mercoledì 15 luglio 2009

Esplorazione 05-07-09

Luogo: Bueno Fonteno
Partecipanti: Matte,Vez,Max,Maurizio,Kraus

Causa tempo incerto e previsioni meteo non ottimali il programma originario che prevedeva il proseguo delle esplorazioni oltre Gran rondò ( ramo Sifonik ) viene accantonato per precauzione. Non sappiamo come si comporta il regime idrico del ramo in caso di forti precipitazioni e la presenza di un passaggio semisifonante ci induce alla prudenza.
Decidiamo di cambiare obbiettivo e ci dirigiamo verso il ramo di Fantator con l'intento di completare l’ipotetica giunzione con la risalita della faglia sopra il salone del Granduca.
La risalita della faglia ci aveva impegnato a più riprese per un totale di quattro uscite ed era stata momentaneamente abbandonata a quota -107a causa della qualità della roccia che peggiorava.
La zona terminale di Fantator era stata vista in primis nel 2007da Giuliano e valter che erano riusciti a superare la strettoia situata poco oltre l'inizio del ramo ed avevano effettuato il rilievo del meandro fino al trivio finale.Le prosecuzoni non furono possibili causa le dimensioni di passaggio troppo ridotte.
Quest'inverno il ramo era stato rivisitato da Mauri che aveva trovato e percorso una galleria che partiva a soffitto del meandro poco oltre la strettoia iniziale.La galleria terminava dopo un centinaio di metri su un pozzo valutato con l’ausilio del solito sasso sonda oltre i 50 metri di profondità.
Da rilievo sembrava che si trattasse proprio della faglia che stavamo tentando di risalire……

Durante il percorso di avvicinamento facciamo tappa a Portorotondo e Portobello per scattare un rullino di diapositive e dare modo a Vez e Maurizio di apprezzare la bellezza di posti che vedono per la prima volta.

Finalmente arriviamo alla strettoia che viene addomesticata per consentire il passaggio anche ai non magrissimi. Percorriamo il meandro fino al fondo per valutare le possibilità di prosecuzione dei tre mandrini terminali che risultano impercorribili senza un opera di allargamento. Torniamo sui nostri passi fino al punto dove arrampicare per raggiungere la condotta. Armiamo con uno spezzone di corda e proseguiamo lungo la condotta che risulta molto suggestiva e termina come descritto da Mauri su un ampio pozzo.
Armiamo e scendiamo con tutte le cautele possibili perchè la qualità della roccia è veramente pessima e basta sfiorarla per provocare il distacco di materiale di varie dimensioni.
Dopo una quarantina di metri arriva la conferma tanto attesa. “ Giunzione “ .Sotto di noi vediamo le corde installate da Edo durante l’ ultimo tentativo di salire dal basso. Grande gioia e complimenti reciproci si sprecano soprattutto in considerazione del fatto che Vez e Maurizio sono alla loro prima esplorazione di un certo impegno per di più in notturna. Inoltre il fatto di non dovere ripercorrere tutta la strada dell’andata non dispiace a nessuno….
Scendiamo la faglia fino ad atterrare al salone del Granduca a quota -165 e a questo punto il ritorno in superficie rimane una semplice formalità.
Usciamo ad oltre sedici ore dall’ingresso stanchi ma felici di avere partecipato ad un ennesima “premiere” come dicono i nostri speleocugini svizzeri.

La giunzione oltre a svelare un altro tassello del labirinto fontenico ci permetterà di raggiungere l fondi di Fantator e Frollohills con un buon risparmio di tempo. Quindi è probabile che le prossime uscite possano dirigere su questi obbiettivi che ora risultano a portata in una singola uscita domenicale.
In più adesso abbiamo a disposizione un percorso speleo turistico con un anello interno niente male di una decina di ore.

venerdì 5 giugno 2009

esplorazione 02-06-09


ABBIAMO SUPERATO I 16 CHILOMETRI!!!!!!!!
Descrivo brevemente l'uscita.
Entriamo i due, Kraus ed io verso le 23.30 di lunedì sera.
Nonostante le titubanze iniziali (eravamo in piedi già dalla mattina, ed il giro a Gran Rondò richiede la ventina di ore...), realizziamo che quel meandro lasciato lassù, meritava di essere esplorato.
Entriamo più "agili" possibile, cioé con il materiale tirato all'osso: una batteria del trapano, trapano, cibo, rilievo e mazzette per spaccare un po' il percorso e renderlo più fluido e meno stancante. Le portate d'acqua sono in generale diminuite, e questo non é cosa da poco.
Senza tirare troppo, e spaccando per bene tutte le strettoine dei 200 metri che precedono l'ultima risalita, arriviamo a Gran Rondò in ottima forma.
Disarmiamo la risalita in vista di un riarmo più protetto, e per prima cosa effettiuamo un bel traverso aereo per raggiungere un meandro che si nascondeva dietro un angolo. Il meandro c'é, e mi sembra che viaggi da matti... ma ovviamente era uno scherzo di luci e ombre: finisce dopo una trentina di metri in sabbia e fango fossile. Rimarrebbe da infilarsi in un bucherello a pavimento... magari un giorno lo faremo.
Dopo un the ben caldo e zuccherato, entriamo nel meandro fossile discendente scoperto la volta prima. Kraus lo dedica a Francesco, un amico che da adesso ci seguirà da altre dimensioni...
Meandro Francesco é alto e, dopo 100 metri e un P15, scendiamo ancora una sequenza di un P11, P6, P6, P5, facendo circa un centinaio di metri fino ad infognarci in un cunicolo dopo una saletta.
La stanchezza e l'idea di riuscire a giuntare con l'ultimo bivio del ramo Sifonik, ci ha un po' fatto perdere la concentrazione: infatti se avessimo giuntato, avremmo guadagnato almeno due/tre ore di cammino per il ritorno. Invece avremmo dovuto stare alti (un po' prima dell'ultimo saltino), per vedere che il meandrone si alzava per oltre 20 metri, suddividendosi in tre livelli, molto simili a Sempredritto...... Sarà per la prossima volta. Anche la gran parte dell'aria era in alto....
Il cunicoletto finale comunque continua, ma é un po' rognoso. Comunque é da fare prima o poi.
In pianta vedrete che continuiamo a spostarci in un settore completamente sconosciuto della montagna. E questo logicamente é ottimo.
Ad un certo punto abbiamo deciso di tenerci ancora un po' di forze per il ritorno.
Dopo aver risistemato l'armo della risalita (é comunque da risistemare e cambiare la corda del 9), verso le 13 ripartiamo da Gran Rondò.
Seppur pensassimo di uscire molto tardi, riusciamo ad essere alla macchina verso le 16.30, e questo mi tranquillizza perché comunque l'uscita rimane alla portata.
Lassù c'é veramente ancora molto da fare...
Il computo finale ci dice 16.057 metri, a cui potremmo già aggiungerne 50 di meandro fatti da me ma non rilevati ancora.

Esplorazione 17-05-09



Programma del weekend: Edo e Conte entrano sabato mattina a risalire l'ultimo caposaldo di Sifonik (il salone a monte); Matte, Kraus ed io entriamo sabato sera a proseguire il lavoro. Si tratta inequivocabilmente di una "staffetta" di Progetto.
Non potendo descrivere in prima persona di ciò che hanno combinato i due sabatali, posso solo complimentarmi per il risultato ottenuto, e per aver portato a casa una risalita nel punto più remoto di Bueno (a monte), fatta con tutti i sacri crismi del caso.
Comunque, i due scellerati si caricano di un bel po' di materiale e lo portano fin là: risalgono venti metri e accedono nella Sala del Gran Rondò, da dove si diparte di tutto... e poi esplorano ancora un bel meandro fossile per almeno un centinaio di metri.
La seconda squadra entra poco dopo le 21 e l'incontro avviene prima del tratto stretto terminale, attorno alle 23.40... Con un andatura non eccessiva ci vogliono quindi almeno 4 ore per arrivare in zona esplorativa.
Bello scambiarsi pareri la' sotto (oppure "lassù"... boh!), e dai racconti invasati di Edo e Conte sembrava proprio che la nottata era in procinto di regalare grosse sorprese.
Prima di descrivere segnalo che Kraus si é giocato un Bonus-vita-masso, visto che Santa Kraus ha deciso di fermare il grattacielo che lo stava seppellendo a Sifonik. Cosucce da nulla. Poi, presi da raptus di vendetta lo abbiamo fatto letteralmente a pezzi... (Kraus o il masso?....).
La risalita permette di accedere a Gran Rondò. Da qui troviamo un caminazzo a destra di circa 40 metri con acqua, a nord un meandro fossile ancora da raggiungere. A sinistra abbiamo un meandro-camino stretto da verificare e un altro caminazzo da 40 metri con meno acqua. In altro sembra che ci sia veramente di tutto...Di fronte al caposaldo centrale del salone, c'è l'inizio di un meandro fossile che ridiscende, ma prima di questo, un altro meandro in arrivo sbuca da una risalita concrezionata.
Visto l'imbarazzo della scelta, e sapendo anche che gli staffettari si erano fermati su un P15... prima ci dedichiamo alla risalita concrezionata (un p7): qui esploriamo un meandro fossile stretto per circa una sessantina di metri che termina nello stretto e sottofrana. Peccato, perché era ventoso e si dirigeva in zone strane...
Rileviamo quindi il meandro fossile discendente fino al pozzo non sceso: é un P15 che alla base biforca. Un ramo a valle e uno a monte... che figataaaa!
L'orario non ci permette di andare molto oltre, ma prendiamo i primi metri del ramo che scende giusto per verificarne la direzione: c'é acqua e aria, e si dirige in settori sconosciuti, così come la parte a monte, che ha una sequenza di due saloni-camino (Le sale dalle Colonne di Burro). La seconda ha a circa 6 metri di altezza una bella condotta che prosegue...
In estrema euforia, dobbiamo purtroppo tornarcene indietro: sono circa le 8.00 di domenica, e il fatto di non essere allenatissimi si fa sentire.
A Gran Rondò lasciamo tutto l'occorrente per risalire e per proseguire l'esplorazione in discesa (la statica però non é molta).
Sifonik é comunque lungo e tedioso. Partendo dai rami nuovi verso le 9.30, usciamo esattamente alle 14.30 di domenica pomeriggio, con due-tre pause lungo il percorso.
Per concludere direi che la staffetta si é rivelata molto efficace: in due tornate abbiamo portato parecchio materiale, e soprattutto aperto ancora nuove porte all'interno della montagna. Inutile dire che ci avviciniamo al sedicesimo km e che prossimamente avremo grosse sorprese assicurate.
Continuiamo a fantasticare godendoci i nuovi dati.

Report 11-04-09

Ultime dal trio 132 (...anni... in tre), Vez Kraus Massi.

Non resistevamo alla tentazione di sapere cosa ci fosse al di là del ramo della frana iniziale. Chiaramente si sperava di estrarre una sorpresa cospicua dall'ovetto de pasqua, invece il bottino é di non più di 60 metri nuovi e stop.
Il ramo Altrosi, dopo una sequenza stronza di passaggi da desifonare, metà acqua e metà fango, dopo che la volta si rialza... ma che si riabbassa subito.... finisce sotto una frana che ha tutto l'aspetto di provenire dall'esterno. Alcuni balocchi arrotondati, tipici da fiume, di grosse dimensioni e sospesi sopra le teste, non ci hanno permesso di proseguire.
Non si capisce se la condotta prosegua al di là, oppure se effettivamente siamo prossimi ad uscire. Potrebbe essere la buona occasione per provare ad usare gli Arva.

Esplorazione 04-04-09

Report 4-04-09

Luogo: Abisso Bueno Fonteno

Partecipanti: Federico, Max, Kraus

Veloce raid pomeridiano alla frana dell’amonte iniziale di Bueno. Con la scusa di fargli dare un occhiata mando avanti Max che subito capisce che ormai manca pochissimo al lavoro di disostruzione.

Aizzato dall’eco e dal vento in aumento, egli imbraccia gli attrezzi e in poco più di dieci minuti siamo oltre. Dopo sette, otto metri il meandro si abbassa di nuovo e rimane un passaggio di dieci centimetri di altezza sopra una pozza d’acqua beffarda. Scaviamo un canaletto di scolo e dreniamo l’acqua.

La base è costituita da riempimento di ghiaia e fango risulta facilmente scavabile. Allarghiamo anche a soffitto e riusciamo a progredire per altri sei sette metri .La prosecuzione è visibile per una decina di metri con dimensioni transitabili.

La frana si è comportata da diga provocando il riempimento per sedimentazione fin quasi a soffitto del tratto a monte. Dovrebbe essere sufficiente guadagnare qualche metro di dislivello per migliorare le dimensioni di transito. Per passare manca pochissimo ma il tempo è scaduto e decidiamo di sospendere.

Kraus

Esplorazione 02-02-09

Ebbene, ecco il riassunto della telecronaca dell'uscita di questo week end.

Partecipanti: Mauri, Kraus, Massi

Le ultime uscite in "regioni" a monte di Bueno, ci hanno sempre regalato novità esplorative. Nel ritorno dall'ultime esplorazione a Frollohill, avevamo notato cose interessanti lungo la zona di Binario-Sifonik (soliti camini, traversi, finestre varie).
Nel frattempo si voleva anche sistemare la situazione degli armi, troppo vulnerabili alle piene dell'abissone, e quindi da rifare.

L'appuntamento é all'armo più alto sopra il telone che penzola dall'armo per Sifonik.
Ci dividiamo momentaneamente: Mauri e Kraus disarmano il traverso nella risalita della Faglia, a Sempredritto, collegando l'armo al Granduca in vista della prossima chiusura dell'anello con Fantator (P.50 da scendere inviolato); io vado a Portorotondo a recuperare un sacco con corda e moschettoni.
Morale della favola: quando ci reincontriamo siamo in tre con sei sacchi...
ma perché 'sti conti non tornano mai? Bòh!....
Riverificati tutti i caminetti tra Binario e la parte alta fossile di Sifonik, che si rivelano nulli, sistemiamo l'armo e ci dirigiamo verso Spalmer, con l'obbiettivo di risalire il camino a monte.
... Spalmer è proprio il nome giusto per la zona.... molto bello e interessante dal punto di vista morfologico, ma veramente marcio sotto un profilo fangoso e con due sacchi a testa...
Comunque la risalita parte dalla finestra che dà sul pozzo a circa +11 metri dalla sua base, e siccome é sotto cascata, Spider Mauri deve aggirarla con un simpatico traversoarzigogolo alla Orzowei... Ridendo e scherzando col gelo, si arriva a circa +30 metri, di fronte ad una condottina che riversa acqua.... e che dopo 5 metri sifona stronzamente con tre metri di 30 cm d'aria e 30 cm d'aria. Percorsa da vento violento, al di là si sente eco e acqua che scorre in ambienti...
Ci vorrebbe una muta stavolta....
Che sfiga....
Quindi si ritorna indré.....
Andiamo a vedere Lasciamo, che mi pareva di aver capito che finisse in un salone di frana da risalire. Non ci aspettavamo che terminasse in sifone maligno.
Torniamo alla fine ancora sopra Terre di Mezzo riperfezionando l'armo per evitare l'acqua.
Laviamo tutto il materiale che al momento é steso nella forra alla base della risalita che porta a sempredritto.
Usciamo domenica sotto una spettacolare nevicata: nell'ultimo tratto di grotta, dal P.15 all'ingresso, l'aria e l'acqua era veramente gelanti...

massimo

Esplorazione 12-01-09

Ciao a tutti,
eccovi resoconto dell'ultima uscita in Bueno.
Il programma era di continuare le risalite a Collosso, nella zona del fondo, ma non potendo entrare nel primo pomeriggio di sabato, consultiamo la lista delle cento vie da fare, e si punta a qualche ramo a monte.
Partecipanti: Mauri, Massimo, sacco trapano, sacco cibo-materiali, sacco corde (tre-trenta con moschi vari), mini punteros con una quaranta del nove (e moschi vari)
Entiramo alle 21.30: paesaggio spettrale reso luminosissimo dalla luna piena. La neve é parecchia e scendo fino al fiume semighiacciato con le catene.
Quindi si decide di riarmare la via che porta da Terre di mezzo a Portorotondo, andare a Fantator e disostruire meglio la strettoia per poi scendere il P.50 inviolato che dovrebbe giuntare con la risalita della Faglia in Sempredritto, disarmare il tutto e collegare l'anello col P.25. Nel frattempo si voleva dare un'occhiata alla zona terminale di Fantator e Rotohill.
Iniziamo con Rotohill, dal momento che ci sembrava di aver capito che termina in strettoia, ci portiamo il materiale adatto. Invece, nonostante le ristrettezze, riusciamo a proseguire subito a suon di mazzate, portando la luce nel nuovo tratto esplorato, che battezziamo Frollohill, naturale prosecuzione del ramo. Le dimensioni cambiano di poco: larghezza media di mezzo metro (ogni tanto di un metro), altezza media di 5 metri, e spuntoni da tutte le parti, ma marcissimi, quindi inaffidabili. Proseguiamo mazzettando per circa 7 ore, rilevando 350 metri nuovi, con Frollohill che non ne voleva sapere né di fermarsi, né di allargarsi un attimo. Logicamente il fondo é percorso da corso d'acqua, e di tanto in tanto il soffitto é intersecato da mini affluenti.
Il ramo per adesso non termina, ma ci fermiamo sotto un caminello troppo pericoloso da salire in libera, causa frollamento delle pareti... Bisogna piantare almeno un chiodo e portarsi una decina di metri di corda.
Dato importante é che siamo saliti da circa -70 a -3... Tutto il ramo é percorso da corrente gelida in entrata.
L'insieme Rotohill-Frollohill ora credo che superi il mezzo chilometro, e da percorrere tutto é abbastanza astioso, ma comunque divertente: merita di essere portato avanti. Il ritorno fino all'inizio di Fantator non é leggero (i sacchi rompono parecchio la minchia), e dato l'orario, rimandiamo la discesa del P.50 faglioso, per concludere l'opera di sostituzione corde a Portorotondo.
Usciamo verso le 15.00 di domenica, con l'ingresso ghiacciatissimo: bellissima la valle innevata, ma con le tute fradicie il momento dello spogliamento alla macchina diventa bastardo.
Nel complesso, ci avviciniamo ai 15.500 metri, con l'ennesima via da completare.
Bueno non smette mai di sorprenderci: é un bestione ed é spettacolare dovunque.

Report 29-09-08

Ciao ragazzi,
Vi aggiorno sull'uscitina del week appena passato.
Come da programma si era deciso di effettuare nuove riprese, nel ramo Wildewest e proseguire in seconda battuta, con la risalita della faglia. Entriamo verso le 17 di sabato Mauri, Edo, Giovanni, Giuliano, Kraus ed io.
All'ingresso la circolazione d'aria ha dato inizio al regime invernale, ma si avvertiva appena. All'interno un po' d'acqua in più delle settimane scorse, ma comunque ipertranquilla. Portiamo, nei cari otto sacchi con noi, anche il termometro di precisione, e alla base del P55 la misura altalena tra 8,5° e 9°.
In Wildewest parte il set FonteniKubrico: le eccentriche danno spettacolo così come i nostri faretti, e le riprese continuano a migliorare. Edo inventa la "lampada da petto", che crea nuovi effetti. E' da perfezionare, ma é un'idea ottima. Riusciamo così a portare a casa delle belle immagini: abbiamo ripreso parecchie eccentriche... vere e proprie chicche di Bueno.
Dopodiché rimisuro la temperatura a Sempredritto e mi dà 9°.
Giovanni e Giuliano escono verso la mezzanotte mentre si da' inizio alla risalita della Faglia, con sogni di chilometrate notturne. Il posto promette ma non é uno dei migliori al mondo. Mauri si fa il primo tiro di artificiale coprendo una trentina di metri con traverso: si arriva in un bel terrazzone, ma la cosa continua a salire. Edo prosegue per ulteriori 20 metri e rifinisce su terrazzato sotto altri 15-20 metri da salire. L'ambiente é ampio e si vedrà. Purtroppo la roccia non é delle più sane e impegna più tempo del previsto.
Usciamo con un aumento della portata d'acqua, ma lieve, verso le 10.30 del mattino.

massimo

esplorazione 26-07-08

E allora vi racconto l'uscitina di oggi.
Programma: risalire il fossile di Carrigo e in caso di insuccesso tentare l'attivo.

.
A primo avviso Bueno sembra meno bagnato del solito, ma la situazione idrica, mam mano che si scende ci fa presagire che più o meno le portate siano invariate rispetto alle ultime volte.
Anche questa volta siamo rapidissimi (merito anche delle corde infangate, che nell'uscita nell'uscita del 3/8 cambieremo): sistemiamo un nodo lesionato sul P55 che sarà da sostituire alla prossima. prima del tiro sul vuoto. Entriamo alle 17 e alle 20.00 siamo già operativi. Il ramo attivo é ancora bagnatissimo quindi viene già scartato in partenza.
Arriviamo alla base della risalita da completare e nel sacco trapano si volatilizzano le punte... se qualcuno fosse stato seduto davanti all'ingresso forse avrebbe sentito gli improperi trasportati dal vento gelido.... A -450 e a +200 circa, essere impotenti di fronte ad un muro di fango, fa un po' incazzare...
Prima decidiamo di tornare indietro e andare a fare un giro a Sifonik e Wildewest. poi ci coglie la follia e tentiamo la prosecuzione senza chiodi.
Sicura in parete a + 30 circa, e Mauri risale ancora una ventina di metri, entra in un meandrino fossile fangoso che prosegue su sifone di fango impestato e strettissimo. Fanculo.
Circo Orfei per la discesa e disarmiamo tutto portando cinque sacchi alla base dell'attivo. Laviamo tutto il materiale e lo lasciamo steso in vista di futuri attacchi siccitosi. Prendiamo anche un campione di fango e un blocco di calcare per Bini.
Nel rientro vediamo ancora diverse cosine, individuando proprio sopra il primo camino di Carrigo, un megafinestrone che punterebbe a superare i
sifoni: 30/40 metri su roccia ottima, e quindi fattibile nella prossima uscita. Ritentiamo ancora di salire a Salsa Rosa, ma la portata della cascata ce lo impedisce. Poi, nella Straforra, risaliamo verso un arrivo in verticale per circa 20 metri fino a soffitto: qui troviamo un'altra risalita che darebbe accesso a grossi ambienti ben visibili e comunque raggiungibili in artificiale. In quel punto si tratterebbe di arrivi da zone totalmente sconosciute, ben più avanti della fine di Cattive Acque.
Sistemiamo ancora due passaggi infidi facendo crollare qualche massone lungo la straforra, dopodiché rientriamo, anzi... ri-usciamo.
Da Mastodont usciamo in tre ore e alle 11 di domenica siam fuori.

Massimo Maurizio

domenica 15 febbraio 2009

L'eaudyssée

Quando si dice che la speleologia è un'attività multidisciplinare....


L'eaudyssée
Video inviato da SPELE-EAU

L’eaudyssée / El agua lo cuenta / The cycle of a drop of water

C’est l’histoire de la goutte d’eau et de son cycle dans le département du Var (France). Cette goutte d’eau c’est David Hiou-you (acteur) qui va suivre son parcours des nuages jusqu’à la mer en passant par des rivières, canyons, gouffres, rivières souterraines et siphons.
Il utilisera toute la logistique des sports extrêmes pour faire son cycle (parapente, eau vive, canyoning, rap jumping, spéléologie, plongée sous-marine et kite surf) en faisant découvrir les différentes étapes (la pluie, le ruissellement, l’infiltration, la résurgence et l’évaporation). Bref, c’est l’histoire de l’eau et du calcaire depuis la nuit des temps.
site web : speleh2o.fr


lunedì 5 gennaio 2009

Hystory Progetto Sebino ( 2006 - 2008 )

Area di studio

L'area carsica oggetto dello studio si estende tra la Val Cavallina e la costa bergamasca del Lago di Iseo.
Un territorio di circa 90 Km2, che si sviluppa all'interno dei comuni di:
Fonteno, Parzanica,Vigolo, Tavernola, Riva di Solto, Predore, Viadanica, Adrara e Grone.
Sopra viene riportato un estratto della carta geologica della Provincia di Bergamo, in cui si mette in evidenza l'estensione dell'area carsica interessata dagli studi.


La scelta della zona di studio si è basata precedentemente sull'analisi a tavolino dei fenomeni carsici conosciuti e successivamente sull'osservazione in campo dei seguenti elementi:

• formazioni geologiche tipiche per lo sviluppo di sistemi carsici;
• morfologia superficiale con presenza di fenomeni epicarsici particolari;
• limitata presenza di corsi d’acqua superficiali permanenti;
• presenza di sorgenti alla base del massiccio con notevoli variazioni della portata;
• assenza di studi scientifici sull’idrologia ipogea.


Informazioni generali

Il lago d'Iseo o Sebino è un bacino lacustre dell' Italia settentrionale, situato in Lombardia.
Ha come principale immissario ed emissario il fiume Oglio. Ha una superficie di 65,3 km2 e una profondità massima di 251 metri è situato a 180 m di quota nelle prealpi, posto in fondo alla Val Camonica, si incunea tra le province di Bergamo e di Brescia ed ospita la più grande isola lacustre dell'Europa centro-meridionale, Monte Isola coronata a nord e a sud da due isolotti Loreto e San Paolo.
In un ampio catino allungato di circa 33,694 chilometri quadrati è invece adagiato il Lago d'Endine, interrotto ad est dalla pianura di Piangaiano e ad ovest, dal primo tratto del fiume Cherio. La profondità non supera i 20 metri e si origina da sorgenti sotterranee sconosciute, poste sotto il livello dell’acqua
L’area all’interno dei due laghi è costituita prevelentemente da calcari di origine triassica e giurassica, che possono dare luogo facilmente a fenomeni di diffuso carsismo.
La serie stratigrafica delle formazioni interessate nell’area comprende le seguenti unità, descritte a partire dal basso stratigrafico:
• Calcare di Zu (Retico) - calcari marnosi poco carsificabili
• Dolomia a Conchodon (Retico) - calcare molto carsificato a stratificazione massiva o indistinta
• Calcare di Sedrina (Lias) - calcare scuro a stratificazione sottile molto regolare con rari noduli di selce e molto carsificabile.
• Calcare di Moltrasio (Lias) - calcare selcifero, spesso marnoso, molto carsificato.
I rilievi montuosi più elevati sono il Monte Bronzone (1334 m), il Monte Torrezzo (1378 m), il Monte Pendola (1126m), il Monte Boario (1239 m), Il Monte Gremalto (1320 m) e il Monte Ballerino (1275 m).


Introduzione speleologica


La Zona del Sebino è stata oggetto di sporadiche ricerche speleologiche nei decenni passati e, nel tempo, sottovalutata e bistrattata un po’ da tutti i gruppi speleologici: forse perché i modesti rilievi montuosi non garantiscono dislivelli da record, e forse perché la Lombardia è ricca di aree carsiche con prospettive esplorative allettanti.
Nell’area del Sebino, la presenza prevalente di territorio boschivo, di ricopertura quaternaria e di vegetazione molto fitta, mettono in difficoltà lo speleologo a reperire ingressi, soprattutto nelle stagioni calde in cui l’area e diventa poco penetrabile…
Questi, tra i vari motivi che potrebbero indurre a orientarsi verso altre zone.
La consulta catastale, riporta che nel trentennio a seguire il 1940 furono esplorate circa una ventinandi cavità di modesto sviluppo.
Successivamente, e fino ai giorni nostri, ancora una ventina di grotte, e, fatta eccezione per la Lacca del Berù (LoBg 3532) che tocca un dislivello di 231 metri e 435 metri di sviluppo, nessun’altra supera i 100 di profondità, né i 200 di sviluppo.


Prologo

Nel 2003 il G.S. Valle Imagna Cai-Ssi, su segnalazione di un amico geologo, visita e scende due cavità verticali di qualche decina di metri, situate nei pressi di un noto agriturismo nella valle di Fonteno. Alcuni soci, residenti proprio nelle vicinanze del Lago d’Iseo convinti del potenziale carsico, insistono sul dedicare attenzioni più approfondite a tutta l’area, ma la fervida attività del gruppo è ancora rivolta a esplorazioni importanti in altre aree carsiche lombarde.
Tutto viene quindi rimandato.
Nell’inverno a cavallo tra il 2005 ed il 2006, il G.S. Valle Imagna inizia la rivisita e la nuova topografia di tutte le cavità censite a catasto nei comuni di Fonteno, Vigolo, Parzanica, Adrara, Predore e Colli di San Fermo. In concomitanza, vengono trovate circa una decina di grotte nuove, principalmente nelle valli di Fonteno e Vigolo.
La comunicazione delle novità tramite internet e l’utilizzo della lista “Speleologia Lombarda”, dà inizio ad uno scambio di informazioni con altri speleologi regionali. Gli amici del G.S. Montorfano interessati all’epoca al M. Menna, ma molto vicini “geograficamente” al Sebino, ricevono segnalazioni di cavità in zona, informando di un loro probabile interessamento.
Nel frattempo vengono individuate numerose sorgenti che riversano le acque nel lago, e alcune di queste con portate considerevoli: viene così delimitata un’area carsica di circa 90 km quadrati, situata tra il Lago d’Iseo ed il Lago di Endine, e compresa in un ipotetico cerchio di 12 km di diametro.
La discesa della Laca del Rochel (LoBg1109), una verticale di circa 70 metri situata nei boschi del comune di Fonteno, dimostra che esistono “porte” di accesso all’interno della montagna.

Progetto Sebino: cronologia

Anno 2006: Abisso Bueno Fonteno

La grossa mole di lavoro in prospettiva di una seria campagna di ricerca esplorativa viene nuovamente comunicata ai gruppi speleologici lombardi, e in data 27 aprile 2006, si svolge una riunione informale presso la sede del G.S. Montorfano Cai a Coccaglio. Per l’occasione vengono invitati anche i gruppi di Lovere (Bg) e della Valtrompia (Bs).
Lo scambio reciproco di dati ed informazioni, non può che sfociare nell’intenzione di dare vita ad un progetto di ricerca in comune, al quale tutti i presenti aderiscono: il G.S. Valle Imagna Cai-Ssi, il G.S. Montorfano Cai Coccaglio, lo Speleo Valtrompia e lo Speleo Cai Lovere.
Il mese di maggio 2006, diventa decisivo per tutto l’evolversi. Durante ricerche in esterno, a bassa quota (770 m), soci dello Speleo Cai Lovere scoprono l’ingresso di quello che diventerà l’Abisso Bueno Fonteno. Sarà la giusta miccia per far esplodere il progetto e i suoi esploratori: già oltre un chilometro e mezzo di rilevato dopo tre domeniche, in ambienti veramente vasti e inusuali per il territorio bergamasco, è la conferma dell’esistenza di tutto quello che si era ipotizzato.
Gli esploratori si rendono subito conto dell’importanza storica del ritrovamento, vista la grande distanza (in linea d’aria ed in qualsiasi direzione), con le ipotetiche risorgenze delle acque.
Il Progetto nasce in questo momento: sull’intenzione di condurre uno studio speleologico del grande sistema carsico appena individuato, seguendo una seria metodologia di ricerca.
L’idea riceve immediatamente il sostegno e l’interessamento del Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere (Bg), rappresentato dal Dott. Aldo Avogadri.
I gruppi aderenti immediatamente istituiscono un regolamento interno, e procedono impostando delle linee generali sulla conduzione delle ricerche.
L’avvicinarsi dell’estate e di un clima “torrido”, rende fastidiosa la ricerca in esterno, quindi l’attenzione è rivolta maggiormente a Bueno Fonteno, che in pochi mesi raggiunge l’incredibile sviluppo di otto chilometri, con diramazioni aperte in ogni direzione. In questo periodo viene esplorata la via che dall’ingresso conduce al fondo di –451 metri, terminante nel profondo Sifone Smeraldo, il quale riceve acque anche da un altro ignoto corso d’acqua. Durante il tragitto vengono scoperti saloni di dimensioni spropositate: Fonteno Beach, Ciclopico e Mastodont (con altezze che superano i cento metri), un tratto completamente fossile e tutto il resto percorso da diversi corsi d’acqua che confluiscono man mano si scende. Il sifone Smeraldo non verrà superato, ma percorrendo il fiume che proviene dall’amonte (L’Apoteosi), si scoprono grosse gallerie di origine freatica, che ricevono a loro volta altre acque da tre imponenti diramazioni. Nell’autunno 2006, il Progetto viene presentato all’assemblea annuale dell’Ente Regionale Speleologico Lombardo (Morterone 24/09/2006), con richiesta di patrocinio.
Nel frattempo si terminano le prime riprese video, grazie all’aiuto offertoci dal G.S. Valceresio (Va), in modo da poter presentare la scoperta al ritrovo annuale internazionale di Casola 2006, e ai comuni compresi nell’area carsica interessata.

Anno 2007

All’inizio dell’anno, l’Ente Regionale Speleologico Lombardo, concede il proprio patrocinio al progetto.
L’inverno 2006-2007 è caratterizzato da un’esplosione esplorativa a “tre dimensioni”, e si scopre risalendo verso l’alto, l’importante nodo di “Terre di Mezzo”, da cui si dipartono numerose vie che proseguono verso l’interno del massiccio e che potrebbero direzionarsi verso la vetta maggiore dell’area, quella del Monte Torrezzo (1378 m. slm). L’abisso ricopre un’estensione di 1300 metri quadrati… e non è poco…
Verso il basso invece, due importanti diramazioni con corsi d’acqua perenni e molto attivi, superano nuovamente i 400 metri di profondità: l’impegnativo ramo di “Fangul” tocca i –463 metri e termina su sifone (maggior dislivello), e “Hydrospeed” si ferma a –440 metri, in enormi gallerie allagate, ancora da percorrere.
Il Progetto Sebino, visto l’interesse crescente da parte dei vari enti locali, decide di darsi un’identità ben precisa nell’approfondire le tematiche necessarie a condurre lo studio idrogeologico del sistema carsico. L’esigenza di contributi economici è fondamentale per l’acquisto di materiali speleologici indispensabili per il prosieguo delle ricerche, così come l’attrezzatura per effettuare documentari specifici.
Viene costituita un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, con atto costitutivo del 10 ottobre 2007, con le seguenti cariche: Massimo Pozzo (Presidente); Claudio Forcella (Vicepresidente); Matteo Spisani, Devis Magri e Livio Palamidese (Consiglieri).
L’obiettivo del Progetto Sebino è lo "Studio idrogeologico e speleologico del sistema carsico", con particolare riguardo alla:
• individuazione delle disponibilità idriche ipogee per un eventuale utilizzo;
• valutazione dell’impatto antropico sul sistema idrico;
• tutela e salvaguardia dell’area carsica in esame
L’attività di ricerca continua anche in tutta l’area sebina e vengono ritrovate numerose cavità, circa una trentina, nei dintorni dell’ingresso di Bueno Fonteno, ma anche nel settore del comune di Vigolo. Importantissimo è il “Bus del Zio”, situato sul versante sud della Cargadura (spartiacque esterno), ma sulla linea ipotetica di scorrimento della falda acquifera (Fonteno- avernola) e quindi probabilmente collegato idrologicamente con le acque oltresifone di Bueno Fonteno. Anche “Macignopoli” supera i 130 metri di sviluppo, e sembra molto vicino ad una giunzione con Bueno Fonteno.
In parallelo, prosegue la revisione e l’aggiornamento catastale di tutte le cavità presenti nell’area, con nuova topografia interna e posizionamento tramite Gps.
All’interno di alcune cavità, e soprattutto in Bueno Fonteno, si effettuano raccolte di fauna troglobia attestando che la fauna ivi presente sia molto ricca e ancora incontaminata: sono presenti molti microambienti che costituiscono habitat idoneo per numerose specie diverse e in alcuni casi è possibile pensare che si possano trovare anche specie nuove per la scienza.
La presentazione continua del Progetto, sotto forma di serate divulgative al pubblico, richiama l’attenzione della popolazione e quindi anche degli enti locali, ne accresce la credibilità e quindi l’utilità anche sociale degli scopi dello stesso, a cui viene riconosciuto un piano di bilancio spese, sostenute e patrocinate da: Provincia di Bergamo, Comunità Montana Alto Sebino e Comunità Montana Monte Bronzone-Basso Sebino, Comune di Fonteno, Vigolo e Tavernola.

Anno 2008

L’inverno 2007-2008, è teatro di numerose risalite in artificiale, dal momento che le vie acquatiche sono proseguibili esclusivamente tramite immersioni subacquee, soprattutto nelle diramazioni del fondo. Un’importante regione sotterranea è quella di “Megasnake”, che non si sa ancora se provenga dal misterioso Monte Pendola (1126 m slm) o dal Monte Boario (1239 m slm), e poi “Cattive Acque”, che ritorna verso il cuore dell’abisso: le loro acque si riversano dopo la “Straforra”, nel sifone Smeraldo.
Nel tentativo di trovare un passaggio alto che lo superi, viene percorso sempre in risalita partendo da -450 un altro enorme ramo denominato “Carrigo”, riversa un abbondante corso d’acqua nella galleria dell’Apoteosi. La sua importanza è strategica perché è situato nell’amonte del sifone e quindi punta l’interno della Cargadura, ma a +170 si è femi sotto una cascata di 40 metri…inviolata e con ambienti di notevolissime dimensioni.
I rapporti con gli enti locali sono rafforzati da un continuo aggiornamento e scambio di informazioni, e il sostegno non tarda a dare risultati per il consolidamento del Progetto: lavori di miglioria vengono apportati nei sentieri di avvicinamento, che vengono messi in sicurezza anche per la popolazione locale, spesso in visita all’ingresso dell’abisso. Si procede alla produzione di un nuovo filmato, e vengono poste le basi per una immediata rivalutazione di tutto l’ambiente circostante. In collaborazione con il dott. Bini del Dipartimento Scienze della Terra, Università di Milano, si da’ inizio alla raccolta e campionamento dei calcari presenti lungo tutto il dislivello ricoperto da Bueno Fonteno, e nell’intento di effettuare un tracciamento delle acque, inizia la ricerca subacquea nel Lago d’Iseo, individuando sorgenti a 40 metri di profondità.
Bueno Fonteno si avvicina vertiginosamente ai quindici chilometri di sviluppo, e continua a non dare segno di fermarsi, confermandosi al momento come la più lunga grotta della bergamasca, e ai primi posti tra quelle lombarde.

martedì 23 dicembre 2008

Esplorazione Collosso 21 - 12 - 08

Bueno Fonteno - Ramo collosso

Partecipanti: .... Mauri, Massimo, sacco cibo e materiali-batta, sacco trapano bi-batta, e sacco corde con nugolo di moschettoni.

Entriamo in Bueno sabato sera alle 20 spaccate. La temperatura freddona e un po' di neve qua e là, ci facevano sperare che le acque interne fossero dormienti...ma non é stato così. Già l'acqua sulla strada al parcheggio ribadiva la sfiga. L'attività idrica interna del belvone era ben notevole: direi una delle uscite più bagnate degli ultimi tempi...
Senonché in un'ora e venti siamo a Mastodont: a muoversi ci si scalda: tutti i pozzi erano discretamente "cascati"... i bastardi.

Arrivati a Collosso, il P.60 scaricava veramente tanto: ne rimandiamo l'artificiale. Sistemato l'armo del primo P.35 risalito la volta precedente, recuperiamo altri due sacchi di materiale per risalita e ci dirigiamo verso il salone da scendere.
Collosso vero e proprio.
Si sbuca da un cunicolo in parete e scendiamo subito un venti metri, finendo alla base di un grosso salone, abbastanza inusuale per il conosciuto in zona. Pieno zeppo di plastici di fango e depositi, ma parecchio impiastrati rispetto a Mastodont. Sopra di noi almeno tre vie alte (una risalita nel fango a +20, un p.40 con poca acqua e una concrezione con camino iniziale da 10 m). Verso il basso un finestrone con un salto che riporta a 35 metri sopra la Straforra. Iniziamo ovviamente con quella nel fango. Piantando pochi chiodi, risaliamo circa 40 metri finendo in un piazzalone con in alto altre vie e ambientoni, mentre a destra un finestrone ci porta ad affacciarci sul P.60 con cascata. Ottimo, perchè da lì sarà più facile raggiungere la condotta che sputa acqua, 20 metri più sopra..). Torniamo alla base di Collosso e iniziamo a risalire la concrezione. In realtà non é un P.10, ma un trenta: Mauri é più veloce del trapano. In cima rileviamo 100 metri di condotta freatica pulitissima e perfettamente 1,5x2 drittissima! Battezzata "dimmi dimmi perchè", appena inclinata in positivo. Arrivati in cima, il pavimento sfora sopra ad un bel P.40 da ridiscendere terrazzato. Torniamo indietro a Collosso a disarmare la risalita e prendere i 4 sacchi di materials per scendere ancor.
La zona di Collosso risulta un nodo abbastanza importante perché speriamo possa intercettare livelli superiori, freatico fossili, che magari riescano a bypassare la zona dei sifoni di fondo. Inoltre ci sono nuovi corsi d'acqua di cui non sappiamo la provenienza.

Scendiamo il P.40, finendo praticamente e esattamente (i rilievi sono precisi al metro!), all'armo di entrata di Cattive Acque, circa 20 metri sopra il fiume che scorre in forra, e a un centinaio di metri da Megasnake. Lateralmente, a metà pozzo, ci sono finestre da raggiungere con probabile meandro..
In poche parole ora possiamo arrivare al fondo, seppur con qualche saliscendi, passando da zone fossili, e quindi si evita il percorso bagnato.
E quindi, approssivamente parlando, abbiamo calcolato circa cento vie ancora aperte all'interno di Bueno Fonteno... ne avremo da fare per decenni...

In totale superiamo i fatidici 15 km di sviluppo, con 300 metri nuovi di esplorato: nel rilievo i camini non risaliti, non vengono calcolati nel totale.

A ritorno abbiamo quindi attrezzato una via che dalla forra risale all'imbocco di Megasnake, e poi prosegue fino a Cattive Acque, per risalire così a Collosso.
Ritornati a Mastodont, arriviamo all'uscita in 4 ore circa, uscendo alle 18.10 di domenica. Anche a ritorno i pozzi hanno mantenuto la quantità d'acqua del giorno prima: man mano che ci si avvicina all'ingresso, acqua e aria gelida in entrata, rendono il tutto molto allegro e divertente.

Alla macchina, una famiglia di pinguini in ginocchio ci ha supplicato di accendere il riscaldamento.....

Bueno si arricchisce di nuove porte che si diramano all'interno della montagna... più continuiamo a saperne, e meno ci sembra di sapere... é un labirinto gigantesco...

...spettacolare....



massimo

lunedì 30 giugno 2008

Esplorazione 29 - 06 - 08

Rispondo subito a Livio.

Avevamo notato già i vari lesionamenti: sono effetto delle piene degli ultimi mesi. Capita quando le cascate fanno sbattere la corda contro parete... dopo infinite volte questa si lesiona. Anche nei giri verso il fondo dovremmo fare un po di sostituzioni, più che altro perché il tratto che va dal fossile a Mastodont le rende infangatissime, quindi a rischio di discese velocissime e risalite con bloccanti che non vanno.
Faremo sicuramente una lista dei lavori del genere da fare, nella speranza che ci sia buona partecipazione.
L'armo del P15 lo abbiamo testato, e se nessuno si offende, é quasi più bastardo di prima, perché il traversino é troppo alto e obbliga a stare con le gambe nel vuoto, mentre prima si camminava: in più l'anello di partenza é singolo con fix un po' uscente. Volevamo sistemarlo definitivamente, ma eravamo troppo conci ieri a ritorno, e perciò vorrà dire che la prossima volta lo risistemeremo ad hoc, cambiando anche quel marciume di corda che ormai fa pena.

Nell'attesa del resoconto positivo della nuova grotta apertasi (Matte, Kraus, Anna, Conte coadiuvati da Edo e Mauri), vi dico quel di ieri:

Uscita 28/29 - Mauri, Massimo, Edo - Ramo Carrigo

Entriamo alle 20 di sabato, sperando che le acque si siano calmate un po', e che si possa attaccare la risalita del 40 sotto cascata. In effetti le portate sono ben più placate, e quindi la foga si rispecchia nella solita andatura. Mezz'ora fino a Fonteno Beach, un'ora fino a Mastodont, un'ora fino al sifone: 2 ore e 30. Lo continuo a scrivere, non per sottolineare che siamo forti, ma per far capire che andare a -450 é alla portata di tutti, e se presa con meno foga, in 4 ore si é tranquillamente al fondo. Invece, fatti due calcoli, in quelle zone a esplorare non ci va quasi nessuno a parte i soliti, forse per errate valutazioni o per sottostima delle proprie possibilità. Ed é pazzesco pensare che all'interno del Progetto, la maggior parte dei componenti conosca ben poco di Bueno... o non abbia visto i condottoni del fondo.
Vado avanti nel racconto.
Arrivati al fossile, Mauri si rende conto che gli scarponi (nuovi?) da ghiaccio della Asolo, si spaccano a pezzi man mano che cammina: a Mastodont abbiamo dovuto fasciarli con cordini e fettucce, altrimenti rimaneva scalzo... fa ridere, ma a -400 é veramente un calvario. Al sifone, praticamente era come avesse i sandali.
Qui ci prendiamo ancora due sacchi di materiale da risalita lasciati in loco e saliamo verso Carrigo.
Le speranze di risalire vengono presto annullate dalla cascata maledetta che impegna tutto il percorso della risalita (vi assicuro che il P.40 é grosso forte), e quindi dobbiamo ripiegare sul ramo fossile esplorato l'ultima volta.
Chiaramente il fatto che ormai Mauri si sia trasformato in un carmelitano scalzo, pregiudica un po' la potenza risalitrice, ma in ogni caso riesce a risalire un P10. Successivamente saliamo un P25 con pareti molto fangose che fa perdere parecchie ore tra sosta in parete ed esaurimento rinvii e ci fermiamo di fronte ad un grosso ambiente che sembra prendere la direzione della faglia visibile in carta... Dopo il volo della suola di uno scarpone, fino a tre pozzi più sotto, capiamo che anche per stavolta é sufficiente:
poco rilievo, ma nuova porta aperta verso l'immenso.... chi vivrà vedrà.
Dopo un po' di girovaganze qua e là, rientriamo.
I tempi sono nuovamente i soliti. Da Carrigo al sifone mezz'ora, dal sifone a Mastodont 1 ora, da Mastodont a fuori 4 ore. E usciamo alle 16 di domenica.


massimo

domenica 29 giugno 2008

Report 29 - 06 - 08

Giovedì , con Giampietro, Cica e Elena abbiamo fatto un'uscita a Fonteno, scopo risalitina sopra partenza Sifonik che avevo notato tempo fa, ma arrivati in zona ci siamo accorti che la risalita era già stata fatta, presenza di 2 fix.

Abbiamo allora fatto un giro "turistico" in zone dove alcuni di noi non erano mai stati e abbiamo notato che: la corda che porta da Portorotondo a Portobello è lesionata sopra il primo frazionamento, idem la corda che scende a Idrospit alla partenza del secondo pozzo.
Quindi attenzione! Andrebbero sostituite.
Probabilmente sono state le piene dei giorni scorsi.

Nell'uscire abbiamo tentato di rifare più alto il traverso dell'armo di partenza del P 18 - ramo principale - in quanto alcuni lo ritenevano troppo tecnico......ma non siamo riusciti a svitare sia i moschettoni sia le viti delle placchette in prossimità della partenza del pozzo (non avevamo con noi una pinza). Andrebbe perciò risistemato continuando il traverso fino alla partenza della corda in vuoto.

Livio

sabato 21 giugno 2008

Battuta Fonteno 21/06/08

Partecipanti: Edo, Kraus


Obbiettivo: Posizionamento GPS ultime cavità


Ci troviamo in piazza nel pomeriggio e dopo un bel gelato saliamo nella zona alta del paese dove troviamo Franco ( indigeno locale…) che in cambio di informazioni pretende una bicchierata di bianco della sua cantina in nostra compagnia.

Leggermente alterati ci avviamo e giunti in zona veniamo a sapere che la cavità che ci è stata segnalata da Franco è stata chiusa anni addietro dal proprietario del terreno. A compenso ci vengono fornite la indicazioni di un buco in località “ Boer “ che dopo una bella scarpinata in salita riusciamo ad individuare. Non sembra niente di promettente, un buco franoso da scavare con poca aria….

Torniamo sui nostri passi e andiamo a posizionare, sia il P17 sceso settimana scorsa, sia il Bucolegna di cui non possedevo ancora le coordinate.

A questo punto visto la densità delle cavità ( 4 a poche decine di metri una dall’altra )decido di battere i dintorni. Risalgo verso la testa della valle per una cinquantina di metri fino ad incrociare un sentiero che torna verso la strada. Lo seguo fino a quando improvvisamente il percorso finisce dentro una buca di circa due metri di profondità…..Ma da quando i sentieri finiscono in una buca ??

Perplesso guardo sul fondo e vedo che chiaramente si tratta di un inghiottitoio alla cui base un cunicolo dirige verso valle. Con i termosensori epidermici in preallarme scendo giù e immediatamente la mia faccia viene investita da un vento gelido. Bingoooo!!!!

Il cunicolo prosegue a vista per un paio di metri ed è ripieno di fogliame e detriti che scivolano all’interno. Va allargato e ripulito ma il lavoro non sembra difficile , ovviamente non abbiamo con noi nessun tipo di attrezzo ( neppure i guanti ) e quindi dobbiamo rimandare il tentativo di scavo.

Nasce cosi la storia di Buco Ghiotto…Il proseguo spetta a noi scriverlo.



A Bueno Kraus

sabato 31 maggio 2008

Esplorazione Bueno 24-05-08

Ciao regazzi.

Eccovi dati e relazione uscita dell'ultimo week.

Partecipanti: Mauri e Massimo

Destinazione: risalita sopra sifone di fondo.

Beh, inutile dire che date le precipitazioni settimanali, era utopico sperare in una secca generale, ma allo stesso tempo si sperava che Bueno avesse drenato un po'.... Il fiume nella valletta regalava già un velo d'acqua che sfiorava le ruote della macchina, ma quando si ha voglia di entrare é inutile..

Quindi entriamo alle 20.00 di sabato, e siccome non ricordavamo quanto materiale fosse rimasto sul fondo, Mauri si dota anche del secondo sacco.

Vi comunico sia i tempi di percorrenza che la situazione idrica nei punti più nevralgici, in modo da avere più o meno un'idea.

Il livello dei corsi d'acqua era decisamente più alto, e dopo i primi due P5 e il P15 si è quasi totalmente bagnati. Sul P50 il fiume picchia un po'

tanto sul

casco in tutto il percorso, e nel P25 ormai si diventa insensibili all'acqua... Sotto Ciclopico i due saltini armati sono a livello di torrentismo, e qualsiasi pisciatella d'acqua si trasforma in doccione: Bueno è un colabrodo, punto e basta.

Arriviamo a Mastodont in 1 ora e mezza. Pausa sigaretta (mia) e ri-via.

Nella Straforra segnalo che Magisnake butta un fottìo d'acqua e nel punto di giunzione con Cattive Acque arriva giù un cascatone che invade violentemente la forra per almeno 10 metri da fare di corsa. Lungo il percorso ci sono altri arrivetti da verificare.

Passa un'oretta e siamo al sifone.

La speranza di trovare il fantomatico by-pass, fa passare ogni brivido di

freddo: Mauri risale un po' più di 20 metri per constatare che si tratta di un bastardissimo "cul de sac".... vaffanculo... e di colpo sento addosso tutto il gelo della giornata. Ma non si può tornare indietro così presto, quindi ci mettiamo a girovagare per il fondo, eliminando comunque la risalita a Carrigo per la troppa acqua.

Verifichiamo che molti arrivi non sono altro che "culi" e basta, e nel ramo "Salsa Rosa", la violenza del fiume ha tranciato la corda in risalita. Ormai entriamo nei laghi fino alla vita...

Ultimo tentativo di questa giornata veneziana, é l'arrivo centrale fossile, che mi ricordavo finiva in risalitina asciutta (una rarità...). Saliamo...

sembra che viaggi,

poi ridiscende... ma é grosso... Siamo sopra Salsa Rosa... che delusion...

Il rilievo ci dice che portiamo a casa una sessantina di metri, non molto purtroppo, ma comunque portano la bestia a 14.333 metri. Di positivo, se vogliamo, cominciamo a chiudere qualche dubbio.

Sul fondo, al momento le possibilità sono tutte in risalita, finché non troveremo lo speleosub che faccia l'immersione. Non é escluso che risalendo si possa incocciare un ramo che seguendo gli strati, si comporti da by-pass.

Le proveremo tutte.

Il livello dell'acqua oscilla notevolmente: anche questa settimana i segni di riempimento arrivavano a soffitto, e quindi quando piove molto, il sifone non smaltisce, pur essendo grosso.

Nel malaugurato caso di ritrovarsi dall'altra parte, non c'è pericolo perchè lo spazio per aspettare il deflusso c'è in abbondanza.

Direi che da Mastodont al fondo ci sono almeno una decina di incognite: la risalita di Mastodont, il Portale, Magicsnake, tutta la zona dell'attivo di Cattive acque, i due arrivi prima del sifone, le risalite sopra Salsa Rosa, un finestrone prima di Carrigo, e Carrigo, che secondo me regalerà moltissimo, trattandosi di una via molto importante (e c'é anche il fossile da risalire).

Probabilmente, le acque di Hydrospeed sono quelle che sgorgano dal sifone di Salsa Rosa, che ieri era veramente impressionante.

Alla fine, verso le 7 di mattina decidiamo di rientrare, e da Mastodont usciamo in circa 4 ore, senza soste perché bagnati é impossibile.

Oltretutto, le pioggerelle della notte aumentano ancora un po' la portata, dal momento che il P50 lava lo speleo già dalla base.

Alle 11.30 di domenica, riusciamo a goderci l'unica mezz'oretta di sole della giornata, giusto giusto per mangiare due grissini alla macchina.

Speriamo alla prossima di urlare "venti metri!" un po' più spesso assieme alla bindella...

massimo

domenica 27 aprile 2008

Esplorazione aprile 2008

Ecco la relazione...

Partecipanti: Mauri - Massimo - Edo
Luogo: Ramo Carrigo

L'uscita di venerdì è carica di informazioni interessanti.
La prima é che nonostante avesse smesso di piovere lunedì, Bueno è rimasto
un colabrodo! Entriamo alle 17 di venerdì. Già i primi due P5 lasciavano
presagire il lavaggio, semiconfermato sul P15 e confermato a Fonteno Beach:
dopo il primo tiro, mutanda fradicia. Inutile continuare conla descrizione
del doccione sul P25 e degli ultimi ritocchi sotto altre cascatelle
successive. Con velocità sostenuta ci manteniamo "tiepidi" e in 1 ora e 30
min siamo a Mastodont. MagicSnake sputa anche lui un corso d'acqua cattivo e
la cascata di Cattive Acque é decismente potente, quindi tutto il livello
della Straforra é più alto e rumoroso. Si scherza sui livelli ipotetici
della falda.... Altri 30 min e siamo ai condottoni, completamente marci, ma
"carrighi" per "Carrigo". Qua, la seconda informazione che seppur
prevedibile, toccata con mano lascia un po' sottoshock: sul soffitto c'era
attaccata l'etichetta di carta di una bottiglietta d'acqua.... La piena
allaga fino a soffitto i bestioni di fondo.... Minchia! Non faremo mai campi
base laggiù...
Come preventivato in 3 ore e mezza siamo alla base dell'ultimo saltino da
risalire. L'ennesima sorpresa della giornata ci fa trovare le staffe alla
base del pozzo precedente, e i 15 rinvii coperti da sassi ben fuori
dall'acqua, completamente spariti.... Direi che anche qui le piene non
scherzano.
Con tre batterie e solo due rimanenti rinvii, la risalita diventa un po'
stronza. Superiamo un P7 e siamo di fronte ad un grosso bivio alla base di
due camini: uno attivissimo ed enorme (rimandato), l'altro
fossile(carrigo13). Mauri riesce a miscelare tutto il possibile per superare
altri 20 metri, ed entriamo in una condotta fossile con uno sprofondamento
ed il finale ancora sotto camino. L'ambiente è "paleo" e presenta formazioni
di fango fossile veramente particolari: il pavimento era tutto come i
pinnacoli di Zone in miniatura. Un po' di ossa di pipistrello sparse,
svariate concrezioni, nessuna cascata in testa e un magico silenzio,
rendevano l'ambiente quasi insolito visto l'andazzo dell'abisso. Rileviamo
circa 150 metri e torniamo indietro a tentare di salire un camino prima del
sifone principale, che potrebbe fare da by-pass. Sempre Mauri sale circa una
ventina di metri per finire sotto ad un altro caminello e continua...
(apoteosi92b1) In alto sembra che ci sia un soffitto a condotta... e punta
oltresifone...
Senza altro materiale, e lievemente congelati, ce ne torniamo indietro
partendo alle 7:30 di mattina dal sifone per uscire verso mezzogiorno.
Di fatto, superiamo il 14° chilometro con 14169 metri rilevati. Carrigo si
porta a -330, quindi a +120 dal fondo di Apoteosi.

Se riuscissimo a fare delle riprese con certi passaggi acquatici, daremmo
veramente spettacolo...

massimo

lunedì 17 marzo 2008

Esplorazione 15-03-08


Durante il week appena trascorso, siamo riusciti a entrare in Bueno.
Intanto, ormai la casetta sembra un hotel. Manca solamente divano e tv color e siamo a posto... (metterei anche l'acqua calda...).

L'idea era quella di proseguire la risalita nel punto più lontano del fondo, sperando di trovare una via fossile che by-passi il condottone,e punti più a sud ancora. Entriamo alle 16.30 e devo dire che abbiamo messo i razzetti: pur passando per megasnake a prendere il sacco con materiale per risalita, in 3 ore eravamo in zona esplorativa.
Ricordavo di una bella risalita fatta nell'agosto dell'anno scorso, ferma sotto un bel camino con corso d'acqua tranquillo.... Sabato, ovviamente era un discreto fiumello, che sparava vento freddo e parecchia acqua sottocascata...
Mauri risale, e i due lavati ballano la "danza dell'assicuratore", che serve per illudersi di asciugare la mutanda... totalmente fracida. Il terrazzino in cui portiamo tutto, non lascia scampo.
Dopo un 8+23 inizia una bella forretta in risalita, con eco di ambienti enormi in alto. Non facciamo molto in pianta, che nuovamente ci si ritrova sotto un altro bel p.20. Edo e d io decidiamo di riprovare la danza del freddo, e Mauri ovviamente di risalire.Altro p.20, sempre sotto cascata, forra alta almeno 50 m.... Nuovo meandro e altri salti da superare. Rimangono due chiodi e un muretto da 6 metri che non azzardiamo in libera. I tentativi di lancio corda con lazo e mazzetta/ancora non danno risultato. Oltre il saltino si intravvede una forra di dimensioni esagerate, che forse bivia pure. ... Alcuni porconi di rito, e si torna indietro... Erano le 4 mattuttine e si poteva rilevare ancora un pochetto ziobbono.... Torneremo il mese prossimo.
Nella via del ritorno, saliamo lungo la forra che porta al fondo (in alto é un condottone largo anche 10 metri) e rivediamo un arrivo visto sempre un anno fa, che si aggiunge alla lista di cose da fare, visto che scende dal lato M. Pendola. Aggiungo che nella zona in cui le acque di "Cattive acque" si uniscono alla forra, in alto c'è un mondo di ambienti da risalire (l'ultima zona esplorata da Mauri ed Edo), che darà risultati importanti. Tutta la Straforra in alto é enorme, e probabilmente nasconde altri arrivoni fossili.
Nel ritorno, aumentano un po' le acque nei pozzi, vago presentimento di uscire e non trovare un sole cocente. E così é.
Usciamo verso le 10 con pioggerellina incalzante, che a breve diventa acquazzone.
Il computo generale ci dice che mancano 10 metri al 14° chilometro...
Il nuovo forrone, che al momento é sotto la zona del Cargadura, si muove ancora come le altre vie che portano al fondo.
Alla prossima ne sapremo di più

Massimo

componenti uscita: Mauri, Edo, Massimo

domenica 17 febbraio 2008

Nasce il blog del Progetto sebino.

Anche il Progetto sebino approda in internet!

Questo blog vuole essere un'occasione per farci conoscere e informarvi sulle attività che stiamo portando avanti in campo speleologico nella zona del lago di Iseo in Lombardia.

Il Progetto sebino è una associazione che nasce in modo informale nel mese di maggio 2006 in seguito a una riunione fra quattro gruppi speleo lombardi.

  • Speleo Valtrompia
  • Speleo CAI Lovere
  • Gruppo speleo Montorfano
  • Gruppo speleologico Valle Imagna


PRESENTAZIONE DEL PROGETTO


1) INTRODUZIONE

2) INDIVIDUAZIONE DELL’AREA DI STUDIO

3) OBIETTIVO DELLO STUDIO

4) METODOLOGIA DI RICERCA

5) VANTAGGI PER LE COMUNITÀ LOCALI

6) RISULTATI ATTUALMENTE CONSEGUITI





1) INTRODUZIONE
La ricerca speleologica in questi ultimi anni ha conosciuto un notevole incremento dovuto soprattutto allo sviluppo di progetti di ricerca, nati dalla collaborazione tra diversi gruppi speleologici, mirati allo studio di specifiche aree carsiche.

Allo stesso tempo lo sviluppo urbano ed i cambiamenti climatici hanno portato ad un aumento considerevole della richiesta idrica, risorsa naturale sempre meno disponibile che, soprattutto nel periodo estivo, costringe numerosi comuni del nostro territorio ad interventi di razionalizzazione all'uso dell'acqua.

A fronte di queste problematiche la ricerca speleologica, intesa come attività di ricerca scientifica di una determinata area carsica, sta assumendo un ruolo sempre più importante, fornendo dati e conoscenze raccolti durante l'esplorazione del sottosuolo, che altrimenti sarebbero impossibili da ricavare con la sola osservazione esterna.

Con questo intento è nato nell’aprile 2006 il "Progetto Sebino"
Progetto di ricerca speleologica senza scopo di lucro che ad oggi basa le proprie ricerche sulle risorse economiche dei gruppi costituenti.

2) INDIVIDUAZIONE DELL’AREA DI STUDIO
L'area carsica oggetto dello studio si estende tra la Val Cavallina e la costa bergamasca del Lago di Iseo. Un territorio di circa 90 Km2, che si sviluppa all'interno dei comuni di: Fonteno, Parzanica, Vigolo, Tavernola, Riva di Solto, Predore, Viadanica, Adrara e Grone.

La scelta della zona di studio si è basata precedentemente sull'analisi a tavolino dei fenomeni carsici conosciuti e successivamente sull'osservazione in campo dei seguenti elementi:
formazioni geologiche tipiche per lo sviluppo di sistemi carsici;
morfologia superficiale con presenza di fenomeni epicarsici particolari;
limitata presenza di corsi d’acqua superficiali permanenti;
presenza di sorgenti alla base del massiccio con notevoli variazioni della portata;
assenza di studi scientifici sull’idrologia ipogea.



3) OBIETTIVO DELLO STUDIO
L’obiettivo del Progetto Sebino è lo "STUDIO IDROGEOLOGICO DEL SISTEMA CARSICO", con particolare riguardo alla:

individuazione delle disponibilità idriche ipogee per un eventuale utilizzo;
valutazione dell’impatto antropico sul sistema idrico;
tutela e salvaguardia dell’area carsica in esame.

4) METODOLOGIA DI RICERCA
Attività esterna :
analisi delle formazioni geologiche presenti in superficie con particolare riguardo alle linee di dislocazione (faglie, fratture, immersione degli strati) e loro correlazione col sistema ipogeo;
studio del sistema idrografico superficiale e sue correlazioni con quello ipogeo;
ricerca di nuove cavità, posizionamento degli ingressi su carte topografiche della zona, controllo e aggiornamento dei dati catastali delle cavità esistenti;

Attività interna:
esplorazione e rilievo topografico (pianta, sezione) delle cavità individuate;
documentazione fotografica e cinematografica degli ambienti sotterranei;
prelievi di campioni d’acqua per appurarne la potabilità;
misurazione periodica delle portate idriche e delle temperature di aria ed acqua;
individuazione del percorso idrico ipogeo con l’utilizzo di traccianti;
studio della meteorologia ipogea;
studio e classificazione della fauna ipogea;
studio e classificazione dei fossili;
studio e classificazione delle strutture cristalline;

Attività didattica e divulgativa
proiezione e presentazioni di filmati;
pubblicazione opera monografica e quaderni tematici;
organizzazione di corsi d’introduzione alla speleologia;
interventi didattici nelle scuole;
sensibilizzazione della popolazione alla salvaguardia delle risorse idriche sotterranee.

Sarà inoltre prevista l’eventuale pulizia e asportazione del materiale inquinante ritrovato all’interno delle cavità, portandolo all’esterno dove gli enti competenti provvederanno al loro smaltimento.


5) VANTAGGI PER LE COMUNITÀ LOCALI

I vantaggi per le comunità locali conseguite dallo studio del sistema carsico in oggetto può essere così riassunto:

valutazione della possibilità di sfruttamento delle risorse idriche del complesso ipogeo;
determinazione dell’impatto antropico sulle disponibilità idriche ipogee;
conoscenza dei risultati delle ricerche, in particolare: dati catastali, rilievi e posizionamento di eventuali punti di prelievo di acqua.

6) RISULTATI ATTUALMENTE CONSEGUITI

I risultati conseguiti dalla data di costituzione del Progetto Sebino ad oggi sono i seguenti:

riesame della maggior parte delle cavità ipogee a catasto, con stesura di nuovi rilievi e riposizionamento degli ingressi tramite strumento GPS;
verifica dell’attività epicarsica, soprattutto per quanto riguarda la formazione di voragini nel Comune di Vigolo (zona Ponte delle Tombe), a seguito di richieste da parte degli abitanti;
esplorazione esterna e ritrovamento di numerose cavità con circolazione d’aria (segno della presenza di fenomeni carsici comunicanti tra loro in grado di formare un “complesso ipogeo”);
presentazione di filmati e diapositive per far conoscere alla popolazione l’ambiente carsico presente nel loro territorio e per la sensibilizzazione alla sua salvaguardia.
scoperta ed esplorazione dell’Abisso Bueno Fonteno.

Quest’ultimo punto è senza dubbio il risultato più importante ottenuto finora, meritando una descrizione più approfondita.

L’ingresso dell’Abisso Bueno Fonteno venne ritrovato durante una delle esplorazioni esterne nel territorio del comune di Fonteno, nel mese di maggio 2006, ad un solo mese dalla data di formazione del Progetto Sebino, confermando le ipotesi precedentemente fatte sull’esistenza di un enorme sistema carsico sotterraneo.
In poco tempo “Bueno Fonteno” raggiunge il primo posto nella classifica delle grotte più lunghe della bergamasca, superando di gran lunga lo sviluppo della “Laca di Sponcc”. Dalla data della scoperta, al mese di Dicembre 2007, sono state dedicate all’esplorazione dell’abisso più di cento uscite, della durata media di 12 ore, anche se per il rilievo dell’attuale punto più profondo, posto a –463 metri dall’ingresso, ci sono volute più di 26 ore consecutive di esplorazione.
Ad oggi lo sviluppo planimetrico dell’abisso è di 13.700 metri.
Il risultato più importante non sta però nello sviluppo della cavità, ma nella morfologia degli ambienti scoperti. Enormi forre di altezza non misurabile senza l’ausilio di appositi strumenti laser, condotte tondeggianti del diametro di 5-10 metri, scavate dall’acqua in pressione (condotte freatiche), molte delle quali ancora percorse da fiumi sotterranei, grandi sale di crollo (Sala Mastodont: 60x40m, altezza presunta più di 50m), profondi pozzi in qui si tuffano i torrenti provenienti dalle forre (Pozzo Fonteno Beach – 55m).


domenica 16 dicembre 2007

Esplorazione 15/12/07

Luogo: Abisso Bueno Fonteno
Obbiettivo: Prosecuzione esplorazione ramo di Fangul.
Partecipanti: Max, Mauri, Edo, Kraus


Sabato pomeriggio intorno alle 16:00 carichi di materiali siamo scesi in circa 5 ore direttamente al limite dell'ultima esplorazione fatta l'anno scorso.
Dopo la serie di verticali iniziali che portano a quota - 300 parte una forra fangosa con una serie infinita di saltini con relativa pozza che costringe ogni volta a bagnarsi fino al ginocchio. Poi la forra si stringe e sifona obbligandoci ad una serie di passaggi estenuanti su e giù alla ricerca della via migliore per arrivare ad un pozzo di trenta metri alla cui base si trova una maestosa galleria il cui amonte termina presto in un sifone con una notevole portata d’acqua, mentre a valle prosegue fino al punto dove Max & Co avevano dovuto fermarsi su un salto di pochi metri causa esaurimento corde. Dopo una breve valutazione Mauri arma un traverso di una ventina di metri e si riparte nel nuovo. La galleria prosegue quasi rettilinea e rileviamo a tiri di bindella alla massima estensione. Dopo circa 250 metri tralasciamo un grosso meandro laterale con un copioso arrivo d'acqua e tiriamo dritti, per fermarci poco dopo di fronte alla volta che si abbassa fino a diventare un laminatoio sifonante alto una ventina di centimetri. Purtroppo i tre fondi di Bueno sifonano intorno alla quota altimetrica di 310 - 320 metri.
Superata la delusione torniamo al meandro precedente che risaliamo fino alla base di un pozzo gigantesco dalle forme da manuale e di un’altezza impossibile da stimare con le nostre luci ma a sensazione direi che i 50 metri ci stanno tutti. Chissà se un giorno qualcuno avrà il coraggio di andare a risalirlo.
La risalita in superficie è lunga e faticosa ma la soddisfazione di avere scritto un’altra pagina della storia di Bueno ci sostiene, cosi torniamo alla luce del sole dopo 19 ore.
Sulla via del ritorno abbiamo incontrato Livio e Gianpietro entrati per recuperare le trappole installate la domenica prima;
Speriamo che la caccia sia stata fruttuosa.




Per finire i numeri.
Rilevato: 387 m
Nuovo sviluppo: 13041 m
Nuova profondità: -463 m

Kraus

domenica 7 ottobre 2007

Esplorazione ottobre 2007

Vi racconto rapidamente l'uscita di venerdì notte. Max, Kraus e
Mauri entrano con l'intento di scendere il pozzo lasciato in sospeso nel ramo
attivissimo.
Intanto la situazione idrica di Bueno non é cambiata ancora molto (ci si può
ancora bagnare nei primi due saltini da 5 dopo l'ingresso), Fonteno Beach
bagna a dovere, e quindi più si scende peggio é. Durante l'uscita poi sono
passate ben evidenti due ondate di aumento, probabilmente fuori ha piovuto
bene.
Si ariva quindi in zona operativa copiosamente bagnati alla mutanda...
stillicidio dal casco.... una figata...
Sistemiamo alcuni vasconi che precedono il pozzo da scendere, ma avviso che
comunque il bagno é assicurato in altri, almeno fino a sopra il ginocchio.
Il nuovo pozzo é un enorme P45 (25x15 almeno) in cui si riversa la
cascatona, e l'effetto è spettacolare... da vedere. Lo abbiamo chiamato
"Onde Nait". Dopodiché si prosegue in un enorme forrone in cui si devono come
sempre superare profonde vasche (questo fino alla fine). Dopo un centinaio
di metri ci sono ben due arrivi d'acqua modesti ma interessanti, uno da
destra e uno da sinistra. Il primo fuoriesce da un sifoncino svuotabile,
l'altro é in cima alla forra e in una condotta fossile sopraelevata ha
generato vaschette molto belle. Bisogna disostruire per proseguire, ma al di
là l'eco e l'aria sono davvero invitanti (anche l'acqua). Il ramo prosegue
ancora vasto fino a intercettare un'alta spaccatura, ma stretta, che ci
costringe per altri 120 metri ad effettuare traversi aerei in roccia
scivolosa (Onde Evitare), con continui saliscendi e pozzettini, fino a
terminare nel bellissimo tratto "Hydrospeed", che praticamente é come
"Cattive Acque" ma molto più grosso: un grande toboga dove volendo ci si può
sedere e farsi quasi trascinare dall'acqua.
Al termine di tutto si incontra prima un sifone e poi un salone di crollo da
dove, dietro ad una frana parte un megacondottone (8/10 metri larghezza)
rotondo ma completamente allagato ("3 in Condotta"). Il tentativo di
proseguire con nuotata é fallito, dopo aver constatato dopo 30 metri che non
si toccava il fondo... quindi sarà necessario l'uso di un bellissimo
canotto, oppure sperare che in periodi di secca, le acque non ci siano più
(la schiuma era attaccata a soffitto, segno che nelle scorse settimane tutta
la zona era piena di brutto... In ogni caso non ne abbiamo visto la fine...
In definitiva direi non male: rileviamo 444 metri nuovi e Bueno supera i 7
km con esattamente 7.272 metri di sviluppo. La profondità massima del ramo é
di -440 (si vede che era l'uscita del 4).


max

martedì 24 luglio 2007

Esplorazione 23/07/07

Sabato mattina ritrovo a Fonteno per Mauri ,Kraus e Devis
L’obbiettivo era il completamento della risalita di ciclopico rimasta in sospeso dopo il primo tentativo fatto il mese scorso.
Siamo risaliti per altri 60 mt di dislivello in quello che ormai abbiamo constatato essere uno dei pozzi ( 110 mt ….) che ha generato il vastissimo ambiente di Ciclopico. In prossimità del soffitto si apre un meandro, dalle dimensioni simili alla forra di ingresso,che abbiamo percorso per una ventina di metri per fermarci, a quota -87, alla base di un altro megapozzo la cui sommità si perde nel buio.
Il lavoro di risalita sarà arduo a causa della consistenza della roccia simile a quella del P50 e Maivisto. Anche questa volta abbiamo esaurito i materiali ( 3 batterie , 80 metri di corda e relativo corredo di ancoraggio) .
Vista la posizione e le dimensioni degli ambienti ci stiamo sicuramente per immettere in un sistema a quote superiori della forra iniziale aprendo un fronte esplorativo ricco di promesse…….
In questo periodo la portata delle acque è al minimo quindi le condizioni per organizzare una spedizione nelle zone dei fondi sono favorevoli.

Kraus

mercoledì 27 giugno 2007

report 27/06/07

Grand’attività questo fine settimana in BF, siamo entrati in due gruppi.
Walter, Conte e Matte sono entrati sabato mattina con l’intento di risalire il salone del Granduca (per il resoconto vi rimando alla loro email) mentre la Bandamagna (Mauri, Anna, Kraus) con obiettivo la risalita negli occhi del ciclope è arrivata tardo pomeriggio.
Ci siamo incontrati sul P15 dove Anna alle prese con attacchi di vertigine che le impediscono di proseguire decide di uscire.Valutata la situazione accompagniamo Anna all’uscita dove ci salutiamo per poi rientrare con le ali ai piedi famelici d’avventura.
Gli occhi del ciclope sembrano due grosse gallerie che si affacciano su Ciclopico ad un altezza apparente di 20 – 30 mt. In realtà per quanto riguarda la via di destra la galleria se ci sarà è posta ben più in alto, siamo risaliti per 50 metri di dislivello di cui i primi 40 in verticale, dopo una terrazza la via prosegue su declivio da fare comunque su corda. Ci siamo fermati a esaurimento delle batterie alla base di una verticale tanto perfetta da sembrare artificiale, valutata sui 15 mt.
Per quanto possibile vedere la direzione dell’arrivo è impostata verso nord e considerando i dislivelli in gioco si può ipotizzare un collegamento con il Granduca.
Potrete sbizzarrirvi con le vostre supposizioni visionando il rilievo aggiornato.
L’ambiente è veramente vasto e di una maestosità notevole, ad un certo punto mi sembrava di essere sulla parete nord dell’Heiger in piena notte. ( Dopo svariate ore appeso ad una sosta in parete la fantasia corre a briglie sciolte….)
Voglio fare un plauso a Mauri che assicurato dal sottoscritto ha fatto l’intero lavoro di risalita in artificiale (50 mt in 5 ore) e vi posso garantire che avessimo avuto batterie di scorta non si sarebbe fermato.


Kraus

lunedì 21 maggio 2007

Report 20/05/07

Questo sabato siamo entrati in 4 (io, conte, mat matte e santa Kraus). Destinazione le vie in risalita sopra porto rotondo.. si dovevano fare anche foto ma abbiamo rimandato causa forfait del quinto elemento.

Squadra uno (io e Mat) andiamo a no tav.. (ramo in di sx in fondo a rotondo hills), percorriamo un centinaio di metri fino a trovare l'ultimo bollo di Alex.. da qui la via va ma ci dobbiamo sudare ogni metro, un continuo zig zag con tiri di bindella da 3-4 metri... in realta' pero' e meno stretta di quanto mi aspettassi .... in un paio d'ore rileviamo circa 160 metri fino al primo slargo in corrispondenza di un caminetto che butta acqua, via percorribile ma angusta.. anche la forra da li continua ma si sta facendo sempre + stretta..

Squadra due (Conte/Kraus) risale un arrivo da dx, anche di li si fanno 100-150 m (devo ancora fare i conti), fino a chiudere su due distinti sifoni, ovviamente pensili.. uno dei quali forse con un po di buona volonta' superabile previo scavo sabbiatico fondostante

in uscita Conte/Kraus risalgono anche un caminetto sopra sempre dritto (all'inizio, prima trav p25) e trovano un sala 4x5 con via che e' ferma su lama modesta da sbragare, non siamo passati solo perche' non avevamo materiale disostruttivo

+ o meno siamo a 11.900 metri

valter

giovedì 3 maggio 2007

Report 02/05/07

Ritrovo ore 17.00 a Fonteno
Partecipanti : kraus Mauri
Obiettivo: Recupero del materiale da risalita lasciato a Derfois in
occasione della precedente esplorazione.

Entriamo sotto pioggia battente con l'acqua della valle che supera di
poco il piano del parcheggio, gia sui due pozzetti iniziali si comincia
a bagnarsi e il P15 viene sceso in velocità.
Giunti al P50 chiedo a Mauri di fare da test man, lui non si fa pregare
e comincia a scendere per comunicarmi dopo i primi due tiri: "Tutto
bene, è nella norma" . Ottimo, scendo anchio e dopo breve mi ritrovo a
pensare che appena tornato a casa verifichero sul dizionario il mio
concetto di " norma".

Ma questo è solo il preludio a quel che succedera sul P18 in risalita
nel ramo di Derfois. La corda è li che penzola al centro di un
allegra cascatella che non lascia nessuna speranza di venirne fuori
asciutti, ma siamo arrivati fin li e decidiamo di ballare fino in fondo.
Già dopo i primi 5 metri sono lavato fino alla mutanda,l'acqua entra in
tuta dai polsi e finisce fin dentro gli scarponi.
Mauri da spettacolo in un disarmo acrobatico della risalita dove era
rimasta la dinamica, ricuperiamo il sacco R e torniamo indietro.
Parentesi: Sulla testa della prima risalita di Derfois abbiamo
scoperto un passaggio che se ne va per una decina di metri per poi
stringere.Oltre si sente un eco da ambientone , sicuramente torneremo a
breve per una rapida disostruzione.

Torniamo su per Fonteno Beach continuando la serie di docce fino al P15
dove Mauri tempo addietro aveva iniziato un traverso in cima al pozzo
per raggiungere un finestrella che sembra transitabile.
Tre chiodi e siamo in posizione,Mauri entra in strettoia e dopo qualche
metro mi chiama dicendomi di entrare di piedi per agevolare
l'uscita.Dall'altra parte faccio fatica a trovare un appoggio per i
piedi e quando finalmente riesco a liberare il campo visivo per poco non
mi cag... sotto. Sono sopra un salto di parecchi metri in una posizione
incerta ma lo spettacolo che si offre ai miei occhi mi mette le ali .
Siamo entrati in una via completamente nuova , una ampia forra con
arrivo d'acqua e prosecuzione a salti.
Iniziamo a scendere ululanti e gridando a squarciagola " La quarta
via....la quarta via..." ma dopo una cinquantina di metri finisce tutto
in tappo di fango che lascia poche speranze.Resta da tentare la risalita
della via a monte.

E stupefacente come a pochi metri della via pricipale si svilluppi un
ramo totalmente indipendente, Bueno non cessa mai di stupire chi la
vuole conoscere.

Finalmente appagati decidiamo di uscire giusto in tempo per sorbirci il
nubifraggio che imperversa all'esterno .

Ore uscita: 24:00 Punta rapida ma intensa e divertente.


Kraus

martedì 11 luglio 2006

Esplorazione 11 - 07 - 06



Continuano imperterrite le esplorazioni in quel di Bueno Fonteno. Praticamente si riesce a rilevare almeno mezzo chilometro a week end, e la cosa non é per niente male.
Nell'ultimo é stata portata avanti una nuova diramazione, che si sviluppa sempre in forra intercalata da verticali di notevoli dimensioni. Unica novità é la presenza di fango rispetto a tutto il resto dell'abisso.

Lungo il percorso sono numerosissime le vasche che al momento sono state superate mediante ammollo fino alla mutanda...
Ci si ferma di fronte ad un profondo sifone, ma é già stato individuato un ventosissimo by-pass alto, oltre il quale si prosegue in dimensioni
ragguardevoli.
Per gli amanti dei numeri, Bueno fonteno é ora la più sviluppata grotta della bergamasca, con circa 4700 metri di sviluppo e 463 di dislivello.
I fondi attuali sono tre, rispettivamente a -451 m, -387 e -337.

...e va avanti....

maxpozzo



lunedì 3 luglio 2006

Esplorazione 03 - 07 - 06


Nelle ultime due settimane le esplorazioni in Bueno Fonteno sono andate
ovviamente avanti.
La bestia continua a diramarsi, ma al momento non ci ha più permesso di
scendere. Nella zona di fondo (-451) sono iniziate risalite in quanto si
vedono svariate condotte a livelti più alti ed in ambienti davvero enormi.
Contemporaneamente sono state esplorate nuove diramazioni laterali da -100
a -200 continuando a macinare metri di bindella, con direzioni inaspettate,
che continuano ad insinuarsi all'interno dell'area carsica.
Il nuovo sviluppo supera ora i 4 km ed il progetto di ricerca si
ufficializza in "Progetto Sebino".


maxpozzo
Progetto Sebino (SVT, GSVI, SCL, GSM) 03.07.2006

domenica 18 giugno 2006

Esplorazione 18 - 06 - 06

Ancora un week end ricco di emozioni esplorative in a "Bueno Fonteno",
cavità che ormai sta diventando sempre più complessa oltreché vero e proprio
grottone.
Oggi si dovevano effettuare riprese video, aiutati da Giuseppe e Walter del
Valceresio (la "Rai"), ma allo stesso tempo continuare l'esplorazione visto
che si era fermi, nel ramo principale, sopra un P20 a circa -310 m. Lo
scendiamo e a questo segue un maestoso P40, che sul vuoto ci fa atterrare in
un salone di 30x60 metri!!(Mastodont o "Senza Parole"), da cui ovviamente
si dipartono arrivi a monte e grande forra verso il basso. La percorriamo
tutta, impostata su faglia... é altissima e punta diritto il cuore della
montagna, posizionandosi ormai dopo 600 esageratissimi metri nuovi di pacca,
quasi sotto la linea dello spartiacque esterno... Lungo il tragitto, diversi
attivi sbucano qua e là.... Dopo i soliti sogni premonitori, a 463 metri di
dislivello, incontriamo anche le sospirate gallerie freatiche (L'Apoteosi):
condotte esagerate, con bivii continui, di circa 6x6 metri di diametro, non
sono altro che nuovi e cospicui corsi d'acqua in arrivo che a valle
confluiscono in un discreto lago-sifone (forse by-passabile). A monte ormai
perdiamo il conto delle risalite da effettuare. Le correnti d'aria sono
notevoli e non facili da decifrare.
La topografia ci regala un altro bel chilometro e la bestia ormai tocca i
3230 metri di sviluppo.... consci di essere appena all'inizio, aggiungiamo
tasselli di un nuovo e imponente labirinto sotterraneo.


per tutti gli aderenti al progetto

maxpozzo


...comunque oggi hanno urlato a squarciagola:
Chiara e Livio (Valtrompia), Max, Mauri e Claudio (Valle Imagna), Devis e
Beppe (Lovere), Matteo e Paolo (Montorfano) e ovviamente la "Rai"... Peppo e
Walter (Valceresio) che ringrazio particolarmente, perché le batterie dei
faretti pesavano come frigoriferi...



lunedì 12 giugno 2006

Esplorazione 12 - 06 - 06

vi aggiorno ancora sugli ultimi sviluppi della nuova cavità.
Vengono aggiunti ancora 380 metri di rilevato, esplorando in diverse
prosecuzioni.
La via del fondo é ferma ora a 323 metri di dislivello, con ancora un p20 ed
un p3 scesi, ed un enorme p50 da scendere..., mentre una diramazione
estremamente attiva, a tubo freatico di ridotte dimensioni e semiallagata,
supera i -300 sbucando dopo 100 metri sopra una nuova verticale inviolata.
In alcune diramazioni a monte vengono percorse nuove forrettine, ferme al
momento sotto grossi camini e con meandri alti che ripartono.

Lo sviluppo aggiornato é ora di 2106 metri.


maxpozzo 12.06.2006

lunedì 5 giugno 2006

Esplorazione 05 - 06 - 06



Il lungo week end è stato ovviamente dedicato alla prosecuzione delle
esplorazioni nella nuova grottona bergamasca.
In due uscite, finalmente anche altri componenti dei gruppi aderenti al
progetto di ricerca, ormai ufficiale, hanno avuto modo di unirsi alle
scorribande sotterranee.
Venerdì in una grossa diramazione laterale sono stati esplorati 200 metri
nuovi di forra attiva, fermi su P.10. Mentre lungo la via "principale", dopo
un P25, la nuova forra ha cominciato a regalarci tiri di bindella da 30
metri. Superato un grosso salone (Ciclopico), con due cascate che piovono da
almeno 35 metri di altezza e altri arrivi laterali, il forrone riprende con
dimensioni sempre più ampie fino a fermarsi, dopo altri 250 metri, di fronte
ad un bivio: pozzo-ringiovanimento in basso e via fossile ventosa e
superconcrezionata in avanti. Domenica é stata proseguita la via fossile per
ulteriori 150 metri scendendo ancora due verticali (il Pozzardo), fino ad
arrestarsi di fronte ad un ampio p20 che lascia già intravvedere una
verticale successiva.
Sommando il tutto, "Bueno Fonteno" si avvicina ai 1800 metri di sviluppo,
per un dislivello di 300: innumerevoli le vie tralasciate lungo il percorso.

Sperando che continui così....

maxpozzo

la ciurma: Devis (SC Lovere), Yanni, Ravano, Kraus, Max (GS Valle Imagna),
Chiara (GS Val Trompia), Wolly, Ale, Il Conte e Matteo (GS Montorfano)

05.06.2006