sacchi smilzi, e quindi, a parte il freddino e la neve, già in sede si prospettava il calvarietto della giornata, visto che l'obiettivo era di proseguire verso l'altro nel settore di Eziokhane. 

L'ingresso aspirava talmente tanto da gelare ogni singola parte del corpo, ma in compenso non c'era fango nella strettoia... 

Durante il tragitto, abbiamo testato il nuovo modello di Gopro5, in modo da far vedere a tutti i risultati di questo aggeggino.  Ma importante era far vedere anche i rami ostici di Eziokhane, per chi non li conosce. 

Arriviamo in loco in quasi 5 ore. E questo la dice lunga considerando un ritmo abbastanza rapido in due.

Purtroppo con qualsiasi sacco, é proprio un giro estenuante, non solo fisicamente, perché si impiglia ogni cosa, comprese le stringhe degli scarponi. Il passaggio di sacchi pesanti a mano, implica serie di imprecazioni colorite a raffica. Chi mai dovesse farci un giro, capirà quindi l'origine del nome dato all'inizio... 

Il luogo ultimo, si chiama Eziosporco perché intercetta uno scarico di liquame di origine animale che purtroppo rende le acque imbevibili fino a C'Attivo (dall'ingresso ai Tre Fiumi invece l'abbiamo bevuta). Siamo poche decine di metri sotto la Cascina Ca' Rossa. 

L'ultima volta ci siamo fermati sotto un camino da 10 metri circa. Essendo su faglia, le pareti fanno pietà, e quindi arrampichiamo una grossa concrezione e da lì tento un traverso in parete tutta su colata da prendere con estrema leggerezza. Con sei rinvii riesco a raggiungere la sommità e dopo pochi metri e un bivio, entro in una sala (Sala degli Illusi) con almeno 5 vie che vanno dovunque. 

L'illusione é che si verifichi la mia personale gurata, ovvero di beccare gli arrivi di tutti gli ingressi del Sicolo (ma era troppo presto per questo....). Altro obiettivo, era di salire una trentina di metri circa di dislivello, per raggiungere e superare la soglia dei 700 metri di dislivello dell'intero sistema. 

Le vie sono strane, e il posto pure.  Innanzitutto perdiamo il vento pazzesco (da ricercare fino alla Sale della Malleanza), e addirittura alcune di queste vie nuove iniettano aria gelida nell'abisso. 

Vediamo le varie vie:                                                                                                                                     1 - La prosecuzione della faglia, che va verso il Sicolo é in frana. Si può sbancare, ma è un lavoro delicato.                                                                                                                                                         2 - Un meandro in arrivo (Meandro Fiùuuu!), termina su sifone (il Sifoncello dei Ragazzi) che volendo è anche fattibile da uno speleosub (Fabryyyyyyy!), ma il posto fa un po' schifino (abbiamo le riprese però...). Nello stesso meandro ci sono due vie laterali (3-4) da disostruire, una di queste è in sabbia, l'altra fa intravedere un grosso ambiente oltre.                                                                                               5- Poi nella sala c'è un camino, di circa 7 metri, da cui arriva acqua. Bisogna considerare che il periodo è secchissimo, mentre penso che in regime normale il posto sia un bellissimo colabrodo bastardo anche.   6 - Un altro meandro prosegue per qualche decina di metri poi stringe.                                                     7 - Un quarto meandro ci fa salire fino ad un'altra saletta: in alto un camino (8) spara acqua (ed é da fare).                                                                                                                                                               9 - La risalita fossile la superiamo con la tecnica cow-boys (ovvero lancio con lazo, ancoraggio su stalagmite e salita in doppia), e saliamo ancora 10 metri in una condotta superconcrezionata, ma occlusa da una frana sabbiosa (in cui va un po' d'aria). 

Esaurito il tempo per il ritorno (alla mattina di domenica mi aspettava l'assemblea GSVI con pranzo a questo punto mooolto gradito), e quindi verso le 3 di notte, decidiamo di uscire, possibilmente correndo.

Recuperiamo una marea di materiali compresa la dinamica, e usciamo con il terso sacco (nominato Bravissimo, visto che qualche salto lo ha fatto volando). 

Facile comunque pensare di correre lassù. Praticamente impossibile da realizzare. 

Comunque in "discesa" posso dire che il percorso è un attimo più gestibile sui tempi. Purtroppo Bravissimo mi cade proprio nell'ultimo pozzo prima di uscire (quello traversato), e quindi viene promosso a "Bastardissimo" che ora è lì da recuperare. Usciamo verso le 6 di mattina, con circa 130 metri nuovi in saccoccia e il dislivello generale del sistema a 776 metri (nel precedente calcolo, ho sbagliato i dislivelli). 

Il tragitto di ritorno da Sbregone in su attualmente é parecchio gelido, e all'ingresso il vento ammazza se per caso si é sudati o bagnati. Neve e gelo esterni ci hanno obbligato a fare un tè sul cruscotto,altrimenti eravamo veramente incartapecoriti. Credo che lo ricorderemo sempre quel tè al ginseng...

Il ramo ovviamente nasconde di tutto, dalla descrizione lo si comprende, e lungo il percorso di Eziokhane ci sono almeno altre 3 grosse vie da esplorare in risalita e con ambienti notevoli da  raggiungere. Nella zona nuova, tutti i cunicoli laterali e le risalite sono ovviamente da fare, compreso il sifoncino. 

Max 



sabato 7 gennaio 2017

Nuovo Circo


Sabato abbiamo approfittato della giornata soleggiata per tentare una disostruzione esterna. Inizialmente Max, Yanni e Monia, poi Yanni é rientrato prima.

Ci siamo diretti in zona Sicolo, a Fonteno, nel settore di Precario. Qualche tempo fa assieme a Grip abbiamo individuato delle fessurine aspiranti in uno sfondamento ben evidente, con odore di fratturone, e visibile prima del bivio che porta a Precario, e poco dopo la conosciuta casa bianca sotto il Sicolo.

Il posto si presenta come uno sfondamento nel Calcare di Sedrina. Lateralmente affiorano gli strati in sezione, e dai vari giunti ora arriva una evidente aria calda. Non tantissima, perché é tutto intasato da terra,ma ne arriva.

Visto che le fessure soffianti e le possibilità sono diverse, lo chiamiamo Nuovo Circo. Monia si occupa del lato sinistro, e allarga il pertugio più promettente. Io scavo nel lato sinistro, da dove arrivano diversi sbuffi d'aria. Non si prosegue molto, ma il posto é interessante. L'aria c'è ma è meno per ora di quella di Precario e dei vari ingressi sul Sicolo. Nel caso si partisse da quelle quote, faremmo festa.

In generale, l'asse di questi ingressi si colloca nel discorso fatto nel report scorso, su Aria santa e Gran Rondò. Quando non si ha molto tempo a disposizione, o se si vuole stare in esterna, vale la pena continuare ancora, e magari girare meglio attorno al fenomeno. Precario è a poche decine di metri più in alto.

La temperatura sottozero, non ha dato molta tregua, e quindi forse è meglio ritentare in giornate meno gelate... il periodo però è ideale per fare il giro degli "ingressi alti" e vedere o misurare quanto buttano... 

Max

domenica 1 gennaio 2017

Capodanno ad Ariasanta

31 - 1 Gennaio 2017


Vi racconto il viaggetto di capodanno in Bueno.

Entriamo tra le 19 e le 20 di sabato, con un'atmosfera un po' spettrale ma bella per temperatura gelida e stellata in atto. Bueno aspira violentemente e con noi abbiamo due sacchi modello maxi, decisamente pesanti. Scelta che si rivelerà un vero e proprio test  psicologico per il tragitto scelto, più circa 10 metri di rotolo di tubo a mano. Altra scelta inevitabile, ma infame per "lassù". Portiamo un cellulare per sicurezza, ma non abbiamo orologio. Il capodanno sarà a Gran Rondò. 

Lungo la forra iniziale il vento é quasi fastidioso. Essendoci poca acqua, lo si segue per bene fino alle Fate. Da Sempredritto iniziamo a mappare i flussi d'aria, ma nello snodo di Anaconda, per capire bene il giro di quelle che salgono da Canal Grande, sarà necessario sia scendere a Terre di Mezzo che andare a Binario per far quadrare le cose. Da Anaconda a Spalmer l'aria sale. Spalmer risucchia una bella corrente d'aria. Addirittura nella sala si forma una specie di vortice perché una cascata genera turbolenze ben visibili. L'aria sale poi verso Sifonik,e così anche noi, con inizio degli smadonnamenti per i due mattoni che ci accompagnano (Giulio e Silvestro...). Sifonik deve aver risentito l'effetto di alcune piene, e per passare nella sabbia é necessario imbrattarsi parecchio. Seppure in secca, ci bagniamo quasi fino all'imbrago. No Trano risucchia una parte del flusso, (e quindi verso ingressi alti. Il Bramba é vicino e funziona da ingresso alto). Poi il percorso continua verso lo snodo che divide l'attivo per Gran Rondò e il fossile per Ariasanta (e comunque anche Gran Rondò con un anello molto più ampio). L'aria continua a salire anche da queste due grandi vie. 

I sacchi ci massacrano le braccia ma ci sembra di progredire abbastanza velocemente. Di sicuro in 4 ore possiamo arrivare a Gran Rondò, ma senza orologio sarà dura capirlo. Bellissimo ripercorrere luoghi che non vedo da anni. La poca acqua nelle forre, rende tutto più vivibile, ma siamo comunque bagnati e il vento non perdona alle spalle. Il percorso, per chi lo conosce, non dà tregua nemmeno lui. 

Arriviamo all'incrocio con Ariasanta, dopo aver visionato i vari bivi lungo il precorso. Molte cose ancora sono da rivedere. La forra é alta e il meandro molto profondo. Di certo nasconde cose non viste. Lasciamo un po' di materiale in loco e proseguiamo per Gran Rondò, mettendo a fuoco il settore di Francesco (da rivedere bene) e lo scarso flusso d'aria alle Colonne di Burro. 

Finalmente posso far vedere allo Scurion il remoto salone di Gran Rondò. L'aria sale tutta lassù, da dove scende una cascatella a circa 35-40 metri in alto. Ma dietro un enorme masso a soffitto, vediamo chiaramente un altro ambiente strano con finestrone che risucchia tutto il vento e lo porta chissà dove. Nel salone ci sono ancora altre cose da vedere in alto, ma questo è sufficiente per programmare le risalite che anticiparono la scoperta di Nueva (che è vicinissima, a poche decine di metri).

Facciamo un po' di foto, visto che ne siamo carenti, e prepariamo la fontana di luce prevista per il festino di capodanno. Sul posto, c'è un corredo completo per risalita, ma tutti i rinvii, i moschettoni e le staffe, sono da riportare fuori prima di essere riutilizzati. In un ripiano superiore laterale al salone, c'è un posto che si presta perfettamente per un mini campo. E un meandro superiore (già visto) che aspira parecchia aria, da rivedere nuovamente. 

Torniamo ad Ariasanta e inizia il lungo meandro in risalita. Provo ancora una volta a mettere del tracciante nel fiumiciattolo per vedere a ritorno se esce più in basso, in una perdita prima dell'attivo di Gran Rondò. Il vento è gelido e fortissimo, e ci accompagnerà sulla schiena finché non decideremo di tornare (e lo avremo in faccia... sarà meglio?). Entriamo nell'ultimo tratto esplorato ai tempi con Laura e Fabio (vedi post), constatando che con i sacchi di oggi e i tubo, il martirio tocca i limiti della pazienza. 

Finalmente siamo a destinazione, in uno dei luoghi più remoti a monte del sistema. Il vento si infila violento nel passaggino allagato. I ricordi non sono molto diversi dalla realtà e per entrare ci si deve bagnare completamente. L'altro ramo che invece prosegue dalla parte opposta, prosegue per almeno 30 metri, ma è stretto e oggi non è giornata per affrontarlo. Di sicuro vedo che prosegue parecchio.  Nicola ad un certo punto comincia a parlare con una creatura che identifica in un Nano Bianco. E che a quanto pare alloggia proprio in quel passaggio... 

Cominciamo a innescare il tubo e lentamente il sifoncello si abbassa. Il problema é che siamo abbastanza bagnati e il vento ci uccide. Purtroppo, il sistema desifonante funziona e abbassa la pozza lunga 5 metri e larga uno, di almeno 20 cm, ma si ferma quando ormai mancavano quei pochi per proseguire senza bagnarsi completamente: inutile bagnarsi con questo gelo, e quindi si dovrà portare ancora almeno una decina di metri di tubo per terminare lo svuotamento, guadagnando ulteriore dislivello. Vediamo chiaramente che la via si rialza e prosegue, ma in dimensioni da allargamento, quindi se  si deve lavorare in semi ammollo, sarà necessario dotarsi di indumenti adeguati. 

Il vento comunque sale violento verso questa via. Lasciamo in loco solamente il tubo e con calma inizia il rientro. Giusto per stare leggeri, raccogliamo un sacchetto con una quindicina di moschi lasciati presso l'imbocco di Ariasanta. Facendo foto e altre considerazioni, usciamo riuscendo a vedere ancora qualche decina di minuti di luce del nuovo anno. 

Il Nano Bianco è lì che aspetta...

Max  



lunedì 12 dicembre 2016

Campo Base e Cattive Acque

9 Dicembre 2016 


Sabato siamo entrati in Bueno, Nicola e Max, rasserenati dalle belle notizie sul fronte Giubilea/Val Giongo Project .Portiamo al campo base ancora 4 sacchi, tra cui una bombola che servirà a Fabry per Salsa Rosa.

Entriamo nel tardo pomeriggio e arriviamo al campo a velocità sostenuta. Poco più di due ore e mezza. Bueno si presenta in perfetto assetto invernale e tutte le arie funzionano come le conosciamo.

In realtà si voleva visionare Megasnake fino in fondo, e possibilmente rilevarlo a nuovo, ma tra gli obiettivi del rientro c'era nuovamente di uscire con altrettanti 4 sacchi. Per fare economia di energie, facciamo comunque qualcosa di utile, ma un attimino più leggero. Andiamo comunque a Megasnake con incensi per controllare i giri delle arie. Quindi: il flusso che dall'ingresso passa dal fossile (perdendone una parte a Cattive Acque) e poi va a Mastodont, si dirige verso il fondo.  Prima del campo base, una parte va verso Megasnake, ma è il Templare che risucchia molta aria verso l'alto, mentre Megasnake pure, ma molto meno intensamente.  Questo settore dovrebbe essere connesso a Comodo. Come dicevo, vorremmo ricontrollarlo tutto per bene e possibilmente rilevarlo a nuovo.

Sistemiamo il campo base per la notte, e poi andiamo a vedere Cattive Acque a valle. Un ramo veramente esagerato de vedere, e che approfondiremo prossimamente. Probabilmente rifarò anche tutta la topografia a nuovo di questo ramo, perché è ancora pieno di interrogativi.

Ci fermiamo sotto due arrampicate impossibili vista l'acqua, ma che di sicuro torneremo a vedere. Il luogo è assolutamente da fotografare e da riprendere con videcamere o go-pro. Facciamo comunque foto con due faretti, e il risultato è già da poster. 

Torniamo al campo e andiamo a dormire che sono circa le 4 di mattina. Sveglia in tarda mattinata e rassetto con calma. Colazioncina e partiamo verso le 15 portando fuori due sacchi di corde,moschettoni recuperati a Quo Vadiz, trapano e spazzatura.

Usciamo alle 19, con un freddo veramente bastardo in valletta, ma con il magazzino decisamente rimpinguato per prossime puntate a monte di Nueva.

Eziokhane ormai é sempre più prossimo... e potrebbe dirci ancora qualcosa prima della fine dell'anno...

Max

lunedì 5 dicembre 2016

Giunzione Canal Grande - Hydrospeed

 Sabato e domenica 3-4 dicembre 2016


Ci troviamo a Fonteno verso le 8.30. L'appuntamento é con Fabrizio e cinque bresciani del GGB (Marco, Marco, Vichy, Nicola e Gnaggno). Per cui la combriccola é composta da nove persone, e i tempi saranno comunque lenti. Decidiamo quindi di non fare l'immersione nel sifone a Salsa Rosa (ma portiamo comunque giù al campo una bombola), e puntiamo alla nuotata a Canal Grande. Si offrono oltre a Fabrizio, Vichy e Monia, che perciò hanno anche la muta e il materiale di ricambio.

Arriviamo al campo base con calma, perché tra i bresciani ci sono alcuni freschi di corso. Al campo base, tre di questi rimangono a riposarsi: troppo poco attrezzati per passare le zone allagate del fondo (a Smeraldo ormai si entra fino alle ginocchia...). Montiamo loro la terza tenda e poi proseguiamo verso Salsa Rosa. 

Nel frattempo teniamo conto di tutto il giro delle arie, che poi approfondiremo a ritorno.

Arrivati a Salsa Rosa, saliamo a Quo Vadiz e inizia la vestizione. Vichy, accusa indisposizione e quindi non può fare la nuotata, e così il bagno tocca a Fabry e Monia. Fabrizio usa una stagna con pinne, Monia una tuta umida con scarponi (sinceramente pensavo che andasse a fondo con attrezzi compresi). 

Il posto ve lo ricordo: freaticone 3x3 che fa finestra su un ambiente bello ampio. Le pareti finiscono direttamente in acqua con un P17. Il lago è molto profondo. Si entra in acqua con la corda.

Fabrizio entra per primo e poi aspetta che Monia scenda e iniziano a nuotare. Li sentiamo sparire ululando e poi il silenzio (non posso dire altro, se non aspettare che scrivano quanto visto).

A ritorno, ci confermano di essere approdati nella spiagga di Hydrospeed, dopo aver trovato un bollo arancione.

Sistemo il rilievo, che effettivamente corrisponde, anche sui dislivelli, e il tratto allagato percorso in totale é di circa 70 metri. Altra notizia interessante é che le acque di Hydrospeed non sembra vadano in Salsa Rosa. Fabry ha controllato il più possibile, ma non so se ha altro da dire a riguardo. E a questo punto il discorso tracciamenti interni in quel punto é da farsi. E allo stesso tempo, anche l'immersione con bombole appena possibile, visto che il tratto percorso a Salsa Rosa da Fabrizio la volta scorsa, va molto più in profondità, e in tutt'altra direzione. Sarebbe necessario riuscire a rilevare questi percorsi sommersi.

Nel frattempo facciamo foto e video:  impressionante la corrente d'aria, praticamente uguale a quella   dell'ingresso (abbiamo il video!).

A ritorno, i bresciani e Fabry iniziano a uscire, mentre con Nicola ci fermiamo a verificare il flusso di alcune correnti.

Risultati evidenti: le arie entrano in Bueno e vanno al campo base. Tra il fossile e Mastodont c'é qualcosa che non quadra, ma poi tutto si ristabilisce. Megasnake aspira una parte di queste arie e le porta su (presumo a Comodo, confermando anche i tracciamenti). Il resto del fiume d'aria va tutto ad Hydrospeed, sia passando da Salsa Rosa, che dalla seconda galleria prima di Carrigo. Probabilmente poi ritornano a Terre di Mezzo e si dividono tra Portobello, Contr'Aria, Ariasanta e Gran Rondò. E Vanno verso le zone di Svaporub (quelle che arrivano dai fondi di Nueva ancora sconosciute) e il Sicolo. Da Snake vanno a Comodo, ma anche Via Paglia nasconde qualcosa.

Notizia pazzesca: l'aria di Carrigo scende e poi viene risucchiata dall'ultimo spigolo della galleria dell'Apoteosi, in un camino che va su bene. La risalita è di 25 metri minimo, e fattibile in una giornata. Potrebbe essere il fantomatico by pass per Smeraldo? Oppure Carrigo é un ingresso basso e l'aria va verso la Cargadura (Zio?).

Sempre in zona Salsa Rosa, troviamo uno strato di bivalvi e conchiglie varie fossili ricchissimo. Facciamo foto e preleviamo campioni.

Comunque faccio i complimenti ai  due nuotatori, che a quanto pare si sono goduti una nuotatina in un gallerione a -450 m giuntando un anello storico. Il bello sarà ora organizzare un riarmo per poi fare la traversata con canotto!!!!!

I bresciani ripartono poi verso mezzanotte,mentre noi ci fermiamo a dormire e a rassettare il campo. Raccogliamo da Salsa Rosa un sacco di attrezzatura da risalita che poi ritornerà in sede.

Il giorno dopo ce la prendiamo comoda e ripartiamo scaglionati di circa mezz'ora alle 16 di domenica, per uscire alle 20 e l'ultimo alle 21.

Bella uscita. Un sacco di informazioni e notizie utili.

Max

lunedì 28 novembre 2016

Battuta esterna

 Sabato 26 novembre 2016

Il tempo non era al massimo, per cui con Nicola abbiamo approfittato per fare un giro esterno prima a visitare a Grone le sorgenti Acqua Sparsa e Pianet, constatando un notevole rigurgito d'acqua (aveva piovuto per due giorni se non erro). Dopodiché siamo saliti fino a San Fermo e ci siamo diretti a Fonteno in zona Commodo. Abbiamo perlustrato una serie di affioramenti da quota 800 fino a quasi in cresta del Monte Boario. Trovato poco, ma molto belli gli affioramenti di Calcare di Sedrina. Comunque in due orette saliamo quasi 400 metri e copriamo una bella fetta di territorio mai vista. Ci manca ora la zona di cresta del Monte Boario, interessante perché oltre al Calcare di Sedrina ha anche la Dolomia a Conchodon in affioramento.

Tutto il versante ora diventa importante per la presenza di Commodo e il giro delle arie che dirò più avanti.

Max

lunedì 21 novembre 2016

Comodo

  Sabato 19 Novembre 2016


 Sabato tardo pomeriggio siamo tornati a Comodo: Nicola e Max.

Stavolta preparati a proseguire il lavoro. Quattro sacchi e due secchi, e due speleo. Secondo me erano i sacchi che portavano noi... Boh.

Cominciamo da dietro ad allargare per bene i passaggi a monte, sotto il P15. Il problema infatti è che i sassi centrano chi sta sotto, e lo sfasciume aleggia dovunque. Cioè a pavimento c'è una coltre fango sassi che se toccata rotola comunque. L'inclinazione è sui 50 gradi. La pulizia é d'obbligo.

Avendo davanti la notte, iniziamo con calma lo scavo sul fondo, dove avevamo sentito riprendere l'aria dopo lo stappo del fondo. Nico scava e mi passa secchiate di roba che non possiamo mettere da nessuna parte. Così nasce "La Tessitura", già sperimentata anni fa a Dossena (Abisso Occhiperesso).  Placchette laterali, e corda a mo' di stringa gigante. Poi altre tessiture interne. Riempiamo così un ambiente in verticale sopra di noi, ma quando lo spazio termina, dobbiamo fermare pure lo scavo.

Lo scavo è peggio del previsto, e si presenta duro e lungo. Il fango poi, nei mesi successivi diventerebbe una trappola.Così, visto che abbiamo anche un secondo trapano e materiale per disostruzione diamo inizio alla sarabanda, e ci dedichiamo alla fessura, stretta e superiore, da cui arriva il vento caldo.  Avanziamo rendendo i primi due metri super comodi per proseguire. Il posto va avanti stretto per almeno una o due uscite pesanti.

Ma val la pena proseguire per i seguenti motivi: Roccia ottima e lavorabile, strettoia a poco più di 10 minuti dall'ingresso, ingresso a 4 -5 secondi dalla macchina.

Inoltre: Cavità nel calcare di Sedrina, nel contatto con il soprastante Moltrasio (calcari affioranti)        Da Commodo é uscito il tracciante di BUENO,quindi, nel calcare di Sedrina, al momento solo il settore di Megasnake in Bueno  è il candidato a eventuale giunzione. L'aria è parecchia e la temperatura sui 10 gradi... e in effetti ha profumo di Bueno...In due o massimo tre si può procedere alla disostruzione.  Anche in inverno é un ingresso veramente "comodo"e alla portata di chiunque.

Entrati dopo le 19 di sabato, usciamo verso il mezzodì di domenica.

Max

lunedì 14 novembre 2016

Comodo

12  Novembre 2016


Sabato notte siamo entrati ancora a Comodo. Max, Nicola e Monia.

Stavolta fuori faceva freddissimo, e l'ingresso quasi svaporava. Ho portato il termoigrometro e preso le misure. Purtroppo stavolta abbiamo fatto male i calcoli, preparando materiale per scendere e con l'idea di fare movimento.

Dopo aver allargato il passaggio, passa Monia e scende per circa 8 metri stappando alcuni pavimenti.   In fondo c'è una fessura ventosissima e un pavimento toppo, e una piccola diramazione che risale per 5 metri. Il posto è fangosissimo e non si sa dove mettere i sassi se non incastrati in alto. Solo una persona riesce a lavorare e quindi gli altri muoiono dal freddo.

Riusciamo a stappare a mano anche l'ultimo pavimento di fango molliccio e appiccicoso.Dopo un mezzo metro di merdicchio, improvvisamente si riapre il nero e ci investe un fiume d'aria. Sembra che prosegua ma non é larghissimo. C'è un sacco di  materiale da togliere e bisogna organizzarsi bene per la prossima volta per portarlo verso l'alto. Due-massimo tre persone con tuta che tiene bene il fango gelato.Il fiume d'aria all'inizio è ovviamente caldo (due grafi fuori!!), ma dopo, con il fango addosso, si è rivelato una fonte di gelo maledetto.

Usciamo verso le 11 del mattino con il sole e senza una nuvola. Andiamo a vedere la zona della mega dolina, per fare foto panoramiche, fino a Vister, alla casa del Sig. Poma, che per l'ennesima volta ci offre il grande prato per fare Speleonotte in estate...

Max



lunedì 31 ottobre 2016

Comodo

29 Ottobre 2016


  Sabato era in programma l'uscita nei rami a monte di Nueva Vida, ma a causa del mio stato di salute non ottimale, abbiamo dovuto rinunciare. 

L'alternativa era di fare qualcosa di utile comunque, quindi qualche disostruzione interessante. Per forza di cose si é scelto il luogo più vicino alla macchina. Perciò Comodo.

Arriviamo in loco verso le 21 se non ricordo male, e dall'ingresso sembra che esca aria. E lo fa per un po', anche se fuori fa caldissimo.Poi ha cominciato ad aspirare. Essendo un ingresso alto certo (o al massimo quasi intermedio vista la quota a 960), presumo che anche Bueno e Nueva abbiano avuto questa inversione, ma non abbiamo potuto verificarla. 

Il fondo di Comodo si presentava bello intasato, con una fessurina scomoda in fondo, tra terra e concrezione. Ma aspirava bene. Inizia quindi lo scavo, che é andato avanti tutta la notte interrotto fino alle 11 della mattina seguente. Una botta! e per fortuna che dovevo fare cose più tranquille. 

Iniziamo a svuotare tutto l'ambiente dalla terra per lavorare meglio. E pian piano scendiamo seguendo la canaletta. Dopo un metro e mezzo di materiale estratto, sembra che oltre una fessura ci sia un ambiente, e sembra anche che i sassi cadano parecchio verso il basso. 

La disostruzione è pesante, ma il problema è che siamo come alla condottina di Nueva. Buco rotondo nella terra molto infame. Nicola passa nell'ambientino, ma non riesce più a valutare il vuoto sottostante, perché il nostro detrito ha fatto da tappo, e scavare verso il basso è impossibile. Ma sotto è evidente che c'è un pozzo. La cosa si fa interessante, perché Comodo si trova nello strano passaggio tra il calcare di Sedrina e il calcare di Moltrasio. E dovrebbe scendere sempre nel Sedrina. Quindi, visto che nel test è risultato collegato solo a Bueno, potrebbe giuntare a grandi profondità. Ma questi ovviamente sono i sogni...

Demoliamo quindi l'ennesima fessura laterale, lungo l'asse della spaccatura in cui è impostata la grotta. E proprio verso le 11 riusciamo a passare tutti e due dall'altra parte. Ci troviamo davanti ad una bella verticale, ampia, che misura circa 2x3, mentre sotto di noi è stretta, e si può tentare la contrapposizione. Con il disto misuro 15 metri, ma non vedo sul fondo come prosegue. L'aria è ancora in aspirazione.  Scendiamo in libera per circa la metà del pozzo, poi Nicola si ferma perché le pareti scampanano e non abbiamo corde. 

Rilevo tutto e il dislivello totale per ora è di -20 metri. Nuova grotta per il catasto intanto. 

L'orario ci impone di rientrare, quindi rimandiamo la discesa totale. 

Max 


giovedì 8 settembre 2016

Svaporub

 7 Settembre 2016


  Ieri sera siamo stati nuovamente a Svaporub, come annunciato. Eravamo: Nicola, Laura R., Max e Yanni + Camilla (cane).

 Stavolta proviamo a percorrere lo sterrato con le auto e le parcheggiamo nel piano prima dell'inizio della valletta. Teniamo conto dell'orario e ci mettiamo circa 15 minuti ad arrivare all'ingresso di Svaporub. 

Più o meno iniziamo i lavori verso le 23.30. 

Aspettavamo anche la tanto sperata inversione del flusso, che non si é verificata. Durante le prime ore del mattino l'aria in uscita é diminuita parecchio, ma poi ha ripreso a funzionare sempre da ingresso basso.  Quindi aria fredda in uscita nel periodo estivo. Di certo faremo ulteriori indagini, magari con data logger, perché altrimenti non trovo soluzioni alla positività del tracciamento, anche se è stato fatto in inverno. La cosa del flusso comincia a diventare un enigma.  In ogni caso, l'aria certifica comunque che là sotto c'è un bel vuoto. 

Foto: Max Pozzo

Il lavoro rimane comunque ostico, perché é necessario portar fuori i detriti. Lo scivolo è di 13 metri e ogni sasso che cade colpisce chi sta al fondo. E i sassi cadenti lì sono tutti grossi... L'unico sistema per proseguire è la disostruzione pesante, e quindi iniziamo un discreto lavoro. Ora sul fondo c'è una saletta, ma il lavoro disostruttivo richiede ancora altre uscite. Nel frattempo da fuori si portavano fuori tanicate piene di sassi del fondo. Nel momento più bello, dopo avremmo visto la prosecuzione del meandro, frana una parte dell'ingresso su Laura, che trattiene un baloccone che ci avrebbe ucciso, con una gamba. Nicola sale di corsa e lo ferma con la testa. Io raccolgo tutto e risalgo con l'idea di diventare un frullato. Riusciamo con non poca tensione a uscire indenni dal problema, e quindi dedichiamo un po' di tempo a mettere in sicura tutta la parte iniziale. Per proseguire con i lavori dovremo sistemare meglio le pareti laterali perché in presenza di terra, franano proprio dall'ingresso. Anche alcuni interstrati sono un po' precari e da puntellare o da far venire giù. 

Ormai è quasi mattina, ma decidiamo ugualmente di riscendere e toglierci la curiosità di come prosegue la struttura. La situazione attuale é che bisogna andare ancora e continuare ad allargare di prepotenza. Più avanti si vedono incroci di fratture: il meandro che prende dimensione e l'interstrato che si approfondisce e si allarga. Ma ci sono almeno 4-5 metri da allargare e rispettivi bargilli da portar fuori. 

Con il sole che ormai si alza, ritorniamo a casa per sterrati sebinici. 

Max




lunedì 5 settembre 2016

Svaporub

4 Settembre 2016


Ieri siamo stati a Svaporub: Max, Nicola, Vez e Laura R.

L'idea era di passare una giornata "blanda" e andare a vedere la situazione a Svaporub, per dare inizio alla sua apertura definitiva...vogliamo entrare!

Il tempo a disposizione non era molto e già ci siamo presentati al Torrezzo verso le 11.30...Non avendo i fuoristrada, non abbiamo potuto nemmeno scendere con il mezzo (il proprietario ora ci lascia transitare, risparmiando tempo e fatica).Comunque...

Arriviamo in loco e iniziamo i lavori a turno alternato: Nico-Laura e Max-Vez. Dall'ingresso esce un'aria gelida da far pauuuura. E anche il flusso non é male. Pazzesco pensare alla sua anomalia e al fatto che probabilmente alla notte vada ad aspirare...

In fondo bisogna togliere una quantità notevole di grossi massi. Impossibile portarli fuori e il posto é stretto. Così vengo preso per una macina umana, con il compito di frantumare il più possibile.Dopo il giro Max-Vez tutto é magicamente maciullato. Insistiamo, giusto per iniziare ad addolcire gli spigoli, ed avvisare il sistema che stiamo arrivando..

All'ultimo giro Nico-Laura, le notizie sono più che confortanti. A quanto pare si delinea un netto meandro. E il passaggio pare anche prossimo (una notte di lavoro...).

Andare via ci dispiace veramente, dopo anni di elucubrazioni. Domani sera torneremo Nicola ed io per vedere se effettivamente Svaporub inverte il flusso durante la notte.

Max

venerdì 26 agosto 2016

Campo Base - Ramo Trondiddio

 20----25 Agosto 2016


Relaziono sulla conclusione del campo interno di 5 giorni con obiettivo: la discesa del pozzo situato nel ramo sopra il P170 Vedonero (Carrigo). 

Partecipanti: Max, Nicola, Monia. 

Sabato 20

Si doveva entrare nel primo pomeriggio, ma le diverse ore di diluvio persistente, ci hanno fatto ritardare di parecchie ore. Tant'è vero che pensavamo di rimandare al giorno dopo se avesse continuato con quel regime. Entriamo verso le 23 quindi con ancora un po' di pioggerella incombente e con 6 sacchi belli (tre "tonni" e tre normali). 

Dentro la situazione è pessima: fiumi molto agitati e quindi programma che slitta inesorabilmente di almeno due giorni. All'andata facciamo qualche prova con una Go Pro Hero 4 in prestito e Nicola scatta alcune foto. Ma ci si bagna abbastanza. 

Prima del Fossile, buttiamo un po' di fluoresceina per verificare se Salsa Rosa darà esiti positivi nei giorni prossimi. E facciamo le riprese video. Poi con calma arriviamo al campo base e rassettiamo tutti i materiali.

Rimaniamo in attesa di cambiamenti sui regimi interni per i primi due giorni facendo pura vita da campo e sistemando la miriade di vecchi materiali che non vogliono più funzionare (lampade, fornelletti, ecc.).

Martedì finalmente la situazione migliora, e partiamo per la punta prefissata (che durerà 22 ore). 

Ancora una volta, come in passato, l'ondata di piena ci frega, e la fluoresceina é passata per bene fino al sifone Smeraldo, che però è bello verde. E comunque da Salsa Rosa vediamo ancora riflessi verdognoli nelle vasche, ma non mi convincono del tutto... ci toccherà riprovare ancora. 

Il fiume in arrivo da monte ha un bel tiraggio, e la cosa non é di buon auspicio per la risalita che ci aspetta. 

 A Carrigo infatti le acque non sono calate molto, e quindi la situazione diventa nuovamente bagnata e ventosa, soprattutto sui pozzi in risalita. Inoltre alla base del P170 ci aspetta la corda da 200 da portare su, e non abbiamo nemmeno potuto visionare gli armi le settimane scorse (fino lì però è riarmato a nuovo).  Ricordavo bene l'armo del primo P50, ed ero certo che fosse tutto ok. Così sale Nicola, e chiaramente a +40 trova dopo un frazionamento, la corda tranciata di netto che penzola a distanza nel vuoto. Primo grosso problema: se lì é così, cosa sarà più su? Andiamo avanti o si rinuncia? 

Nicola riesce a giuntare i tronconi. Con una momentanea agitazione generale, portiamo su 20 metri di corda che sistemeremo poi a ritorno. E proseguiamo un po' tesi. Il saltino bagnato e arrampicabile di 7 metri successivo, ha la corda ben lesionata in tre punti. Olèèè! Ma che bello. 

Alla base del tiro da 120 metri, ciò che avevamo lasciato in loco è a brandelli. Segno che ci sono stati diversi finimondi in questi anni. E dall'alto anche oggi arriva parecchia acqua. Il luogo é tenebroso, immenso e perciò più inquietante se lo stato degli armi è incerto verso l'alto.  Il riarmo del pozzone risale a marzo 2012 e in effetti qualche piena c'è stata di sicuro in 4 anni. Con gli impianti e i faretti controlliamo dal basso e verifichiamo fino a decidere che si può tentare la salita.

E andiamo su.  Dopo i primi 30 metri, alla seconda base, quella più enorme, un altro traverso é completamente tranciato. Ancora Nicola riesce ad arrampicare un po', e a collegare una corda (che troviamo lì) alla prima grande sosta in parete, quella sotto al tetto. Saliamo quasi cercando di non fare peso sulle corde. Gli armi sembrano a posto. 

Al traverso sospeso sui 100 metri, sicuramente ognuno ha detto la propria preghiera personale... i ricordi di quel posto non mi si erano assolutamente sbiaditi. Quel traverso é notevole, pensando all'enorme vuoto in basso, e ... alle enormi piastre incollate in alto... Comunque alla fine siamo in cima. Direi già soddisfatti di aver superato la tensione dell'incubo corde lesionate. Il percorso ha bisogno sicuramente di qualche ritocco, ma ha resistito bene, e i vari danni sono in luoghi comunque riparabili. 

Percorriamo tutto il meandro del ramo superiore, riguardando varie cose e raccogliendo un sacco di materiali lasciati in loco nel 2012, che appesantiranno il nostro ritorno. Poi all'estremo a monte, confondo un cunicolo intasato da frana, con quello che avremmo dovuto trovare, e perdiamo tempo in fessure impraticabili... aumentando l'infangatura. 

Torniamo un po'indietro e finalmente la nostra gallerietta freatico- infangata verso ilpozzo da scendere si para davanti. In breve siamo sopra il baratro che si pensava fosse oltre i 150 metri. Il lancio del sasso stavolta lo ridimensiona e contiamo 4 - 5 secondi. Ma rimane comunque una bella bestia! Risistemiamo il traverso esposto e iniziamo a pensare all'armo.  C'è aria e acqua in 'sto posto, e siamo comunque bagnati. Peccato perché il freddo é una componente che rompe abbastanza in certi posti.

Purtroppo nemmeno la roccia ci viene incontro. Cartone puro, misto a concrezioni, fango e noduli di selce. Praticamente é come se fossimo risaliti fino a Ciclopico e le pareti infangate e molli sono quasi identiche. Ci tocca ad armare una bestia del genere mettendo i chiodi su concrezione... Sembra che non ce ne debba andare bene una a questo giro, e il posto oltretutto è abbastanza "in culo ai lupi". .. A"Trondiddio", direbbe un qualsiasi ligure. E così prende piede l'origine del nome. 

Sistemo i primi chiodi e poi Nicola si sente di scendere per primo. L'unico punto valido però per scendere é proprio sotto lo scolo del meandro Croste di Grana.  E quindi si gode il suo primo bel pozzone sotto una doccia lavante che toccherà poi a tutti...  L'armo è ripreso con la Go Pro, e rende l'idea del posto. Bello perché enorme e nero, ma bruttino perché marcio.  Sotto, molto più sotto, si vede che scampana parecchio, e la base é grossa e rotonda.

Foto:Nicola Belotti


Dopo 7 metri la corda tocca, e risolviamo con un bel coniglione tra le due pareti, e poi un tiro da 60 unico fino in fondo, dove la sala ha misure di 15x15, e al centro presenta una specie di enorme trono... Un trono! Allora é proprio Trondiddio! 

Verso il basso sembra partire un bel forrone con tre bei salti ampi, e scendiamo un dislivello totale di 120 metri. A questo punto un meandro (2,5x1m) prosegue per 60 metri fino ad un cunicolo fangoso, stretto e schifoso, con le pozzettine di acqua e melmetta... Ci andremmo, ma solo se ci fosse la bora che fischia. Ma non c'è, e quindi: Fine. Trondiddio finisce qua. 

Proiezione 3D zone di fondo Abisso Bueno Fonteno

Si rileva e si disarma, con lo spettro di riportare la 200 e tutta la ferraglia nuovamente al campo. Il rientro é un viaggio nuovamente ricco di emozioni, a vedere gli altri sopra o sotto come delle lucinepiiiiiccolissime e lontane su un vero e proprio muro nero. 

Torniamo al campo 22 ore dopo, che é mercoledì pomeriggio. Il tempo di sistemare le cose per la partenza del giorno dopo e andare a riposare. 

Giovedì, i tempi si allungano sul rassetto e in uscita portiamo comunque un bel po' di materiali. Avevamo appuntamento alle 20 sopra Fonteno Beach con Kraus, che però non resiste e scende fino a dopo il Fossile, dove lo incontro e per premio si ritrova un sacco fino all'uscita... Bella sorpresa però. 

Un po' tutti abbiamo problemi con i bloccanti in risalita, perché le corde ora sono più usate.  E pian piano usciamo verso le 21.30, con Yanni all'ingresso che ci accoglie con Camilla(cane), cous-cous, mirtilli e birra. Spettacolo!! 

Che dire. A livello esplorativo, peccato per i "pochi" metri rilevati, meno di 200, per un percorso così lungo e abbastanza impegnativo nella sua organizzazione. Quest'inverno però, in condizioni idriche migliori, si potrà insistere su diverse prosecuzioni lassù, perché ne vale la pena, e quindi di buono é che ci si può ancora arrivare anche con permanenze di un campo entrando al venerdì sera e uscendo alla domenica sera. Se non altro a livello grafico ora la sezione del rilievo è un po' più definita: al posto di quella fredda riga ipotetica verticale, ora c'è un ramo con la sua forma. 

Il campo base per ora é funzionante e abbastanza ripulito e riassestato, ma bisognerà rinnovare il settore "bagni".Scenderemo ancora a breve a prendere materiali, corda e moschi e spazzatura. 

Cinque giorni di permanenza in grotta sono comunque un bel viaggio, e fare una punta sopra Vedonero pure. Bello come sempre, anche se fradici fino alla mutanda. 

Max  

venerdì 12 agosto 2016

Campo Base, riarmo Carrigo

9-10-11 Agosto 2016


Martedì verso le 19 siamo entrati nuovamente in Bueno, Nicola e Max. 

In questa uscita della durata di due notti al campo base, si voleva riarmare Carrigo con corde e attacchi inox-acciaio nuovi, e portare la corda da 200 m più avanti possibile. Entriamo con 4 sacchi di buon peso. 

A Fonteno le previsioni meteo erano di pioggia fino alla mattina dopo... 

Bueno soffia sempre forte all'ingresso, e già dai primi pozzetti notiamo che il regime idrico é un po' su di giri. Fonteno Beach è bello bagnato e al P25 ci si bagna... Ciclopico é bello attivo sia da Estigazzi che da Spectacular, e Massi Volanti rovescia giù un bel fiume. Anche Mastodont spara il suo pisciollo. Le premesse sono preoccupanti per i fondi. 

Arriviamo al campo verso le 23. Rassetto generale e nanna verso le 2-3, con il rumore dei due fiumi abbastanza forte. Si sentiva deciso il rombo di Cattive Acque in lontananza. 

Il giorno dopo, partiamo dal campo verso le 14 con una Straforra abbastanza alta nel livello e nella portata. Collosso sparava una cascata potente mentre a Smeraldo siamo passati con l'acqua quasi agli attrezzi.  Al salone Apoteosi, frastuono generale assordante e fiumi belli arrabbiati. Arriviamo a Carrigo con le condizioni idriche decisamente in aumento. Diciamo che è impossibile rimanere asciutti o fermi, perché le cascate sono violente e il vento lava completamente tutto.  Anche se l'idea era di portarla sopra il P170, lasciamo la corda da 200 m alla base del ramo, e proseguiamo in salita con 150 metri e 25 attacchi e trapano fino al P50 iniziale del pozzone, a +120 dal fondo. 

Il vento e l'acqua non permettevano assolutamente di fare una sosta.  Così ci dividiamo i compiti: io inizio l'armo a scendere, mentre Nicola ritorna alla base di Carrigo, a prendere la corda da 200: questo soprattutto per non congelare.  Dalla base del P50 scendiamo e riusciamo comunque a riarmare tutto il ramo a nuovo, a parte il secondo salto a salire, quello con i bei laghetti. Abbandoniamo l'idea di andare anche vuoti a vedere il pozzone da scendere, e torniamo al campo, con la Straforra ancora in aumento. 

Durante la seconda notte, il rumore dei due fiumi era ancora più forte.  Di sicuro fuori ci sono stati dei diluvi. 

Oggi, giovedì, ci siamo svegliati verso le 11, rassettando materiali e campo fino alle 15. Partiamo alle 16 con gli indumenti fradici.  Lungo il percorso del ritorno, i corsi d'acqua erano ancora in aumento, al punto che il tubo sul P50 andava di continuo!  Forse per non patire troppo il freddo, usciamo praticamente senza soste verso le 19.30.  Il fiume della valletta era infatti alto e alcuni locali ci hanno confermato che ci sono stati diversi temporali in zona. 

Max