giovedì 3 giugno 2010

Report 30-06-10

 

Novità ramo Sifonik

Partecipanti: Conte, Kraus, Davide e Massimo.

Destinazione: effettuare la risalita nella finestra con attivo al bivio prima del tratto impestato che porta al salone di Gran Rondo'.

Avendo poco tempo a disposizione, entriamo alle 9 cercando di farla con un ritmo sostenuto. Bueno ha un regime idrico molto tranquillo e quindi anche il tratto di Sifonik non é bagnato come normalmente é. Anche il sifone lo passiamo quasi senza bagnarci. In ogni caso, in un'ora e quaranta... dico UNORAEQUARANTA siamo al bivio... sudaticci...

La risalita se la pappa il Conte, che tra schizzi di cascata e pezzi di parete frananti, riesce in tranquillità ad arrivare in cima (circa una decina di metri). La prosecuzione c'é, ma dopo una ventina di metri la volta abbassa e si può proseguire solo con muta in ambienti comunque non larghi...

Delusi e incazzatielli, ci dirigiamo nel secondo punto interrogativo del luogo, cioè un salone fossile con risalita iniziata qualche anno fa da chi aveva scoperto il ramo, lasciata lì perchè probabilmente giudicata stretta in alto.

Il salone é fossile, ampio e asciutto con tutto lo spazio per un eventuale prossimo campo base. In alto, a meno di 20 metri si intravede la prosecuzione che sembra stretta, ma anche alta. Conte mi passa la mano e arrivo in cima abbastanza agevolmente ma....  c'è un forrone! Inizialmente non largo, ma molto alto e con molta aria.

 

Francesco

  

Bueno riparte... e la direzione sembra buona per avvicinarci al settore della Bressana, totalmente sconosciuto.

Tra saliscendi lungo la forra per trovare il passaggio più agevole, percorriamo circa duecento metri in salita, individuando due bivi intersecanti. Ad un certo punto, dopo un importante tratto "fagliato" in cui si cammina, si arriva in una grossa forra e poi sotto una corda penzolante... giunzione con la parte terminale del Meandro Francesco, (zona Gran Rondò).

La cosa é positiva, perchè sistemando meglio la via, si può arrivare lassù meno stressati rispetto alla via che facevamo prima.

Ricordo che a Gran Rondò ci sono parecchie diramazioni ancora da esplorare...

Ma la cosa bella é che in pratica abbiamo trovato un livello nuovo di questa grande forra, che presenta almeno tre livelli, e che hanno tutti direzioni diverse e ancora da esplorare bene (quello intermedio, percorso da me un anno fa per una cinquantina di metri e continuava, non l'abbiamo trovato...).

L'ora tardissima ci fa ritornare indietro (volevamo uscire verso le 20 ed erano circa le 18... Ma la tentazione é forte, e mentre con Davide inizio a rilevare a ritroso, Kraus e Conte si infilano in un bivio, ne trovano un altro e, a soffitto, entrano in una condotta fossile. Bella, forzata, concrezionatissima e con la sabbietta fossile sul fondo. Si prosegue per 80 metri a gattoni ma é larga e se ne va via dritta con forte vento...

Ad un certo punto sentiamo urlare: Quadrivioooo!!!!

La condotta interseca una nuova forra con attivo alla base....

Mi fermerei qua.

Torniamo indietro a malincuore, lasciando vie da esplorare: la forra inesplorata è stata percorsa sia a monte che a valle per almeno 50 metri ciascuna e ferme su prosecuzione...

Nella forra principale c'é ancora un bivio fossile in arrivo da vedere e anche i livelli più bassi.

Nemmeno il rilievo riusciamo a finire, ma intanto 200 metri li portiamo fuori, e ne mancano almeno altrettanti.

Max

lunedì 14 dicembre 2009

Esplorazione subacquea sifone smeraldo

 

il sottostante testo è stato pubblicato da Marcello MOI sul blog del centro speleo archeologico Dorgali    http://speleocsad.blogspot.com

 

BUENO FONTENO

Siamo rientrati da pochi giorni in Sardegna, ma per questa
esperienza in terra Lombarda, le parole più adatte sono solo
UNICA, INCREDIBILE ed INDIMENTICABILE.
Che noi Sardi fossimo noti per l’ accoglienza ai forestieri era ben noto,
ma quello che ci ha riservato la Comunità di Fonteno, è stato quasi
da paragonare all’arrivo di VIP del mondo del cinema, e per noi
poveri speleo, che siamo abituati a fare i “muli”, spalare fango
e mangiare panini imbottiti , ci è sembrato veramente tanto.
Al nostro arrivo a Fonteno (BG) dopo le presentazioni con tutti
i ragazzi coinvolti nel Progetto Sebino, la prima cosa che notiamo
è il tipo di organizzazione logistica.
Per noi “forestieri” alloggio in villa con veduta spettacolare
sul lago di Iseo, un intero stabile della Protezione Civile come
campo base, completo di letti, cucine, bagni, con ogni comfort,
oltre ai mezzi per l’avvicinamento in grotta per tutti
i componenti dell’esplorazione.Altra cosa importante,per l’occasione il Soccorso Speleologico era stato messo in preallarme,buona iniziativa per quello che ancora doveva avvenire in quell’uscita.
Entrano le prime squadre verso la mezzanotte, e iniziano ad avvicinare
i pesanti zaini dei materiali subacquei sino al fondo della grotta.
Dopo una svegliata alle 5 del mattino tocca a noi e al resto della squadra,
con Max Pozzo che fa da apripista e da “Cicerone”.
La prima cosa che noto sin dalle prime verticali, sono i lunghi traversi
per poter spostare gli armi di partenza dall’arrivo di eventuali piene.
La grotta si presenta con tutta la sua imponenza e bellezza,
da altissimi meandri, delle lunghe forre con marmitte non molto profonde,
e spesso con l’arrivo di belle cascate d’acqua. Dopo svariate ore
di percorrenza all’ arrivo al sifone, purtroppo, noto con dispiacere che,
causa le piogge dei giorni prima, ed il passaggio di tutti gli speleo,
il Lago Smeraldo dove affluiscono due arrivi d’acqua, è diventato
un lago di fango. Altre volte mi è capitato fare immersioni simili,
ma di solito la visibilità ZERO l’ho sempre trovata al rientro da un’ immersione,
e sicuramente non all’andata e non in quelle condizioni.
In quei frangenti sentivo gli sguardi di tutti su di me, qualcuno accenna
alla sicurezza e dei rischi che potevo avere, ma pur consapevoli
di quella situazione anomala, decidiamo di dare un’oretta di tempo e far
defluire un po’ di fango, per poi provare a fare una prima
immersione alla CIECA. P1012053 Si smontano gli zaini e tutti partecipano
all’assemblaggio delle attrezzature. Chi prepara le torce sul casco,
chi monta le bombole, altri mi danno una mano alla “vestizione”.
Dopo un pò sono pronto con tutte le attrezzature addosso e arriva
il momento del fatidico “RITO” scaramantico / propiziatorio.
Per questa immersione sono 3 le donne che devono “sacrificarsi”,
Monica, Carla, e Laura, io, anche se stanco, mi devo adeguare
e seguo passo passo i nuovi metodi descritti nell’ ultimo manuale
di speleosubacquea. Dopo quei dolci momenti, l’acqua fredda del lago,
ma purtroppo sempre torbida, mi fa tornare alla realtà. I ragazzi che stanno
esplorando la grotta mi danno indicazioni dove immergermi
e cercare a “tatto” di trovare il passaggio. Provo più volte ma finisco
sempre in ambienti fangosi, chiusi e spesso molto stretti
( la dove il casco non passava più mi dovevo fermare per forza ).
Mi dispiaceva per quei ragazzi che tanto avevano fatto per organizzare
quell’esplorazione, ma il freddo mi stava bloccando sempre più.
Decido di testa mia di cambiare direzione, e provo a sondare
un altro punto. Sono fortunato e mi accorgo subito di aver trovato
una galleria più larga, e la percorro a tentoni tenendomi a sx sino
a trovare lungo la via, anche 2 ambienti con delle bolle d’aria,
ma poi stringevano inesorabilmente. Era la prima volta che in
quella immersione trovavo un passaggio abbastanza largo,
ma decido di uscire ed avvisare tutto il Gruppo. Mi prendo una sosta
a bordo sifone per scaldarmi e recuperare un po’ di forze, decido
di fare un’ultima prova nell’unico punto verso dx dove le mani
con le braccia aperte non toccavano roccia.
E il punto giusto era proprio quello, la sagola svolge sempre più,
ma la prova del 9 l’ho avuta quando nell’avanzare lungo il sifone
nel fondo non sentivo più il fango, ma dei ciottoli di sabbione lavati
dallo scorrere dell’acqua. Finalmente si va, penso io,
avvicino i manometri al vetro della maschera e controllo la
mia riserva d’aria, e purtroppo vedo che i requisiti minimi di sicurezza
per il rientro da quella immersione stavano per venire a mancare.
Forse sarei riuscito anche ad uscire dall’altra parte
( se il sifone non era molto lungo ) ma dopo 51 minuti di continue prove,
l’aria per rientro purtroppo non c’era.
Informo la truppa dei nuovi sviluppi e prepariamo gli zaini per il rientro.
Si fanno le squadre ed io capito nei primi 6/7 speleo ad uscire,
invece i miei colleghi sardi, Vittorio e Carla, sono tra gli ultimi.
La lunga forra che porta alle prime verticali è abbastanza tranquilla
e spedita, ma ad un certo punto notavo che c’era qualcosa che
non mi tornava. Infatti, i passaggi che all’andata avevo fatto in
contrapposizione per cercare di non bagnarmi, stavano lentamente cambiando.
Il frastuono sempre maggiore che si sentiva dall’ alto del pozzo che
porta ai rami fossili, lasciava pochi dubbi… ARRIVA LA PIENA .
I primi a salire la prendiamo in pieno, decine di nuovi arrivi
si aggiungono al ramo principale che diventa sempre più grosso.
E un continuo susseguirsi di prove di forza con la natura,
dalle lunghe verticali dove l’ acqua si infilava nella schiena, ed in qualche
uscita dai pozzi si lottava per non farsi trascinare giù da quella potenza liquida.
Ero sicuro che la conformazione, e soprattutto la posizione di tutti in quella
grotta non vi erano pericoli di innalzamento dei livelli,
ed ogni tanto per sdrammatizzare, ci si scherzava un po’.
Per farla breve, i primi usciamo all’esterno che pioveva a dirotto intorno
alle 2 del mattino, mentre gli ultimi speleo decidendo di fare tappa
per riposarsi e far defluire l’acqua, escono alle 8 del mattino.
Viste le condizioni meteo, e questo lungo ritardo, purtroppo, ha fatto si
che la macchina dei soccorsi si mettesse in moto.
Anche se non e stato necessario il loro intervento ho visto con piacere
che sono giunti al paese abbastanza velocemente.
Accuditi come bambini da parte della Protezione Civile, con bevande calde
ed indumenti asciutti. pian piano rientriamo tutti al campo base.
Prima della festa che si e svolta in un Agriturismo nei pressi della grotta,
abbiamo dovuto sottostare alle interviste dei giornalisti e delle varie TV locali.
Sino dal primo giorno abbiamo avuto un’accoglienza straordinaria da parte di tutti,
chi ci dava dei prodotti locali, altri materiali da grotta, chi attrezzature
per subacquea, ma quello che mi a fatto quasi commuovere
è stato quando con Vitto e Carla abbiamo ricevuto da parte
del Sindaco in persona, il gagliardetto del Comune di Fonteno.
Questa avventura mi è servita per conoscere una Comunità che ha
creduto in quel progetto, e sicuramente li sta ripagando con l’arrivo
di tanta gente che vuole godersi il fascino di quei territori,ma soprattutto ho avuto modo di conoscere tanti speleo con capacità e forza non indifferenti.

Marcello Moi

lunedì 16 novembre 2009

Report 15 - 11 - 09

Sono felice di comunicarvi che Ieri una delle squadre dell’Impresa Disgaggi Sebino (facente parte del Grande P.S.), ha cominciato il lavoro di allargamento e disostruzione dell’ingresso del Mostro Bueno Fonteno mentre la squadra di Recupero Tutela Fauna Sotterranea alias “I Cacciatori di Draghi” (anchessa facente parte del Grande P.S.) portava fin sotto al 50 i tanto acclamati Ristori e proseguiva fino a Mastodont (lui c’è ormai quasi sempre), per recuperare campioni (tra cui anche i miei amici Tricotteri) e installare nuove trappole per il Drago.

Anche questo week Ben 2 squadre al lavoro! Fantastico direi.

I membri di questo bel lavoro domenicale sono:

I.D.S. = Conte, Giovanni, Paolo (special guest) e Ledo

R.T.F.S. = Livio, Fabio, Giampi e il Vezz

Torno alla descrizione, anche se mi permetto di descrivere (facendone parte), solo il lavoro dell’I.D.S.

Ora di partenza 8.00 a.m. verso quel di Fonteno e incontro con Vainer (protezione civile) alle 8.45, per il prestito di Generatore e Tanica di benza da 20 litri.

A tal proposito un Ringraziamento con la R maiuscola alla P.C. di Fonteno che non si smentiscono mai, per la disponibilità, collaborazione, generosità.

Ore 9.00 Incontro con Squadra R.T.F.S. in piazza e partenza verso Bueno.

Trasporto materiali (il generatore ti spacca la schiena) all’ingresso, quattro chiacchiere con

la squadra entrante, un saluto e via con le danze.

Mazze,punte, leverino (porco), trano , palette, cassetta per trasporto detriti , cavi, prolunghe, martelletto elettrico, generatore e telecamera (poco adatta per scavare).

Dopo questo elenco di materiali e puntualizzando che abbiamo cominciato verso le 10.00 a.m. e finito alle 6.30 p.m. con una pausa di max 15min. per rifocillarci…..posso solo dirvi che la strettoia è acqua passata.

Ora si può chiamare Mini TAV!

La squadra R.T.F.S. uscente (proprio mentre terminavamo) mi è sembrata contenta nel non dover quasi più strisciare in quegli ultimi angusti 8/10 metri.

Noi invece qualche segno di stanchezza e indolenzimento purtroppo cominciavamo a sentirli, collo quasi sempre piegato, braccia che avevan portato fuori bambini (ormai adolescenti) a go-go, metteteci pure il porco, il pneumo-martello, tira…molla…molla…tira.

Parlo per me….ero abbastanza cotto.

Se vi capita di buttare l’occhio appena fuori dall’ingresso abbiamo lasciato un esempio di “bimbo” che adesso è diventato una nuova panca/tavolino.

Che altro dire….il trasporto del generatore alla jeep è stato altrettanto duro e ringrazio Corrado (il nuovo adepto di Fonteno) che ci ha dato una grande mano.

Per farvi ridere, io mi son preso la solita brontolata per l’orario ma poca roba, era già in preventivo e non mi ha minimamente turbato perché il mio pensiero era là, alla Mini TAV.

Ora manca di sistemare l’ultimo tratto, da Mastodont al Fondo e poi direi che siamo pronti per il grande giorno.



LEDO

martedì 10 novembre 2009

Esplorazione 7/8 - 11 - 09

Prima di partire con la narrazione, una doverosa premessa: CHE FIGATAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA !!!!!
Una delle esperienze più adrenaliche che io abbia mai vissuto...Se non fosse chiaro, mi sono divertito una cifra, queste discese negli inferi sono autentici trip a base di follìa pura...MA CHE BELLO ESSERCI !!! NON SI PUO' MANCARE !!! SAREBBE SEMPRE UN'OCCASIONE PERSA !!! Lo sottolineo perchè magari in grotta, concentrato come sono sul da farsi, manifesto poco il mio entusiasmo...Colgo l'occasione per ringraziare infinitamente i cinque "senior" che mi hanno accompagnato, mi sembra doveroso sottolinearlo...e ringrazio per l'amorevole pazienza manifestata in quei momenti in cui, causa stanchezza / strizza / inesperienza (MA SOPRATTUTTO STRIZZA...), ho inevitabilmente a tratti rallentato un pochetto la marcia di chi mi seguiva...ma alla fine credo che sia andata bene lo stesso !!!

N.B.: MAX, TI RICORDI LA PROPOSTA CHE CI HAI FATTO SUL TERRAZZINO MERDOSO DI PROVARE A FARE IL TRAVERSO FOLLE SUL SOFFITTO SOPRA IL PENDOLO ??? Ecco, la prossima volta, ovviamente debitamente accompagnato (sempre che qualcuno si offra) VOGLIO FARLO PURE IOOOOOOOOO !!! Sul serio !!!

Dunque innanzitutto questa punta costituisce 2 miei nuovi record personali di:
(1) permanenza in grotta -25 ore;
(2) profondità: - 360 METRI !!!

Ho testato per bene il mio nuovo caschetto (stracomodo) nonchè per la prima volta ho utilizzato la doppia longe (stracomoda). Nonostante questi miei "record" all'uscita ero molto meno stanco rispetto alla mia prima esperienza in notturna ("solo" 18 ore...PUAH BAZZECOLE, QUISQUILIE PIUTTOSTO E ANZICHENO'...).

Senza perdermi nei dettagli operativi che hanno già descritto i miei due illustri predecessori, vi narro semplicemente le forti emozioni che ho provato da dopo il fossile in poi (fino al fossile ci ero già arrivato).

Avevo sempre sentito parlare di MASTODONT ma cazzo ragazzi, già subito dopo il fossile l'Abisso si allarga di brutto, una serie di profonde voragini che si aprono nell'oscurità più nera che ci sia...il primo momento di strizza vera e propria l'ho provata quando il buon Kraus, ben sapendo che le sue parole mi avrebbero impressionato (bastardo), mi fa: "...Ecco Mauri, questo E IL PRIMO DELLA LUNGA SERIE DI POZZI PER ANDARE GIU' A MASTODONT..."...lui l'ha detto così, con naturalezza, e con altrettanta naturalezza, osservando un primo abisso di fronte a noi, io ci ho lasciato la classica "sgommata di merda nelle mutande" (scusate...).
E si va giù, giù, sempre più giù, un pozzo via l'altro (e che pozzi...), fino a passare dal bellissimo "ragno" (che figata...), eccetera, eccetera, eccetera, eccetera...
Kraus mi precede, dopo di me viene quel pazzo di Matte.
Dopo un (bel) pò, Kraus ci urla...:"...Matte guarda tu Mauri che ora bisogna fare il PENDOLO-DOLO-DOLO-LO-LO...(è l'eco che rimbomba)...". Non è assolutamente rinfrancante per il sottoscritto sentire il Matte che risponde...:"...IN CHE SENSO IL PENDOLO ? QUALE PENDOLO ?..."...Solo a pensarci ho la pelle d'oca...fatto sta che ormai bisogna proseguire, non ci sono alternative del resto...

Scendo e scendo ancora un paio di frazionamenti ed eccolo, lo vedo: una ventina di metri sotto di me, sulla destra, c'è il prossimo armo, da cui bisognerà fare il PENDOLO !!! Una corda collega le due antistanti pareti dell' Abisso...questa corda si perde nell'oscurità sottostante (siamo a una cinquantina di metri dalla base di MASTODONT credo) creando una gigantesca ansa...Kraus, non appena raggiungo l'armo, dalla terrazza soprastante si lancia in un risolino beffardo del tipo...:" EH EH EH..." e poi aggiunge..."...Tranquillo Mauri, è DIVERTENTISSIMO !!!!!!..."...poi si lancia nelle spiegazioni sul da farsi...in pratica si trattava di recuperare il più possibile la corda che risaliva nel croll, assicurarsi anche con maniglia e poi, molto semplicemente, levare la longe...peccato che levare la longe e basta avrebbe significato andare a sbattere dall'altra parte, QUINDI BISOGNAVA ASSICURARSI ALLA CORDA CON LE MANI PER EVITARE IL DONDOLIO...INUTILE DIRVI CHE COSA HO PROVATO QUANDO HO LEVATO LA LONGE E HO SENTITO CHE IL PESO DEL CORPO MI PORTAVA ALL'INDIETRO...mentre facevo scivolare la corda nelle mani infangate mi sono "permesso" il lusso di guardare giù da basso e, caaaaazzo, caaaaazzo, caaaaaazzzzo ragazzi giuro che non lo faccio più...altra relativa sgommata + tachicardia annessa...e non è finita qui...
Si sale, si sale, si sale...comincio ad essere un pò cotto e stanco (soprattutto psicologicamente), avrei bisogno di una bella e comoda pausettina, quindi anelo il momento di raggiungere lassù in cima quei pazzi muratori che rispondono al nome di Max, Silvano e Edo, pensando che siano comodamente appartati su di un ampio spazio tipo loft. Max ad un certo punto mi chiede "...Mauri, come va???..." e io dal basso gli rispondo ..."...Mai stato meglio !!!...", ovviamente glisso sullo stato pietoso delle mie mutande...in effetti mi stavo divertendo un casino !!! Il fango è ovunque, sembra di stare in un altro pianeta...mentre effettuo un cambio corda, guardo Matte che mi segue e, che tenero, si intratteneva con le formine di fango: stava costruendo un bellissimo e dolce fangoso ometto (lo chiamerei MERDAMAN) in corrispondenza dell'armo dove si trovava lui...che poesia pura...dicevamo della mia necessità di una comoda pausa...la delusione è totale, non appena raggiungo gli altri lassù in cima, divento conscio che dovrò affrontare le ORE PIU' SCOMODE DELLA MIA VITA !!! Un merdosissimo terrazzino fangoso, di circa 20 metri quadrati, inclinato a 45° gradi, era il luogo in cui mi sarei dovuto riposare !!! Ovviamente tuti quanti ci siamo assicurati con le longe a delle corde traverse fissate alla bisogna...ma dopo un pò stare in piedi era un'agonìa, stare seduti, pure...sdraiati non era possibile...e poi il freddo...e il FANGO, 30 CENTIMETRI DI FANGO APPICCICOSO...siamo stati lì credo almeno 2 ore, tra sigarette, barzellette, scaldamani, e cori da stadio indirizzati al buon Edo che incurante dei moribondi giù di sotto continuava l'edificazione della sua impalcatura...ci siamo permessi pure la OLA...nonchè di consumare il nostro pasto fatto di affettati al fango...che volevamo di più dalla vita??? Per provare a risvegliarci dal torpore Max propone ..."...Qualcuno vuol fare quel bellissimo passaggio traverso ???..."...silenzio di tomba...qualcuno ironicamente risponde..."...cavolo, guarda, c'è la coda !!!...", e Max..."...sì, sì, c'è gente che spinge !!!..."...puri momenti di cabaret da grotta. Peccato che non ci siamo concessi una fotina in quella ridicola posa da speleo-sfigati...

Quando le notizie che arrivavano dall'alto non erano troppo buone (almeno 30 metri ancora da armare), decidevamo per il rientro.
Da questo momento a quando sono arrivato giù al pendolo si è verificata la terza sgommata. Le corde erano infangatissime e scivolosissime, gli strumenti pure...la corda che usciva dal discensore la tenevo altissima, eppure si scivolava di brutto...giocoforza, vista anche la relativa distanza tra i vari armi, ogni 5-6 metri mi concedevo una piccola sosta (mi faceva male il braccio...). La paura di scivolare, giuro, era tantissima. Quando finalmente siamo arrivati giù e si è trattato di risalire, ovviamente si è presentato il problema opposto: il croll non si bloccava sulla corda neanche a pregare in aramaico antico, quindi una fatica bestia per i successivi 100 metri di corda !

Solo arrivati al Fossile e a Cattive Acque, dove è stato possibile lavare gli strumenti e dove ormai le corde erano pulite, il problema è svanito del tutto. Finalmente !!!

Ragazzi, a Cattive Acque c'erano le rapide, veramente bellissimo.
Arrivati a Fonteno Beach, confermo quanto dice il Matte sul modo di reagire all'ansia (se così si può chiamare...)...onestamente i comportamenti che più mi hanno sorpreso sono stati proprio quelli di Matte, Kraus e Silvan: SIETE STATI PRATICAMENTE IMMOBILI TUTTO IL TEMPO...MA COME CAVOLO FATE ??? Io mi sarei congelato...Ringraziamo invece i forti poteri di Max guru-paragnosta
che hanno gradualmente fatto scemare la portata d'acqua consentendoci di arrischiarci...
Comunque, si può dire tutto quello che si vuole, ma io a fare il P55 sotto la cascata mi sono divertito un casino !!!!!!!!!!!!!!!!!!! Veramente strabello...ed anche tutta la forra prima di uscire, completamente in piena, ha suscitato in me un fascino irresistibile...troppo divertente !!!

Ragazzi, è stato semplicemente meraviglioso e non vedo l'ora di cimentarmi nuovamente nella discesa in quel di Bueno...l'unica cosa che ancora non riesco a capire è: più di una volta, mentre eravamo dentro (soprattutto durante le 2 soste forzate terrazzino merdoso + Fonteno Beach) dentro di me pensavo..."...MA CHI ME L'HA FATTO FARE ???..."...poi appena fuori, ho pensato..."...Peccato, è già finito tutto..."...ed in questi 2 giorni non ho pensato ad altro...non vedo l'ora di rientrare...ma come cacchio è possibbole ??? ROCK'N'ROOOOOOOOOOOOOOLLLL !!!

Grip

lunedì 9 novembre 2009

Esplorazione 7/8 - 11 - 09

Queste sono le peripezie del week end appena trascorso.
... ma non mi dilungherò molto, perché sono curioso di leggere altre versioni...

Comunque, all'appello del sabato siamo: Edo (Ledo), Kraus, Silvan (Mago), Maurizio (Grip), Matte ed io. (i nomignoli se non vi piacciono si possono cambiare... ma tanto prima o poi chi non cellll'ha, se lo becca...).

Obbiettivo: continuare la rissa a Mastodont, e sistemare ancora armi fino al dopo-fossile.

Si entra verso le 17.30 di sabato, dopo pausa piadina al bar di Fonteno.
La situazione idrica del mostro era piuttosto tranquilla, anche se il livello delle acque era lievemente più abbondante delle ultime domeniche.
Arrivati all'altezza della "Balena" (Ciclopico), ci dividiamo in due squadre. Kraus, Grip e Matte sistemano gli armi (Balena, Facciale, Vaschette e Vasca assassina del fossile), mentre Ledo, io e Mago si va a Mastodont.
Un appunto: gli armi rifatti per ora sembrano validi e funzionali: le soste fisse sono una figata.

Dopo aver fatto giocare Mago Silvan sul traverso aereo, e prima di riprendere la risalita, prepariamo l'armo per l'arrivo degli altri, collegando la corda dell'ultimo armo su vuoto di Mastodont alla zona della risalita: uno spettacolare pendolo che mi piacerebbe sentirlo descrivere da Maurizio...
Inizia la risalita Edo (che praticamente se la fa tutta lui): il tratto nuovo verticale ha circa 15 metri di parete contornata da eccentriche, con ventate d'aria che salgono... siamo euforici come sempre. La zona però é anche decisamente fangosa, e quindi rende le corde schifosissime: i bloccanti funzioneranno poco e niente...
Comunque si risale e si risale: in pratica, dall'ultima volta, risaliamo ancora circa 30 metri in totale, in ambienti belli e brutti allo stesso tempo (superfango). Nel frattempo arrivano gli altri, e ci si riunisce a circa +100 dalla base di Mastodont. Edo fa miracoli fangosi e guadagna ancora metri di verticale (+115m) arrivando a vedere un'ultima finestra 15 metri più in alto, che a conti fatti risulterebbe a +130 circa, e a 5/10 metri di dislivello per raggiungere quello del Fossile.
In zona, notevoli flussi d'aria lasciano ben sperare nuove chilometriche diramazioni.
Il tempo passa e quindi verso la mattina di domenica si decide di rientrare.
La sorpresa bella ce la dà l'imbocco di Cattive Acque: il ramo era in una discreta piena... il rombo infatti rompeva totalmente il silenzio classico del ramo fossile.
Tra me pensavo che non fosse neanche un male, perché così avremmo potuto testare gli armi: infatti così é stato. Anche il P25 sembra più protettivo di prima, e ci si bagna quasi nulla (con la piena).
Altro dato interessante é la cascatona che arriva giù da Spectacular, a testimonianza del fatto che lassù ci sono rami decisivi.
Ricordo ancora che sopra Facciale si nasconde un'altra zona da raggiungere in risalita (facile e breve).

La sorpresa più carina della giornata é stato il ritrovare tutti sotto Fonteno Beach.... bloccati dalla piena!!!
Il cascatone sul P55 non permetteva di risalire: e Matte e Kraus erano lì già da qualche ora.

Alla fine, dopo varie decisioni di salire o no, con i sacchi o senza, di ricordarsi della nebulizzazione e della cascata in testa, verso le 17 ci rompiamo la minchia e sfidiamo l'acqua (molto diminuita, ma comunque tanta).
Usciamo ovviamente lavati verso le 18 passate....

massimo

lunedì 19 ottobre 2009

ESPLORAZIONE 18-10-09


Ciao a tutti i fontenici,
Domenica mattina io, Silvano e Laura siamo intrati verso le 9,30, abbiamo sostituito placche e moschettoni sul p20 che scende a terra di mezzo e poi sostituito la corda lesionata all risalita che porta a binario.
Fatto un giretto fino a portobello siamo ritornati sulla via del fossile opposta a wild west e ci siamo infilati a liposuzione, per scavare un sifoncello di fango secco, sperando che la galleria continuasse.
Infatti dopo un paio d'ore di scavi si intravede qualcosa..... e finalmente Laura riesce a passare.
Mi affaccio alla strettoia e pian piano la vedo sparire in una fìgalleria larga circa 1,50 ma alta appena 50-60cm, così con qualche difficolta passo anche io e poi Silvano.
Facciamo una decina di metri poi la beffa, il soffitto si riempie di canulari ed accentriche che scendono fino a 30 -40 cm, la galleria contia a perdita d'occhio ma e tutta tempestata di concrezioni di vario tipo.
Se si vuole passare bisognerà fare uno scempio......ma si sente chiaramente chè c'è circolazione d' aria e secondo me vale la pena sacrificare qualche concrezione.
Visto il presunto tardo orario, la mancaza della posizione eretta ormai da circa tre ore, decidiamo per la ritirata. Armiamo la discesa all'imbocco di liposuzione e ci ritroviamo nella forra proprio sotto al p 25.
Pian piano cominciamo la risalita ed arriviamo all'auto alle 23e30, come al solito belli distrutti ma molto contenti!
Se qualcuno volesse andare a continuare l'esplorazione, o fare qualche foto prima che venga consumato lo scempio di canulari ed accentriche, trova la corda appena dopo il saltino sotto il p25. Una volta fatta la risalita prendete la galleria più bassa percorribile solo a passo di leopardo perche se prendete quella opposta vi ritrovate e terra di mezzo sotto la cascata di sifonik.
alla prossima.....

Giuliano (Conte)

giovedì 15 ottobre 2009

Esplorazione Bus del Zio

Bus del zio Therion Non so da dove cominciare…..

Stamattina sono entrato allo Zio (enter ore 9.00 esc ore 14.30) per continuare la disostruzione che abbiamo interrotto io e Silvano 2 settimane fa, nel meandrino stra-concrezionato. (Prima ancora, sempre Silvano e Giovanni, avevano fatto una campagna disostruttiva).

Oggi, dopo molte mazzate varie a discapito di qualche concrezione (come ieri nella mail avevo già detto) sono passato e…..sono sceso, dopo un saltino di 2 metri, in una sala molto concrezionata,fantastica. Pavimento a panettoni calcarei, soffitto tempestato di concrezioni.

Il pavimento,di primo acchito, mi ha un po’ demoralizzato perché sembrava tutto toppo.

Ma..ecco,là c’è qualcosa…si!è un passaggio per strisciatori…mazza e punta alla mano ho allargato leggermente il buso (sassi e fango,no concrezioni) e sono sceso.

I sassi che avevo lanciato non mi avevano dato la giusta misurazione, mi son trovato su un P10 scampanante.

Ci siamo! Sono tornato indietro fino al vecchio fondo, mi sono messo gli attrezzi,ho tranciato la corda che avanzava sull’”ultimo” pozzo,trano,placche e VIA!

Armato e sceso sto P10 sono arrivato nella sala dell’organo,(vi lascio immaginare perché io la chiamerei così) con vaschetta sul fondo e poi….eccolo, il buio che va giù per un altro saltino di 1,5/2 metri.

Adrenalina, Sgomento, Euforia, Gioia, Lacrime, Urla….dopo 4 metri di superficie piana,il Vuoto!!!

POZZO-POZZO-POZZO-POZZO!!!!!!

Mi sono dovuto sdraiare in terra per guardare giù perché mi tremavano le gambe, i miei led non sono riusciti ad illuminare il fondo e poi ho capito il perché…

Largo 4-5m x 3-4m, nero,sale e scende…i sassi fischiano per qualche secondo, rimbalzano, poi rifischiano, poi rimbalzano, poi non fischiano più ma continuano ad alternarsi rimbalzi e silenzi…….

Ho il batticuore ancora adesso.

Che dire?! Ragazzi, ci siamo!!! SI VIAGGIA!!!!!!

Purtroppo ho finito la corda e avevo solo 2 moschi placcati altrimenti sarei sceso.

Spero di avervi regalato un po’ di gioia descrivendovi la scoperta.

Io sono all’aria, mi sa che stanotte non dormo…tra l’altro in quella appena passata mi sono sognato che mi esplodeva il casco (sarà stato il discorso che abbiamo fatto sulle batte).

STOP! Ho finito, di scrivere, perché di sognare ho appena cominciato…..

Ledo

YAHOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 7 ottobre 2009

Esplorazione 3/4 - 10 - 09

Partecipanti: Edo, Massimo
Wanted: Kraus, Matte
Destinazione: Bueno Fonteno - Mastodont alto

Lo scopo della giornata era di proseguire la risalitazza alla sommità del salone di Mastodont, e anche di sistemare un po' di cosine lungo il percorso. Purtroppo l'influenza ci ha privato di Matte, e un imprevisto familiare anche di Kraus (nulla di grave, solo impegni di famiglia).
Purtroppo non é stato così per i loro due sacchi.... che inevitabilmente si sono sommati ai nostri. Entriamo quindi verso le 16 di sabato con 'sti mattoni sulle spalle: dentro c'era materiale per fare armi lungo la forra iniziale e un nugolo di moschi in acciaio da sostituire a quelli sul P55 Fonteno Beach. In un altro il trapano con le batte, in un altro il cibo e altro materiale vario, in un altro ancora le corde per la risalita. Più o meno siamo riusciti a rispettare il piano: il materiale per due passaggi in forra lo abbiamo lasciato in loco, e sul 55 bisogna ancora mettere 5/6 moschi. Dopodiché a Ciclopico abbiamo raccattato il sacco con il materiale per risalita, e siamo andati a Mastodont.
Effettuiamo immediatamente il rilievo di ciò che avevamo esplorato la volta precedente e proseguiamo il traverso, di circa 20 metri, completamente sospesi sul vuoto (circa 60 m). Inutile dire che la strizza regnava sovrana, ma anche le emozioni... stranissime. L'ambiente é veramente surreale, perché ci sono plastici di fango sospesi alle pareti, con enormi vuoti a mezz'altezza che dalla base di Mastodont non si possono vedere. Purtroppo non possiamo volare... perché di sicuro ci sono un sacco di cose nascoste lungo questo nuovo grande vuoto.
Fatto il traverso, approdiamo a quella che ci sembrava la base di un camino. In realtà é un piano inclinato su fango, e quindi il tutto é da considerarsi come una potente sosta in parete. Persi dallo stupore di un luogo silenziosamente enorme, attacchiamo con l'artificiale con un budget di 10 rinvii a testa. Facciamo tre giri, quindi due soste in parete e poi via.
Copriamo circa 25 metri di parete: il camino é bellissimo, rotondo e con roccia ottima, anche se ricoperta da patina di fango che inevitabilmente si rovescia su chi fa sicura. Stanchezza e orario mi hanno fatto addormentare più volte (Edo dice che da lassù mi sentiva russare...grande sicura...), ma la cosa più assurda era svegliarsi di colpo quando mi chiedeva corda, e ritrovarmi attaccato alla parete con sotto 70 metri di salone... quei 30 secondi per realizzare dove fossi erano veramente assurdi.
L'ultima tornata spetta ancora a Edo, che si ferma a 10 metri da un finestrone grosso e nero, che potrebbe essere l'inizio di un bel condottone... a +100 m dalla base.... Spettacolo!!!
Ecco, scrivo tutto in 10 minuti, ma per fare 'sta cosa, passano circa 16 ore da quando siamo entrati, cosicché verso le 9 di domenica mattina, iniziamo la lenta risalita del ritorno.
Verso le 12 incontriamo la squadra Fonteno Boys + i Maurizzi di Lovere e fidanzata Lisa, che si accingeva a scendere il 55 per andare fino a Ciclopico. Bello incontrare gente che scende mentre si sale.... Bello vedere entusiasmo e voglia di andare giù.
Usciamo verso le 13 tutto sommato abbastanza cotti, ma contenti del risultato: la prossima volta il finestrone non ci scappa, e se tutto va bene, la zona dovrebbe riservare grosse sorprese, visto che si dirige verso lidi dove non c'é ancora nulla dentro la montagna.


massimo

lunedì 21 settembre 2009

Report 20/09/09

sabato alle 15 siamo entrati in Bueno: Edo, Vez, Siro, Kraus ed io.

L'idea era di andare a Mastodont a tentare la risalita verso zone alte. Il programma originale era Gran Rondo', ma ipotizzando piene dovute alla pioggia dei giorni scorsi, abbiamo "ripiegato" per Mastodont, sicuramente meno bagnato e senza il pericolo Sifonik..
In realtà, Bueno era in gran secca, quindi vuol dire che ha drenato a dovere: anche le vallette erano secche... boh.

Come dicevo entriamo alle tre, con circolazione d'aria ancora estiva (buttava fuori parecchio). Dico questo perché in questo periodo il grottone va in inversione notturna, data la grande escursione termica del vicino cambio di stagione.
Lungo il tragitto sostituiamo le corde dei due P5 iniziali e verifichiamo che sul P55 dovremo fare un bel lavoro di cambio materiali: i moschettoni cominciano a fare ossidazioni.
In vista dell'uscita di dicembre con i sub sardi, dovremmo anche sistemare l'armo del P25.
Sostituiamo anche la cordina presso "la balena", e proseguiamo regolari verso il fossile e la nostra meta.
Inutile dirvi che la presenza del Vez e di Siro, mi faceva sperare che si spingessero ben oltre Mastodont...
Arrivati al Pozzo del Ragno, tentiamo un traverso sopra l'armo, perché speravo ci portasse già molto in alto rispetto al salonazzo, ma girato l'angolo ho verificato che avremmo dovuto traversre troppo. Così sceso il ragno, partiamo direttamente dall'attacco del primo salto per Mastodont.
Nel frattempo Kraus, Vez e Siro, dopo aver sopportato le urla di giubilo del Vez per la presenza di materiale minerario interessante (e i canti Vezzoliani), scendono in Mastodont e non li sentiamo più...
Così Edo ed io iniziamo il circhetto delle arrampicate a circa + 65 da terra... Un primo tratto lo superiamo in semi-libera, guadagnando buoni metri e dopo essere usciti in vuoto, constatiamo che sopra Mastodont c'é un mega camino che stranamente risucchia tutta l'aria. Questa é una notizia importantissima, perché l'inversione notturna indica che si tratta di una via che porta ad un ingresso alto... Il camino é veramente potente, e non riusciamo a stimare quanto vada su...
Impossibile proseguire in traverso, Edo parte con l'artificiale, e in totale guadagnamo circa una ventina di metri dall'attacco iniziale. L'operazione é tutt'altro che semplice, perché la gran presenza di fanghi fossili, ci fa muovere con le pinze, visto che sotto ci sono corde e armi per scendere nel salone (e gli altri...). La sicura la si fa con sosta in parete ovviamente.
Arrivati ad una buona altezza ci diamo il cambio e proseguo obbligato a traversare e ad uscire in vuoto: non nego che fare un traverso in parete con sotto 85 metri di vuoto, fa leggermente stingere le chiappe... Il tempo passa, e nel frattempo tornano i tre prodi, che in tutta calma si sono fatti un giro fino ai condottoni del fondo. La loro presenza però, non ci permette più di operare, perché dovendo salire, sarebbero a rischio, e chi traversa non può stare un ora appollaiato. Così, dopo una decina di metri di traverso, arrivo molto vicino al camino (la base é già circa 15 metri sotto), ma non posso fare altro che praparare un armo sicuro per proseguire la volta prossima.
In pratica, dopo questo traverso si può scendere per raggiungere la base del camino, ma si dovrà fare qualche numero. Nella base di questo camino c'é anche un pozzo laterale che non sono riuscito a valutare, e l'inizio di un meandro che mi sembra alto una decina di metri (potrebbe comunicare con il Portale, ma non ne ho la certezza). Purtroppo un diaframma mi impediva di stimare il camino, che comunque sono certo ci condurrà in interessanti nuove regioni sotterranee. Se si intende continuare a risalire, sarà più conveniente continuare dal traverso: la roccia qui é veramente ottima e salire non é difficile. Comunque la corda lasciata in loco é sicura ed é già pronta per scendere l'ultimo tiro. Anche il traverso l'ho sistemato per essere superato facilmente. Unica cosa é che a guardare giù......

Non abbiamo rilevato nulla, ma alla prossima occasione ci toglieremo la soddisfazione di portare a casa nuovi metri.

Usciamo alle 9 di domenica mattina, quindi dopo 18 ore di grotta.


massimo

mercoledì 15 luglio 2009

Esplorazione 05-07-09

Luogo: Bueno Fonteno
Partecipanti: Matte,Vez,Max,Maurizio,Kraus

Causa tempo incerto e previsioni meteo non ottimali il programma originario che prevedeva il proseguo delle esplorazioni oltre Gran rondò ( ramo Sifonik ) viene accantonato per precauzione. Non sappiamo come si comporta il regime idrico del ramo in caso di forti precipitazioni e la presenza di un passaggio semisifonante ci induce alla prudenza.
Decidiamo di cambiare obbiettivo e ci dirigiamo verso il ramo di Fantator con l'intento di completare l’ipotetica giunzione con la risalita della faglia sopra il salone del Granduca.
La risalita della faglia ci aveva impegnato a più riprese per un totale di quattro uscite ed era stata momentaneamente abbandonata a quota -107a causa della qualità della roccia che peggiorava.
La zona terminale di Fantator era stata vista in primis nel 2007da Giuliano e valter che erano riusciti a superare la strettoia situata poco oltre l'inizio del ramo ed avevano effettuato il rilievo del meandro fino al trivio finale.Le prosecuzoni non furono possibili causa le dimensioni di passaggio troppo ridotte.
Quest'inverno il ramo era stato rivisitato da Mauri che aveva trovato e percorso una galleria che partiva a soffitto del meandro poco oltre la strettoia iniziale.La galleria terminava dopo un centinaio di metri su un pozzo valutato con l’ausilio del solito sasso sonda oltre i 50 metri di profondità.
Da rilievo sembrava che si trattasse proprio della faglia che stavamo tentando di risalire……

Durante il percorso di avvicinamento facciamo tappa a Portorotondo e Portobello per scattare un rullino di diapositive e dare modo a Vez e Maurizio di apprezzare la bellezza di posti che vedono per la prima volta.

Finalmente arriviamo alla strettoia che viene addomesticata per consentire il passaggio anche ai non magrissimi. Percorriamo il meandro fino al fondo per valutare le possibilità di prosecuzione dei tre mandrini terminali che risultano impercorribili senza un opera di allargamento. Torniamo sui nostri passi fino al punto dove arrampicare per raggiungere la condotta. Armiamo con uno spezzone di corda e proseguiamo lungo la condotta che risulta molto suggestiva e termina come descritto da Mauri su un ampio pozzo.
Armiamo e scendiamo con tutte le cautele possibili perchè la qualità della roccia è veramente pessima e basta sfiorarla per provocare il distacco di materiale di varie dimensioni.
Dopo una quarantina di metri arriva la conferma tanto attesa. “ Giunzione “ .Sotto di noi vediamo le corde installate da Edo durante l’ ultimo tentativo di salire dal basso. Grande gioia e complimenti reciproci si sprecano soprattutto in considerazione del fatto che Vez e Maurizio sono alla loro prima esplorazione di un certo impegno per di più in notturna. Inoltre il fatto di non dovere ripercorrere tutta la strada dell’andata non dispiace a nessuno….
Scendiamo la faglia fino ad atterrare al salone del Granduca a quota -165 e a questo punto il ritorno in superficie rimane una semplice formalità.
Usciamo ad oltre sedici ore dall’ingresso stanchi ma felici di avere partecipato ad un ennesima “premiere” come dicono i nostri speleocugini svizzeri.

La giunzione oltre a svelare un altro tassello del labirinto fontenico ci permetterà di raggiungere l fondi di Fantator e Frollohills con un buon risparmio di tempo. Quindi è probabile che le prossime uscite possano dirigere su questi obbiettivi che ora risultano a portata in una singola uscita domenicale.
In più adesso abbiamo a disposizione un percorso speleo turistico con un anello interno niente male di una decina di ore.

venerdì 5 giugno 2009

esplorazione 02-06-09


ABBIAMO SUPERATO I 16 CHILOMETRI!!!!!!!!
Descrivo brevemente l'uscita.
Entriamo i due, Kraus ed io verso le 23.30 di lunedì sera.
Nonostante le titubanze iniziali (eravamo in piedi già dalla mattina, ed il giro a Gran Rondò richiede la ventina di ore...), realizziamo che quel meandro lasciato lassù, meritava di essere esplorato.
Entriamo più "agili" possibile, cioé con il materiale tirato all'osso: una batteria del trapano, trapano, cibo, rilievo e mazzette per spaccare un po' il percorso e renderlo più fluido e meno stancante. Le portate d'acqua sono in generale diminuite, e questo non é cosa da poco.
Senza tirare troppo, e spaccando per bene tutte le strettoine dei 200 metri che precedono l'ultima risalita, arriviamo a Gran Rondò in ottima forma.
Disarmiamo la risalita in vista di un riarmo più protetto, e per prima cosa effettiuamo un bel traverso aereo per raggiungere un meandro che si nascondeva dietro un angolo. Il meandro c'é, e mi sembra che viaggi da matti... ma ovviamente era uno scherzo di luci e ombre: finisce dopo una trentina di metri in sabbia e fango fossile. Rimarrebbe da infilarsi in un bucherello a pavimento... magari un giorno lo faremo.
Dopo un the ben caldo e zuccherato, entriamo nel meandro fossile discendente scoperto la volta prima. Kraus lo dedica a Francesco, un amico che da adesso ci seguirà da altre dimensioni...
Meandro Francesco é alto e, dopo 100 metri e un P15, scendiamo ancora una sequenza di un P11, P6, P6, P5, facendo circa un centinaio di metri fino ad infognarci in un cunicolo dopo una saletta.
La stanchezza e l'idea di riuscire a giuntare con l'ultimo bivio del ramo Sifonik, ci ha un po' fatto perdere la concentrazione: infatti se avessimo giuntato, avremmo guadagnato almeno due/tre ore di cammino per il ritorno. Invece avremmo dovuto stare alti (un po' prima dell'ultimo saltino), per vedere che il meandrone si alzava per oltre 20 metri, suddividendosi in tre livelli, molto simili a Sempredritto...... Sarà per la prossima volta. Anche la gran parte dell'aria era in alto....
Il cunicoletto finale comunque continua, ma é un po' rognoso. Comunque é da fare prima o poi.
In pianta vedrete che continuiamo a spostarci in un settore completamente sconosciuto della montagna. E questo logicamente é ottimo.
Ad un certo punto abbiamo deciso di tenerci ancora un po' di forze per il ritorno.
Dopo aver risistemato l'armo della risalita (é comunque da risistemare e cambiare la corda del 9), verso le 13 ripartiamo da Gran Rondò.
Seppur pensassimo di uscire molto tardi, riusciamo ad essere alla macchina verso le 16.30, e questo mi tranquillizza perché comunque l'uscita rimane alla portata.
Lassù c'é veramente ancora molto da fare...
Il computo finale ci dice 16.057 metri, a cui potremmo già aggiungerne 50 di meandro fatti da me ma non rilevati ancora.

Esplorazione 17-05-09



Programma del weekend: Edo e Conte entrano sabato mattina a risalire l'ultimo caposaldo di Sifonik (il salone a monte); Matte, Kraus ed io entriamo sabato sera a proseguire il lavoro. Si tratta inequivocabilmente di una "staffetta" di Progetto.
Non potendo descrivere in prima persona di ciò che hanno combinato i due sabatali, posso solo complimentarmi per il risultato ottenuto, e per aver portato a casa una risalita nel punto più remoto di Bueno (a monte), fatta con tutti i sacri crismi del caso.
Comunque, i due scellerati si caricano di un bel po' di materiale e lo portano fin là: risalgono venti metri e accedono nella Sala del Gran Rondò, da dove si diparte di tutto... e poi esplorano ancora un bel meandro fossile per almeno un centinaio di metri.
La seconda squadra entra poco dopo le 21 e l'incontro avviene prima del tratto stretto terminale, attorno alle 23.40... Con un andatura non eccessiva ci vogliono quindi almeno 4 ore per arrivare in zona esplorativa.
Bello scambiarsi pareri la' sotto (oppure "lassù"... boh!), e dai racconti invasati di Edo e Conte sembrava proprio che la nottata era in procinto di regalare grosse sorprese.
Prima di descrivere segnalo che Kraus si é giocato un Bonus-vita-masso, visto che Santa Kraus ha deciso di fermare il grattacielo che lo stava seppellendo a Sifonik. Cosucce da nulla. Poi, presi da raptus di vendetta lo abbiamo fatto letteralmente a pezzi... (Kraus o il masso?....).
La risalita permette di accedere a Gran Rondò. Da qui troviamo un caminazzo a destra di circa 40 metri con acqua, a nord un meandro fossile ancora da raggiungere. A sinistra abbiamo un meandro-camino stretto da verificare e un altro caminazzo da 40 metri con meno acqua. In altro sembra che ci sia veramente di tutto...Di fronte al caposaldo centrale del salone, c'è l'inizio di un meandro fossile che ridiscende, ma prima di questo, un altro meandro in arrivo sbuca da una risalita concrezionata.
Visto l'imbarazzo della scelta, e sapendo anche che gli staffettari si erano fermati su un P15... prima ci dedichiamo alla risalita concrezionata (un p7): qui esploriamo un meandro fossile stretto per circa una sessantina di metri che termina nello stretto e sottofrana. Peccato, perché era ventoso e si dirigeva in zone strane...
Rileviamo quindi il meandro fossile discendente fino al pozzo non sceso: é un P15 che alla base biforca. Un ramo a valle e uno a monte... che figataaaa!
L'orario non ci permette di andare molto oltre, ma prendiamo i primi metri del ramo che scende giusto per verificarne la direzione: c'é acqua e aria, e si dirige in settori sconosciuti, così come la parte a monte, che ha una sequenza di due saloni-camino (Le sale dalle Colonne di Burro). La seconda ha a circa 6 metri di altezza una bella condotta che prosegue...
In estrema euforia, dobbiamo purtroppo tornarcene indietro: sono circa le 8.00 di domenica, e il fatto di non essere allenatissimi si fa sentire.
A Gran Rondò lasciamo tutto l'occorrente per risalire e per proseguire l'esplorazione in discesa (la statica però non é molta).
Sifonik é comunque lungo e tedioso. Partendo dai rami nuovi verso le 9.30, usciamo esattamente alle 14.30 di domenica pomeriggio, con due-tre pause lungo il percorso.
Per concludere direi che la staffetta si é rivelata molto efficace: in due tornate abbiamo portato parecchio materiale, e soprattutto aperto ancora nuove porte all'interno della montagna. Inutile dire che ci avviciniamo al sedicesimo km e che prossimamente avremo grosse sorprese assicurate.
Continuiamo a fantasticare godendoci i nuovi dati.

Report 11-04-09

Ultime dal trio 132 (...anni... in tre), Vez Kraus Massi.

Non resistevamo alla tentazione di sapere cosa ci fosse al di là del ramo della frana iniziale. Chiaramente si sperava di estrarre una sorpresa cospicua dall'ovetto de pasqua, invece il bottino é di non più di 60 metri nuovi e stop.
Il ramo Altrosi, dopo una sequenza stronza di passaggi da desifonare, metà acqua e metà fango, dopo che la volta si rialza... ma che si riabbassa subito.... finisce sotto una frana che ha tutto l'aspetto di provenire dall'esterno. Alcuni balocchi arrotondati, tipici da fiume, di grosse dimensioni e sospesi sopra le teste, non ci hanno permesso di proseguire.
Non si capisce se la condotta prosegua al di là, oppure se effettivamente siamo prossimi ad uscire. Potrebbe essere la buona occasione per provare ad usare gli Arva.

Esplorazione 04-04-09

Report 4-04-09

Luogo: Abisso Bueno Fonteno

Partecipanti: Federico, Max, Kraus

Veloce raid pomeridiano alla frana dell’amonte iniziale di Bueno. Con la scusa di fargli dare un occhiata mando avanti Max che subito capisce che ormai manca pochissimo al lavoro di disostruzione.

Aizzato dall’eco e dal vento in aumento, egli imbraccia gli attrezzi e in poco più di dieci minuti siamo oltre. Dopo sette, otto metri il meandro si abbassa di nuovo e rimane un passaggio di dieci centimetri di altezza sopra una pozza d’acqua beffarda. Scaviamo un canaletto di scolo e dreniamo l’acqua.

La base è costituita da riempimento di ghiaia e fango risulta facilmente scavabile. Allarghiamo anche a soffitto e riusciamo a progredire per altri sei sette metri .La prosecuzione è visibile per una decina di metri con dimensioni transitabili.

La frana si è comportata da diga provocando il riempimento per sedimentazione fin quasi a soffitto del tratto a monte. Dovrebbe essere sufficiente guadagnare qualche metro di dislivello per migliorare le dimensioni di transito. Per passare manca pochissimo ma il tempo è scaduto e decidiamo di sospendere.

Kraus

Esplorazione 02-02-09

Ebbene, ecco il riassunto della telecronaca dell'uscita di questo week end.

Partecipanti: Mauri, Kraus, Massi

Le ultime uscite in "regioni" a monte di Bueno, ci hanno sempre regalato novità esplorative. Nel ritorno dall'ultime esplorazione a Frollohill, avevamo notato cose interessanti lungo la zona di Binario-Sifonik (soliti camini, traversi, finestre varie).
Nel frattempo si voleva anche sistemare la situazione degli armi, troppo vulnerabili alle piene dell'abissone, e quindi da rifare.

L'appuntamento é all'armo più alto sopra il telone che penzola dall'armo per Sifonik.
Ci dividiamo momentaneamente: Mauri e Kraus disarmano il traverso nella risalita della Faglia, a Sempredritto, collegando l'armo al Granduca in vista della prossima chiusura dell'anello con Fantator (P.50 da scendere inviolato); io vado a Portorotondo a recuperare un sacco con corda e moschettoni.
Morale della favola: quando ci reincontriamo siamo in tre con sei sacchi...
ma perché 'sti conti non tornano mai? Bòh!....
Riverificati tutti i caminetti tra Binario e la parte alta fossile di Sifonik, che si rivelano nulli, sistemiamo l'armo e ci dirigiamo verso Spalmer, con l'obbiettivo di risalire il camino a monte.
... Spalmer è proprio il nome giusto per la zona.... molto bello e interessante dal punto di vista morfologico, ma veramente marcio sotto un profilo fangoso e con due sacchi a testa...
Comunque la risalita parte dalla finestra che dà sul pozzo a circa +11 metri dalla sua base, e siccome é sotto cascata, Spider Mauri deve aggirarla con un simpatico traversoarzigogolo alla Orzowei... Ridendo e scherzando col gelo, si arriva a circa +30 metri, di fronte ad una condottina che riversa acqua.... e che dopo 5 metri sifona stronzamente con tre metri di 30 cm d'aria e 30 cm d'aria. Percorsa da vento violento, al di là si sente eco e acqua che scorre in ambienti...
Ci vorrebbe una muta stavolta....
Che sfiga....
Quindi si ritorna indré.....
Andiamo a vedere Lasciamo, che mi pareva di aver capito che finisse in un salone di frana da risalire. Non ci aspettavamo che terminasse in sifone maligno.
Torniamo alla fine ancora sopra Terre di Mezzo riperfezionando l'armo per evitare l'acqua.
Laviamo tutto il materiale che al momento é steso nella forra alla base della risalita che porta a sempredritto.
Usciamo domenica sotto una spettacolare nevicata: nell'ultimo tratto di grotta, dal P.15 all'ingresso, l'aria e l'acqua era veramente gelanti...

massimo

Esplorazione 12-01-09

Ciao a tutti,
eccovi resoconto dell'ultima uscita in Bueno.
Il programma era di continuare le risalite a Collosso, nella zona del fondo, ma non potendo entrare nel primo pomeriggio di sabato, consultiamo la lista delle cento vie da fare, e si punta a qualche ramo a monte.
Partecipanti: Mauri, Massimo, sacco trapano, sacco cibo-materiali, sacco corde (tre-trenta con moschi vari), mini punteros con una quaranta del nove (e moschi vari)
Entiramo alle 21.30: paesaggio spettrale reso luminosissimo dalla luna piena. La neve é parecchia e scendo fino al fiume semighiacciato con le catene.
Quindi si decide di riarmare la via che porta da Terre di mezzo a Portorotondo, andare a Fantator e disostruire meglio la strettoia per poi scendere il P.50 inviolato che dovrebbe giuntare con la risalita della Faglia in Sempredritto, disarmare il tutto e collegare l'anello col P.25. Nel frattempo si voleva dare un'occhiata alla zona terminale di Fantator e Rotohill.
Iniziamo con Rotohill, dal momento che ci sembrava di aver capito che termina in strettoia, ci portiamo il materiale adatto. Invece, nonostante le ristrettezze, riusciamo a proseguire subito a suon di mazzate, portando la luce nel nuovo tratto esplorato, che battezziamo Frollohill, naturale prosecuzione del ramo. Le dimensioni cambiano di poco: larghezza media di mezzo metro (ogni tanto di un metro), altezza media di 5 metri, e spuntoni da tutte le parti, ma marcissimi, quindi inaffidabili. Proseguiamo mazzettando per circa 7 ore, rilevando 350 metri nuovi, con Frollohill che non ne voleva sapere né di fermarsi, né di allargarsi un attimo. Logicamente il fondo é percorso da corso d'acqua, e di tanto in tanto il soffitto é intersecato da mini affluenti.
Il ramo per adesso non termina, ma ci fermiamo sotto un caminello troppo pericoloso da salire in libera, causa frollamento delle pareti... Bisogna piantare almeno un chiodo e portarsi una decina di metri di corda.
Dato importante é che siamo saliti da circa -70 a -3... Tutto il ramo é percorso da corrente gelida in entrata.
L'insieme Rotohill-Frollohill ora credo che superi il mezzo chilometro, e da percorrere tutto é abbastanza astioso, ma comunque divertente: merita di essere portato avanti. Il ritorno fino all'inizio di Fantator non é leggero (i sacchi rompono parecchio la minchia), e dato l'orario, rimandiamo la discesa del P.50 faglioso, per concludere l'opera di sostituzione corde a Portorotondo.
Usciamo verso le 15.00 di domenica, con l'ingresso ghiacciatissimo: bellissima la valle innevata, ma con le tute fradicie il momento dello spogliamento alla macchina diventa bastardo.
Nel complesso, ci avviciniamo ai 15.500 metri, con l'ennesima via da completare.
Bueno non smette mai di sorprenderci: é un bestione ed é spettacolare dovunque.

Report 29-09-08

Ciao ragazzi,
Vi aggiorno sull'uscitina del week appena passato.
Come da programma si era deciso di effettuare nuove riprese, nel ramo Wildewest e proseguire in seconda battuta, con la risalita della faglia. Entriamo verso le 17 di sabato Mauri, Edo, Giovanni, Giuliano, Kraus ed io.
All'ingresso la circolazione d'aria ha dato inizio al regime invernale, ma si avvertiva appena. All'interno un po' d'acqua in più delle settimane scorse, ma comunque ipertranquilla. Portiamo, nei cari otto sacchi con noi, anche il termometro di precisione, e alla base del P55 la misura altalena tra 8,5° e 9°.
In Wildewest parte il set FonteniKubrico: le eccentriche danno spettacolo così come i nostri faretti, e le riprese continuano a migliorare. Edo inventa la "lampada da petto", che crea nuovi effetti. E' da perfezionare, ma é un'idea ottima. Riusciamo così a portare a casa delle belle immagini: abbiamo ripreso parecchie eccentriche... vere e proprie chicche di Bueno.
Dopodiché rimisuro la temperatura a Sempredritto e mi dà 9°.
Giovanni e Giuliano escono verso la mezzanotte mentre si da' inizio alla risalita della Faglia, con sogni di chilometrate notturne. Il posto promette ma non é uno dei migliori al mondo. Mauri si fa il primo tiro di artificiale coprendo una trentina di metri con traverso: si arriva in un bel terrazzone, ma la cosa continua a salire. Edo prosegue per ulteriori 20 metri e rifinisce su terrazzato sotto altri 15-20 metri da salire. L'ambiente é ampio e si vedrà. Purtroppo la roccia non é delle più sane e impegna più tempo del previsto.
Usciamo con un aumento della portata d'acqua, ma lieve, verso le 10.30 del mattino.

massimo

esplorazione 26-07-08

E allora vi racconto l'uscitina di oggi.
Programma: risalire il fossile di Carrigo e in caso di insuccesso tentare l'attivo.

.
A primo avviso Bueno sembra meno bagnato del solito, ma la situazione idrica, mam mano che si scende ci fa presagire che più o meno le portate siano invariate rispetto alle ultime volte.
Anche questa volta siamo rapidissimi (merito anche delle corde infangate, che nell'uscita nell'uscita del 3/8 cambieremo): sistemiamo un nodo lesionato sul P55 che sarà da sostituire alla prossima. prima del tiro sul vuoto. Entriamo alle 17 e alle 20.00 siamo già operativi. Il ramo attivo é ancora bagnatissimo quindi viene già scartato in partenza.
Arriviamo alla base della risalita da completare e nel sacco trapano si volatilizzano le punte... se qualcuno fosse stato seduto davanti all'ingresso forse avrebbe sentito gli improperi trasportati dal vento gelido.... A -450 e a +200 circa, essere impotenti di fronte ad un muro di fango, fa un po' incazzare...
Prima decidiamo di tornare indietro e andare a fare un giro a Sifonik e Wildewest. poi ci coglie la follia e tentiamo la prosecuzione senza chiodi.
Sicura in parete a + 30 circa, e Mauri risale ancora una ventina di metri, entra in un meandrino fossile fangoso che prosegue su sifone di fango impestato e strettissimo. Fanculo.
Circo Orfei per la discesa e disarmiamo tutto portando cinque sacchi alla base dell'attivo. Laviamo tutto il materiale e lo lasciamo steso in vista di futuri attacchi siccitosi. Prendiamo anche un campione di fango e un blocco di calcare per Bini.
Nel rientro vediamo ancora diverse cosine, individuando proprio sopra il primo camino di Carrigo, un megafinestrone che punterebbe a superare i
sifoni: 30/40 metri su roccia ottima, e quindi fattibile nella prossima uscita. Ritentiamo ancora di salire a Salsa Rosa, ma la portata della cascata ce lo impedisce. Poi, nella Straforra, risaliamo verso un arrivo in verticale per circa 20 metri fino a soffitto: qui troviamo un'altra risalita che darebbe accesso a grossi ambienti ben visibili e comunque raggiungibili in artificiale. In quel punto si tratterebbe di arrivi da zone totalmente sconosciute, ben più avanti della fine di Cattive Acque.
Sistemiamo ancora due passaggi infidi facendo crollare qualche massone lungo la straforra, dopodiché rientriamo, anzi... ri-usciamo.
Da Mastodont usciamo in tre ore e alle 11 di domenica siam fuori.

Massimo Maurizio

domenica 15 febbraio 2009

L'eaudyssée

Quando si dice che la speleologia è un'attività multidisciplinare....


L'eaudyssée
Video inviato da SPELE-EAU

L’eaudyssée / El agua lo cuenta / The cycle of a drop of water

C’est l’histoire de la goutte d’eau et de son cycle dans le département du Var (France). Cette goutte d’eau c’est David Hiou-you (acteur) qui va suivre son parcours des nuages jusqu’à la mer en passant par des rivières, canyons, gouffres, rivières souterraines et siphons.
Il utilisera toute la logistique des sports extrêmes pour faire son cycle (parapente, eau vive, canyoning, rap jumping, spéléologie, plongée sous-marine et kite surf) en faisant découvrir les différentes étapes (la pluie, le ruissellement, l’infiltration, la résurgence et l’évaporation). Bref, c’est l’histoire de l’eau et du calcaire depuis la nuit des temps.
site web : speleh2o.fr


lunedì 5 gennaio 2009

Hystory Progetto Sebino ( 2006 - 2008 )

Area di studio

L'area carsica oggetto dello studio si estende tra la Val Cavallina e la costa bergamasca del Lago di Iseo.
Un territorio di circa 90 Km2, che si sviluppa all'interno dei comuni di:
Fonteno, Parzanica,Vigolo, Tavernola, Riva di Solto, Predore, Viadanica, Adrara e Grone.
Sopra viene riportato un estratto della carta geologica della Provincia di Bergamo, in cui si mette in evidenza l'estensione dell'area carsica interessata dagli studi.


La scelta della zona di studio si è basata precedentemente sull'analisi a tavolino dei fenomeni carsici conosciuti e successivamente sull'osservazione in campo dei seguenti elementi:

• formazioni geologiche tipiche per lo sviluppo di sistemi carsici;
• morfologia superficiale con presenza di fenomeni epicarsici particolari;
• limitata presenza di corsi d’acqua superficiali permanenti;
• presenza di sorgenti alla base del massiccio con notevoli variazioni della portata;
• assenza di studi scientifici sull’idrologia ipogea.


Informazioni generali

Il lago d'Iseo o Sebino è un bacino lacustre dell' Italia settentrionale, situato in Lombardia.
Ha come principale immissario ed emissario il fiume Oglio. Ha una superficie di 65,3 km2 e una profondità massima di 251 metri è situato a 180 m di quota nelle prealpi, posto in fondo alla Val Camonica, si incunea tra le province di Bergamo e di Brescia ed ospita la più grande isola lacustre dell'Europa centro-meridionale, Monte Isola coronata a nord e a sud da due isolotti Loreto e San Paolo.
In un ampio catino allungato di circa 33,694 chilometri quadrati è invece adagiato il Lago d'Endine, interrotto ad est dalla pianura di Piangaiano e ad ovest, dal primo tratto del fiume Cherio. La profondità non supera i 20 metri e si origina da sorgenti sotterranee sconosciute, poste sotto il livello dell’acqua
L’area all’interno dei due laghi è costituita prevelentemente da calcari di origine triassica e giurassica, che possono dare luogo facilmente a fenomeni di diffuso carsismo.
La serie stratigrafica delle formazioni interessate nell’area comprende le seguenti unità, descritte a partire dal basso stratigrafico:
• Calcare di Zu (Retico) - calcari marnosi poco carsificabili
• Dolomia a Conchodon (Retico) - calcare molto carsificato a stratificazione massiva o indistinta
• Calcare di Sedrina (Lias) - calcare scuro a stratificazione sottile molto regolare con rari noduli di selce e molto carsificabile.
• Calcare di Moltrasio (Lias) - calcare selcifero, spesso marnoso, molto carsificato.
I rilievi montuosi più elevati sono il Monte Bronzone (1334 m), il Monte Torrezzo (1378 m), il Monte Pendola (1126m), il Monte Boario (1239 m), Il Monte Gremalto (1320 m) e il Monte Ballerino (1275 m).


Introduzione speleologica


La Zona del Sebino è stata oggetto di sporadiche ricerche speleologiche nei decenni passati e, nel tempo, sottovalutata e bistrattata un po’ da tutti i gruppi speleologici: forse perché i modesti rilievi montuosi non garantiscono dislivelli da record, e forse perché la Lombardia è ricca di aree carsiche con prospettive esplorative allettanti.
Nell’area del Sebino, la presenza prevalente di territorio boschivo, di ricopertura quaternaria e di vegetazione molto fitta, mettono in difficoltà lo speleologo a reperire ingressi, soprattutto nelle stagioni calde in cui l’area e diventa poco penetrabile…
Questi, tra i vari motivi che potrebbero indurre a orientarsi verso altre zone.
La consulta catastale, riporta che nel trentennio a seguire il 1940 furono esplorate circa una ventinandi cavità di modesto sviluppo.
Successivamente, e fino ai giorni nostri, ancora una ventina di grotte, e, fatta eccezione per la Lacca del Berù (LoBg 3532) che tocca un dislivello di 231 metri e 435 metri di sviluppo, nessun’altra supera i 100 di profondità, né i 200 di sviluppo.


Prologo

Nel 2003 il G.S. Valle Imagna Cai-Ssi, su segnalazione di un amico geologo, visita e scende due cavità verticali di qualche decina di metri, situate nei pressi di un noto agriturismo nella valle di Fonteno. Alcuni soci, residenti proprio nelle vicinanze del Lago d’Iseo convinti del potenziale carsico, insistono sul dedicare attenzioni più approfondite a tutta l’area, ma la fervida attività del gruppo è ancora rivolta a esplorazioni importanti in altre aree carsiche lombarde.
Tutto viene quindi rimandato.
Nell’inverno a cavallo tra il 2005 ed il 2006, il G.S. Valle Imagna inizia la rivisita e la nuova topografia di tutte le cavità censite a catasto nei comuni di Fonteno, Vigolo, Parzanica, Adrara, Predore e Colli di San Fermo. In concomitanza, vengono trovate circa una decina di grotte nuove, principalmente nelle valli di Fonteno e Vigolo.
La comunicazione delle novità tramite internet e l’utilizzo della lista “Speleologia Lombarda”, dà inizio ad uno scambio di informazioni con altri speleologi regionali. Gli amici del G.S. Montorfano interessati all’epoca al M. Menna, ma molto vicini “geograficamente” al Sebino, ricevono segnalazioni di cavità in zona, informando di un loro probabile interessamento.
Nel frattempo vengono individuate numerose sorgenti che riversano le acque nel lago, e alcune di queste con portate considerevoli: viene così delimitata un’area carsica di circa 90 km quadrati, situata tra il Lago d’Iseo ed il Lago di Endine, e compresa in un ipotetico cerchio di 12 km di diametro.
La discesa della Laca del Rochel (LoBg1109), una verticale di circa 70 metri situata nei boschi del comune di Fonteno, dimostra che esistono “porte” di accesso all’interno della montagna.

Progetto Sebino: cronologia

Anno 2006: Abisso Bueno Fonteno

La grossa mole di lavoro in prospettiva di una seria campagna di ricerca esplorativa viene nuovamente comunicata ai gruppi speleologici lombardi, e in data 27 aprile 2006, si svolge una riunione informale presso la sede del G.S. Montorfano Cai a Coccaglio. Per l’occasione vengono invitati anche i gruppi di Lovere (Bg) e della Valtrompia (Bs).
Lo scambio reciproco di dati ed informazioni, non può che sfociare nell’intenzione di dare vita ad un progetto di ricerca in comune, al quale tutti i presenti aderiscono: il G.S. Valle Imagna Cai-Ssi, il G.S. Montorfano Cai Coccaglio, lo Speleo Valtrompia e lo Speleo Cai Lovere.
Il mese di maggio 2006, diventa decisivo per tutto l’evolversi. Durante ricerche in esterno, a bassa quota (770 m), soci dello Speleo Cai Lovere scoprono l’ingresso di quello che diventerà l’Abisso Bueno Fonteno. Sarà la giusta miccia per far esplodere il progetto e i suoi esploratori: già oltre un chilometro e mezzo di rilevato dopo tre domeniche, in ambienti veramente vasti e inusuali per il territorio bergamasco, è la conferma dell’esistenza di tutto quello che si era ipotizzato.
Gli esploratori si rendono subito conto dell’importanza storica del ritrovamento, vista la grande distanza (in linea d’aria ed in qualsiasi direzione), con le ipotetiche risorgenze delle acque.
Il Progetto nasce in questo momento: sull’intenzione di condurre uno studio speleologico del grande sistema carsico appena individuato, seguendo una seria metodologia di ricerca.
L’idea riceve immediatamente il sostegno e l’interessamento del Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere (Bg), rappresentato dal Dott. Aldo Avogadri.
I gruppi aderenti immediatamente istituiscono un regolamento interno, e procedono impostando delle linee generali sulla conduzione delle ricerche.
L’avvicinarsi dell’estate e di un clima “torrido”, rende fastidiosa la ricerca in esterno, quindi l’attenzione è rivolta maggiormente a Bueno Fonteno, che in pochi mesi raggiunge l’incredibile sviluppo di otto chilometri, con diramazioni aperte in ogni direzione. In questo periodo viene esplorata la via che dall’ingresso conduce al fondo di –451 metri, terminante nel profondo Sifone Smeraldo, il quale riceve acque anche da un altro ignoto corso d’acqua. Durante il tragitto vengono scoperti saloni di dimensioni spropositate: Fonteno Beach, Ciclopico e Mastodont (con altezze che superano i cento metri), un tratto completamente fossile e tutto il resto percorso da diversi corsi d’acqua che confluiscono man mano si scende. Il sifone Smeraldo non verrà superato, ma percorrendo il fiume che proviene dall’amonte (L’Apoteosi), si scoprono grosse gallerie di origine freatica, che ricevono a loro volta altre acque da tre imponenti diramazioni. Nell’autunno 2006, il Progetto viene presentato all’assemblea annuale dell’Ente Regionale Speleologico Lombardo (Morterone 24/09/2006), con richiesta di patrocinio.
Nel frattempo si terminano le prime riprese video, grazie all’aiuto offertoci dal G.S. Valceresio (Va), in modo da poter presentare la scoperta al ritrovo annuale internazionale di Casola 2006, e ai comuni compresi nell’area carsica interessata.

Anno 2007

All’inizio dell’anno, l’Ente Regionale Speleologico Lombardo, concede il proprio patrocinio al progetto.
L’inverno 2006-2007 è caratterizzato da un’esplosione esplorativa a “tre dimensioni”, e si scopre risalendo verso l’alto, l’importante nodo di “Terre di Mezzo”, da cui si dipartono numerose vie che proseguono verso l’interno del massiccio e che potrebbero direzionarsi verso la vetta maggiore dell’area, quella del Monte Torrezzo (1378 m. slm). L’abisso ricopre un’estensione di 1300 metri quadrati… e non è poco…
Verso il basso invece, due importanti diramazioni con corsi d’acqua perenni e molto attivi, superano nuovamente i 400 metri di profondità: l’impegnativo ramo di “Fangul” tocca i –463 metri e termina su sifone (maggior dislivello), e “Hydrospeed” si ferma a –440 metri, in enormi gallerie allagate, ancora da percorrere.
Il Progetto Sebino, visto l’interesse crescente da parte dei vari enti locali, decide di darsi un’identità ben precisa nell’approfondire le tematiche necessarie a condurre lo studio idrogeologico del sistema carsico. L’esigenza di contributi economici è fondamentale per l’acquisto di materiali speleologici indispensabili per il prosieguo delle ricerche, così come l’attrezzatura per effettuare documentari specifici.
Viene costituita un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, con atto costitutivo del 10 ottobre 2007, con le seguenti cariche: Massimo Pozzo (Presidente); Claudio Forcella (Vicepresidente); Matteo Spisani, Devis Magri e Livio Palamidese (Consiglieri).
L’obiettivo del Progetto Sebino è lo "Studio idrogeologico e speleologico del sistema carsico", con particolare riguardo alla:
• individuazione delle disponibilità idriche ipogee per un eventuale utilizzo;
• valutazione dell’impatto antropico sul sistema idrico;
• tutela e salvaguardia dell’area carsica in esame
L’attività di ricerca continua anche in tutta l’area sebina e vengono ritrovate numerose cavità, circa una trentina, nei dintorni dell’ingresso di Bueno Fonteno, ma anche nel settore del comune di Vigolo. Importantissimo è il “Bus del Zio”, situato sul versante sud della Cargadura (spartiacque esterno), ma sulla linea ipotetica di scorrimento della falda acquifera (Fonteno- avernola) e quindi probabilmente collegato idrologicamente con le acque oltresifone di Bueno Fonteno. Anche “Macignopoli” supera i 130 metri di sviluppo, e sembra molto vicino ad una giunzione con Bueno Fonteno.
In parallelo, prosegue la revisione e l’aggiornamento catastale di tutte le cavità presenti nell’area, con nuova topografia interna e posizionamento tramite Gps.
All’interno di alcune cavità, e soprattutto in Bueno Fonteno, si effettuano raccolte di fauna troglobia attestando che la fauna ivi presente sia molto ricca e ancora incontaminata: sono presenti molti microambienti che costituiscono habitat idoneo per numerose specie diverse e in alcuni casi è possibile pensare che si possano trovare anche specie nuove per la scienza.
La presentazione continua del Progetto, sotto forma di serate divulgative al pubblico, richiama l’attenzione della popolazione e quindi anche degli enti locali, ne accresce la credibilità e quindi l’utilità anche sociale degli scopi dello stesso, a cui viene riconosciuto un piano di bilancio spese, sostenute e patrocinate da: Provincia di Bergamo, Comunità Montana Alto Sebino e Comunità Montana Monte Bronzone-Basso Sebino, Comune di Fonteno, Vigolo e Tavernola.

Anno 2008

L’inverno 2007-2008, è teatro di numerose risalite in artificiale, dal momento che le vie acquatiche sono proseguibili esclusivamente tramite immersioni subacquee, soprattutto nelle diramazioni del fondo. Un’importante regione sotterranea è quella di “Megasnake”, che non si sa ancora se provenga dal misterioso Monte Pendola (1126 m slm) o dal Monte Boario (1239 m slm), e poi “Cattive Acque”, che ritorna verso il cuore dell’abisso: le loro acque si riversano dopo la “Straforra”, nel sifone Smeraldo.
Nel tentativo di trovare un passaggio alto che lo superi, viene percorso sempre in risalita partendo da -450 un altro enorme ramo denominato “Carrigo”, riversa un abbondante corso d’acqua nella galleria dell’Apoteosi. La sua importanza è strategica perché è situato nell’amonte del sifone e quindi punta l’interno della Cargadura, ma a +170 si è femi sotto una cascata di 40 metri…inviolata e con ambienti di notevolissime dimensioni.
I rapporti con gli enti locali sono rafforzati da un continuo aggiornamento e scambio di informazioni, e il sostegno non tarda a dare risultati per il consolidamento del Progetto: lavori di miglioria vengono apportati nei sentieri di avvicinamento, che vengono messi in sicurezza anche per la popolazione locale, spesso in visita all’ingresso dell’abisso. Si procede alla produzione di un nuovo filmato, e vengono poste le basi per una immediata rivalutazione di tutto l’ambiente circostante. In collaborazione con il dott. Bini del Dipartimento Scienze della Terra, Università di Milano, si da’ inizio alla raccolta e campionamento dei calcari presenti lungo tutto il dislivello ricoperto da Bueno Fonteno, e nell’intento di effettuare un tracciamento delle acque, inizia la ricerca subacquea nel Lago d’Iseo, individuando sorgenti a 40 metri di profondità.
Bueno Fonteno si avvicina vertiginosamente ai quindici chilometri di sviluppo, e continua a non dare segno di fermarsi, confermandosi al momento come la più lunga grotta della bergamasca, e ai primi posti tra quelle lombarde.

martedì 23 dicembre 2008

Esplorazione Collosso 21 - 12 - 08

Bueno Fonteno - Ramo collosso

Partecipanti: .... Mauri, Massimo, sacco cibo e materiali-batta, sacco trapano bi-batta, e sacco corde con nugolo di moschettoni.

Entriamo in Bueno sabato sera alle 20 spaccate. La temperatura freddona e un po' di neve qua e là, ci facevano sperare che le acque interne fossero dormienti...ma non é stato così. Già l'acqua sulla strada al parcheggio ribadiva la sfiga. L'attività idrica interna del belvone era ben notevole: direi una delle uscite più bagnate degli ultimi tempi...
Senonché in un'ora e venti siamo a Mastodont: a muoversi ci si scalda: tutti i pozzi erano discretamente "cascati"... i bastardi.

Arrivati a Collosso, il P.60 scaricava veramente tanto: ne rimandiamo l'artificiale. Sistemato l'armo del primo P.35 risalito la volta precedente, recuperiamo altri due sacchi di materiale per risalita e ci dirigiamo verso il salone da scendere.
Collosso vero e proprio.
Si sbuca da un cunicolo in parete e scendiamo subito un venti metri, finendo alla base di un grosso salone, abbastanza inusuale per il conosciuto in zona. Pieno zeppo di plastici di fango e depositi, ma parecchio impiastrati rispetto a Mastodont. Sopra di noi almeno tre vie alte (una risalita nel fango a +20, un p.40 con poca acqua e una concrezione con camino iniziale da 10 m). Verso il basso un finestrone con un salto che riporta a 35 metri sopra la Straforra. Iniziamo ovviamente con quella nel fango. Piantando pochi chiodi, risaliamo circa 40 metri finendo in un piazzalone con in alto altre vie e ambientoni, mentre a destra un finestrone ci porta ad affacciarci sul P.60 con cascata. Ottimo, perchè da lì sarà più facile raggiungere la condotta che sputa acqua, 20 metri più sopra..). Torniamo alla base di Collosso e iniziamo a risalire la concrezione. In realtà non é un P.10, ma un trenta: Mauri é più veloce del trapano. In cima rileviamo 100 metri di condotta freatica pulitissima e perfettamente 1,5x2 drittissima! Battezzata "dimmi dimmi perchè", appena inclinata in positivo. Arrivati in cima, il pavimento sfora sopra ad un bel P.40 da ridiscendere terrazzato. Torniamo indietro a Collosso a disarmare la risalita e prendere i 4 sacchi di materials per scendere ancor.
La zona di Collosso risulta un nodo abbastanza importante perché speriamo possa intercettare livelli superiori, freatico fossili, che magari riescano a bypassare la zona dei sifoni di fondo. Inoltre ci sono nuovi corsi d'acqua di cui non sappiamo la provenienza.

Scendiamo il P.40, finendo praticamente e esattamente (i rilievi sono precisi al metro!), all'armo di entrata di Cattive Acque, circa 20 metri sopra il fiume che scorre in forra, e a un centinaio di metri da Megasnake. Lateralmente, a metà pozzo, ci sono finestre da raggiungere con probabile meandro..
In poche parole ora possiamo arrivare al fondo, seppur con qualche saliscendi, passando da zone fossili, e quindi si evita il percorso bagnato.
E quindi, approssivamente parlando, abbiamo calcolato circa cento vie ancora aperte all'interno di Bueno Fonteno... ne avremo da fare per decenni...

In totale superiamo i fatidici 15 km di sviluppo, con 300 metri nuovi di esplorato: nel rilievo i camini non risaliti, non vengono calcolati nel totale.

A ritorno abbiamo quindi attrezzato una via che dalla forra risale all'imbocco di Megasnake, e poi prosegue fino a Cattive Acque, per risalire così a Collosso.
Ritornati a Mastodont, arriviamo all'uscita in 4 ore circa, uscendo alle 18.10 di domenica. Anche a ritorno i pozzi hanno mantenuto la quantità d'acqua del giorno prima: man mano che ci si avvicina all'ingresso, acqua e aria gelida in entrata, rendono il tutto molto allegro e divertente.

Alla macchina, una famiglia di pinguini in ginocchio ci ha supplicato di accendere il riscaldamento.....

Bueno si arricchisce di nuove porte che si diramano all'interno della montagna... più continuiamo a saperne, e meno ci sembra di sapere... é un labirinto gigantesco...

...spettacolare....



massimo

lunedì 30 giugno 2008

Esplorazione 29 - 06 - 08

Rispondo subito a Livio.

Avevamo notato già i vari lesionamenti: sono effetto delle piene degli ultimi mesi. Capita quando le cascate fanno sbattere la corda contro parete... dopo infinite volte questa si lesiona. Anche nei giri verso il fondo dovremmo fare un po di sostituzioni, più che altro perché il tratto che va dal fossile a Mastodont le rende infangatissime, quindi a rischio di discese velocissime e risalite con bloccanti che non vanno.
Faremo sicuramente una lista dei lavori del genere da fare, nella speranza che ci sia buona partecipazione.
L'armo del P15 lo abbiamo testato, e se nessuno si offende, é quasi più bastardo di prima, perché il traversino é troppo alto e obbliga a stare con le gambe nel vuoto, mentre prima si camminava: in più l'anello di partenza é singolo con fix un po' uscente. Volevamo sistemarlo definitivamente, ma eravamo troppo conci ieri a ritorno, e perciò vorrà dire che la prossima volta lo risistemeremo ad hoc, cambiando anche quel marciume di corda che ormai fa pena.

Nell'attesa del resoconto positivo della nuova grotta apertasi (Matte, Kraus, Anna, Conte coadiuvati da Edo e Mauri), vi dico quel di ieri:

Uscita 28/29 - Mauri, Massimo, Edo - Ramo Carrigo

Entriamo alle 20 di sabato, sperando che le acque si siano calmate un po', e che si possa attaccare la risalita del 40 sotto cascata. In effetti le portate sono ben più placate, e quindi la foga si rispecchia nella solita andatura. Mezz'ora fino a Fonteno Beach, un'ora fino a Mastodont, un'ora fino al sifone: 2 ore e 30. Lo continuo a scrivere, non per sottolineare che siamo forti, ma per far capire che andare a -450 é alla portata di tutti, e se presa con meno foga, in 4 ore si é tranquillamente al fondo. Invece, fatti due calcoli, in quelle zone a esplorare non ci va quasi nessuno a parte i soliti, forse per errate valutazioni o per sottostima delle proprie possibilità. Ed é pazzesco pensare che all'interno del Progetto, la maggior parte dei componenti conosca ben poco di Bueno... o non abbia visto i condottoni del fondo.
Vado avanti nel racconto.
Arrivati al fossile, Mauri si rende conto che gli scarponi (nuovi?) da ghiaccio della Asolo, si spaccano a pezzi man mano che cammina: a Mastodont abbiamo dovuto fasciarli con cordini e fettucce, altrimenti rimaneva scalzo... fa ridere, ma a -400 é veramente un calvario. Al sifone, praticamente era come avesse i sandali.
Qui ci prendiamo ancora due sacchi di materiale da risalita lasciati in loco e saliamo verso Carrigo.
Le speranze di risalire vengono presto annullate dalla cascata maledetta che impegna tutto il percorso della risalita (vi assicuro che il P.40 é grosso forte), e quindi dobbiamo ripiegare sul ramo fossile esplorato l'ultima volta.
Chiaramente il fatto che ormai Mauri si sia trasformato in un carmelitano scalzo, pregiudica un po' la potenza risalitrice, ma in ogni caso riesce a risalire un P10. Successivamente saliamo un P25 con pareti molto fangose che fa perdere parecchie ore tra sosta in parete ed esaurimento rinvii e ci fermiamo di fronte ad un grosso ambiente che sembra prendere la direzione della faglia visibile in carta... Dopo il volo della suola di uno scarpone, fino a tre pozzi più sotto, capiamo che anche per stavolta é sufficiente:
poco rilievo, ma nuova porta aperta verso l'immenso.... chi vivrà vedrà.
Dopo un po' di girovaganze qua e là, rientriamo.
I tempi sono nuovamente i soliti. Da Carrigo al sifone mezz'ora, dal sifone a Mastodont 1 ora, da Mastodont a fuori 4 ore. E usciamo alle 16 di domenica.


massimo

domenica 29 giugno 2008

Report 29 - 06 - 08

Giovedì , con Giampietro, Cica e Elena abbiamo fatto un'uscita a Fonteno, scopo risalitina sopra partenza Sifonik che avevo notato tempo fa, ma arrivati in zona ci siamo accorti che la risalita era già stata fatta, presenza di 2 fix.

Abbiamo allora fatto un giro "turistico" in zone dove alcuni di noi non erano mai stati e abbiamo notato che: la corda che porta da Portorotondo a Portobello è lesionata sopra il primo frazionamento, idem la corda che scende a Idrospit alla partenza del secondo pozzo.
Quindi attenzione! Andrebbero sostituite.
Probabilmente sono state le piene dei giorni scorsi.

Nell'uscire abbiamo tentato di rifare più alto il traverso dell'armo di partenza del P 18 - ramo principale - in quanto alcuni lo ritenevano troppo tecnico......ma non siamo riusciti a svitare sia i moschettoni sia le viti delle placchette in prossimità della partenza del pozzo (non avevamo con noi una pinza). Andrebbe perciò risistemato continuando il traverso fino alla partenza della corda in vuoto.

Livio

sabato 21 giugno 2008

Battuta Fonteno 21/06/08

Partecipanti: Edo, Kraus


Obbiettivo: Posizionamento GPS ultime cavità


Ci troviamo in piazza nel pomeriggio e dopo un bel gelato saliamo nella zona alta del paese dove troviamo Franco ( indigeno locale…) che in cambio di informazioni pretende una bicchierata di bianco della sua cantina in nostra compagnia.

Leggermente alterati ci avviamo e giunti in zona veniamo a sapere che la cavità che ci è stata segnalata da Franco è stata chiusa anni addietro dal proprietario del terreno. A compenso ci vengono fornite la indicazioni di un buco in località “ Boer “ che dopo una bella scarpinata in salita riusciamo ad individuare. Non sembra niente di promettente, un buco franoso da scavare con poca aria….

Torniamo sui nostri passi e andiamo a posizionare, sia il P17 sceso settimana scorsa, sia il Bucolegna di cui non possedevo ancora le coordinate.

A questo punto visto la densità delle cavità ( 4 a poche decine di metri una dall’altra )decido di battere i dintorni. Risalgo verso la testa della valle per una cinquantina di metri fino ad incrociare un sentiero che torna verso la strada. Lo seguo fino a quando improvvisamente il percorso finisce dentro una buca di circa due metri di profondità…..Ma da quando i sentieri finiscono in una buca ??

Perplesso guardo sul fondo e vedo che chiaramente si tratta di un inghiottitoio alla cui base un cunicolo dirige verso valle. Con i termosensori epidermici in preallarme scendo giù e immediatamente la mia faccia viene investita da un vento gelido. Bingoooo!!!!

Il cunicolo prosegue a vista per un paio di metri ed è ripieno di fogliame e detriti che scivolano all’interno. Va allargato e ripulito ma il lavoro non sembra difficile , ovviamente non abbiamo con noi nessun tipo di attrezzo ( neppure i guanti ) e quindi dobbiamo rimandare il tentativo di scavo.

Nasce cosi la storia di Buco Ghiotto…Il proseguo spetta a noi scriverlo.



A Bueno Kraus